Reading a Tellaro

martedì 17 aprile 2018






Sono stato invitato alla cerimonia di premiazione del Premio “Il Sublime” - Golfo dei Poeti, in qualità di ospite, non avendo partecipato al Premio. La cerimonia avrà forma di reading e si terrà sabato 21 aprile a Tellaro (Lerici) dalle ore 18.00 nella suggestiva cornice della piazzetta dell’ Oratorio di Santa Maria in Selàa. Io leggerò qualche  poesia tratta dalle mie opere  edite e qualche altra poesia inedita.

Ettore Fobo

Vertigine

lunedì 9 aprile 2018






Mucchio di papaveri sbrecciati in un canto,
tenue sorge una musica che avevamo dimenticato,
la musica del nostro principio.

E non importa se a dirlo in versi è una malinconia,
fu il passaggio e la rosa d’ombra credo
inseguita nel suo dislessico sfiorirsi addosso.

Come quando sulla punta dell‘addio
germoglia il ritorno o come quando la lama dell’attimo
sembra perpetuarsi ben oltre la sua eco.

È  una forma di gloria, io credo,
la luccicanza dell’abbandono in tenebroso serpente,
in fantasioso  stordimento di  forme,
laggiù, spazzate via…

La nostra  materia è un filo appeso all’infinito,
un refolo di vento la spezza.

Noi siamo soli
nel guscio della vertigine. 

ottobre 2011


Ettore Fobo.

***
da "Musiche per l'oblio/ Musique pour l'oubli"- Ettore Fobo - traduzione Daniel Dragomirescu - Editura Pim - 2016

Una poesia di Milo De Angelis

lunedì 2 aprile 2018





*
Dolce niente
che mi hai condotto negli anni
del puro suono, quando tutto si diffondeva
dalle vaste novelle dei genitori
e il mondo sconosciuto ci chiamò…

… e tu invece, cupo niente dell’esilio,
niente delle anime senza risposta,
niente infuriato e sanguinante,
ustione del fiore reciso…

dolce niente  e cupo niente
voi siete la stessa cosa per sempre.
**

da “Incontri e agguati”- Milo De Angelis – Mondadori – aprile 2015

Leggere

lunedì 26 marzo 2018




Leggere è sempre esercizio di umiltà: aprirsi all’altro, immergendosi nella scrittura e nei suoi vuoti, non comprendendo ma tentando di indovinare. La scrittura, se è tale e non imitazione di un dato modello consumistico di leggibilità, è sempre oracolare. Si tasta qualcosa, come i ciechi con il linguaggio Braille, e sulle mani rimangono sentori di galassie, fremiti di abissi, echi spettrali di caverne. Massimamente questo accade con la poesia e la filosofia, in cui la parola cessa di comunicare e s-comunica la lingua, il suo imperativo fascista di esaurire il tutto. Non c’è tutto ma miriade di particelle e frammenti che non cercano più unità, si dissolvono.

La possibilità di un’isola – Michel Houllebecq

domenica 18 marzo 2018




Dopo una manciata di romanzi di Houellebecq, leggo,  edito da Bompiani nella traduzione di Fabrizio Ascari,  il suo La possibilità di un’isola, e ne traggo idee  divergenti. Si tratta di letteratura indubbiamente, il che non è poco. Oltretutto estremamente  contemporanea, perché gioca, a tratti anche con destrezza, a tratti invece con ingenuità,  con i generi, romanzo realistico da una parte e fantascienza dall’altra, per affrontare i temi eterni dell’umano: l’amore, l’invecchiamento, la morte.

Difficile evitare un minimo di spoiler; chi voglia preservare completamente la sorpresa del romanzo non legga le righe che seguono.

 Il personaggio protagonista,  Daniel,  è un comico di successo che per motivi che non svelo racconta la sua storia. Altri personaggi misteriosi denominati Daniel 24 e Daniel 25  la commentano da un lontano futuro. Essi appartengono a un’altra razza di cui nel corso del romanzo saranno rivelate le origini.

Il Daniel che vive nel nostro tempo è il classico personaggio di Houellebecq, cinico, disilluso, giunto alla mezza età con la consapevolezza che la vita è un declino inarrestabile. I personaggi dello scrittore francese si assomigliano tutti, sono palesi alter ego dell’autore e dopo un po’ smettono di sorprenderci. La vita è mediocre, solo il sesso sembra poterla rendere interessante. Prospettiva molto contemporanea ma francamente illusoria. Non solo sesso, ovviamente. Per sua stessa ammissione Daniel appartiene ancora alla generazione (egli ha 47 anni ) per cui l’amore era una componente fondamentale. Per le nuove generazioni, egli sostiene che non è più così, la monogamia è in crisi, si afferma il libertinaggio, in una società liquida in cui certe coordinate di stabilità sono saltate.

La possibilità di un’isola è in parte incentrato sulla crisi di mezza età di un uomo la cui vita, segnata dall’umorismo come professione, non ha più nulla di divertente. Affascinato da donne giovani, egli sconta drammaticamente un divario generazionale.  Poi c’è l’aspetto fantascientifico egli viene catapultato in una vicenda che muterà sorprendentemente la storia della razza umana, coll’affermarsi di una religione che venera esseri extraterrestri gli Elohim e  che promette la vita eterna, con il meccanismo della clonazione umana.

Questa parte del romanzo non è gestita al meglio, errori narrativi, (per esempio l’eccessiva facilità in cui i poliziotti si bevono una storia inverosimile o l’eccessiva velocità con cui le religioni tradizionali entrano in crisi a contatto con la religione Elohim). Leggiamo un romanzo come un’allegoria: la crisi religiosa dell’Occidente produce una nuova religione edonistica e consumistica che promette l’eterna giovinezza al prezzo però, si vedrà, della propria umanità, per cui i neoumani avranno con i loro predecessori solo una lontana parentela.

La possibilità di un’isola è dunque un romanzo che si legge anche con piacere ma che non riserva le soprese della grande letteratura e ricade troppo nei cliché dei romanzi di Houellebecq. Sono due romanzi cuciti insieme, uno realistico e uno di fantascienza. Non brutti ma nemmeno memorabili. In sostanza è un libro che difende la necessità dall’amore, unico movente delle azioni umane in grado di conferire senso all’esistenza, in un mondo però in cui esso sta progressivamente riducendosi ad essere mero  reperto museale di un’epoca passata, in cui avevano ancora senso le relazioni umane.
  
Per questo la fantascienza dà credibilità a  questo romanzo perché è probabile che questa deriva divenga in futuro sempre più reale e le vecchie coordinate relazionali siano abbandonate col sopraggiungere di nuove scoperte tecnologiche che renderanno desueto il nostro stesso modo di comportarci. È quella che alcuni scrittori di fantascienza chiamano singolarità, un evento in grado di modificare per sempre la vita umana, più di quanto abbiano fatto la scoperta del fuoco, della ruota o delle stampa. Houellebecq ci parla di una singolarità che pare,  però,  paradossalmente già desueta. È probabile che non sarà la clonazione l’evento definitivo ma qualcosa di non ancora pensabile che ha a che fare con l’aumento di supporti tecnologici destinati a interagire con la coscienza umana, fino a mutare radicalmente ogni nostra concezione.