Il pensiero come macchina da guerra e potenza nomade-un brano di Gilles Deleuze

domenica 18 febbraio 2024

 




“Il nomade, però, non è solo e necessariamente uno che si muove: fa dei viaggi sul posto, viaggi in intensità, e anche storicamente i nomadi non sono quelli che si spostano come gli emigranti ma, al contrario, non si spostano e si mettono a vivere da nomadi per restare allo stesso posto sfuggendo ai codici. È risaputo che il problema rivoluzionario sta oggi nel trovare un’unità delle lotte specifiche senza ricadere nell'organizzazione dispotica e burocratica del partito o dell'apparato di stato: una macchina da guerra che non ricostituisca un apparato di stato, un’unità nomadica in rapporto con il fuori, che non ricostituisca l'unità dispotica interna. Ecco forse la massima profondità di Nietzsche, la misura della sua rottura con la filosofia, quale appare nell'aforisma: aver trasformato il pensiero in una macchina da guerra, aver trasformato il pensiero in una potenza nomade. E anche se il viaggio è immobile, anche se lo si fa sul posto, impercettibile, inatteso, sotterraneo, dobbiamo chiederci quali sono i nostri nomadi oggi, chi sono veramente i nostri nietzschiani.”

Gilles Deleuze

Trascendenza di Kafka

martedì 13 febbraio 2024


 


“Il male è una irradiazione della coscienza umana in certe posizioni di passaggio. Apparenza non è propriamente il mondo sensibile, ma il suo male, il quale tuttavia per i nostri occhi costituisce il mondo sensibile.”

***

Da ”Aforismi di Zürau”- Franz Kafka – a cura di Roberto Calasso- Adelphi, maggio 2004

Teatro a corte

sabato 10 febbraio 2024


Su Lankenauta potete leggere una mia riflessione sul saggio di Andrea Zepponi: "Teatro a corte, La festa del paradiso di Bernardo Bellincioni". Eccovi il link.

Ettore Fobo

Paolo Spaziani in scena a Milano

mercoledì 24 gennaio 2024



Nuova data milanese per lo spettacolo di Paolo Spaziani, con regia di Letizia Corsini, “La morte ride”, monologo tratto da “L’arcangelico” di Georges Bataille. Lo spettacolo è sempre diverso, non esiste una scaletta fissa, tutto è affidato al momento, è il gioco dell’immediato che scompagina il testo e inventa i suoi ritmi. In questo articolo su Bibbia d'Asfalto  parlo diffusamente del teatro di Paolo Spaziani, unicum nel panorama teatrale italiano. Lo spettacolo si terrà a Milano, venerdì 2 febbraio, al teatro Argomm, in via Graziano Imperatore 40,  alle 21.

Una poesia di Salvatore Quasimodo

venerdì 12 gennaio 2024

 


 



Per capire da dove parte la mia fascinazione per quella che Flavio Ermini chiama “l’esperienza poetica del pensiero” mi sono aggirato fra i ricordi infantili, dove ho recuperato questi versi di Salvatore Quasimodo, la lirica intitolata “Milano 1943”, fra le primissime poesie che mi impressionarono da bambino. Nato a Milano, vivendo nel suo hinterland, sentivo in questi versi riecheggiare la storia recente del mio paese e del mondo e assurgere infine alla sua verità metafisica profonda. Con emozione ve li propongo.



Milano 1943



Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
È morta: s'è udito l'ultimo rombo
sul cuore del Naviglio: E l'usignolo
è caduto dall'antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta.
***  
da " Giorno dopo giorno"- Salvatore Quasimodo-  (1947)

I libri dell’anno (2023)

sabato 6 gennaio 2024

 



 

I

 

Fra i libri letti da me in quest’anno appena trascorso, alcuni spiccano per potenza filosofica, efficacia espressiva, intensità lirica di rivelazioni.

Fra i saggi, è un’esperienza immersiva totale nel pensiero puro, non disgiunto da un originario, dolcissimo e implacabile, lirismo, la lettura delle “Operette Morali” di Giacomo Leopardi, capace di toccare e far risuonare molte corde dell’esperienza vitale. Dal libero lirismo di Elogio degli uccelli, alla comicità allegorica del Dialogo di Copernico e molto altro.

Lucido atto poetico che diventa politico è il saggio di Angelo Tonelli, “I Greci in noi”, che recupera la relazione con il pensiero orfico dell’Unità originaria, in un saggio denso e leggero al tempo stesso, di una leggerezza profondamente pensata. È un excursus illuminante all’interno di una visione iniziatica dell’esistenza, visione che dobbiamo recuperare e preservare dall’assalto della pseudo filosofia transumanista. Attraverso l’intuizione noetica, come esseri viventi siamo chiamati a rinnovare l’adesione ai primordi del pensiero filosofico umano, come già aveva visto Giorgio Colli, pena l’esclusione da una dimensione realmente vitale.

Fra le opere di narrativa, tre romanzi in particolare mi hanno colpito, svegliato, destato.

“Guerra” di Céline dove il metodo demistificante dello humor nero diventa uno stile affilato come una maledizione, “Gli angeli dello sterminio” di Testori che in una Milano apocalittica vede dissolversi l’intero mondo e la sua personale esistenza e “Neve a primavera” di Yukio Mishima, primo romanzo della sua tetralogia “Il mare della fertilità”, in cui in uno stile di scrittura dalle impalpabili sottigliezze piscologiche, che allarga ogni orizzonte espressivo, esperendo le sue sfumature sommerse, Mishima canta insieme lo splendore raggelato e il declino raggiante di un mondo, quello dell’aristocrazia giapponese d’inizio novecento.

Un’ultima nota sul saggio di Angelo Giglia: “Perché dobbiamo abolire la scuola? “. Un pamphlet scritto con il fuoco, stilisticamente ineccepibile, sobrio e necessario, come non se ne vedevano dai tempi di Papini. In un secondo momento scriverò dei libri di poesia letti.

Ettore Fobo

Il libero arbitrio secondo Michel Onfray

martedì 2 gennaio 2024


“La libertà non esiste, il libero arbitrio è una finzione, un’illusione. Ognuno dispone di un cervello informato da una moltitudine di cause esteriori. La natura della volizione è il motivo che diventa la causa eccitatrice. Ma neanche le volizioni sono libere: in questa dinamica dei motivi, si tratta di un gioco di forze cieche. Tra i motivi possibili: il passato, la storia, l’educazione, l’ammirazione, l’abitudine. Tutti questi motivi entrano in collisione, e l’esito si gioca nel trionfo inspiegabile del più potente tra di essi. La volontà conosce solo il trionfo delle forze. Si può fare quel che si vuole, ma non si può volere altrimenti. Nessuno sceglie, noi siamo scelti.”



da “Schopenhauer, Thoreau, Stirner: Le radicalità esistenziali” - Michel Onfray- Ponte alle Grazie


La terza pagina

martedì 26 dicembre 2023



Lankenauta ha appena pubblicato una mia riflessione sulla silloge della poetessa Laura Caccia: “La terza pagina”. Eccovi il link. Buona lettura per chi vorrà.

Ettore Fobo

 

Lankenauta: consigli di lettura

sabato 23 dicembre 2023

 A questo link potete trovare i consigli per le letture invernali da parte della redazione di Lankenauta. Ci sono anche i miei. Buona lettura per chi vorrà.

Ettore Fobo

Antologia della poesia contemporanea

sabato 16 dicembre 2023

 In questo link potete trovare tre miei componimenti, premiati negli anni al Premio Apollo dionisiaco. I componimenti sono accompagnati dalle splendide critiche della professoressa Fulvia Minetti, che ringrazio per l'acume. Bello sentirsi capiti...

Premio Internazionale Città di Sarzana 2023

giovedì 14 dicembre 2023


Sono risultato finalista al Premio Internazionale Città di Sarzana, con la silloge "I Maestri dell'oblio". Gioia...

Ettore Fobo





Celebration of the Lizard

venerdì 8 dicembre 2023



Di seguito gli ultimi versi del poema - canzone “Celebration of the Lizard” e relativa traduzione, nell’ottantesimo anniversario della nascita del loro autore,  Jim Morrison:

“For seven years I dwelt
In the loose palace of exile
Playing strange games
With the girls of the island
Now I have come again
To the land of the fair, & the strong, & the wise
Brothers & sisters of the pale forest
O children of Night
Who among you will run with the hunt?
Now Night arrives with her purple legion
Retire now to your tents & to your dreams
Tomorrow we enter the town of my birth
I want to be ready.”

Per sette anni ho abitato/ nel perduto palazzo dell’esilio/ giocando strani giochi/ con le ragazze dell’isola/ Ora sono tornato/nella terra del giusto & del forte & del saggio/ Fratelli e sorelle della pallida foresta/ O bambini della notte/ Chi di voi accorrerà alla caccia?/ Ora Notte arriva con la sua legione porpora/Ritiratevi adesso nelle vostre tende & nei vostri sogni/Domani entreremo nella città della mia nascita/ Voglio essere pronto. “
Jim Morrison

Rive

mercoledì 29 novembre 2023

 


È stato pubblicato su Lankenauta un mio articolo sul libro di poesia in prosa del poeta Valerio Mello, "Rive", edito da Ensemble. Eccovi il link. Buona lettura per chi vorrà.

Premio “I Colori dell’ Anima” 2023

mercoledì 8 novembre 2023

 


Condivido con voi una bella notizia: ho vinto il Premio “I Colori dell’Anima”, nella sezione C con la silloge inedita” Generazione Mezzanotte”. Un grande grazie alla Giuria.

Ettore Fobo

 

A cosa serve la filosofia?

giovedì 5 ottobre 2023

 


"Quando qualcuno chiede a cosa serve la filosofia, la risposta deve essere aggressiva, poiché la domanda è ironica e pungente. La filosofia non serve né allo Stato né alla Chiesa, che hanno altre preoccupazioni. Non serve a nessun potere stabilito. La filosofia serve a turbare. Una filosofia che non turba nessuno e non fa arrabbiare nessuno non è una filosofia. Essa serve a nuocere alla stupidità, fa della stupidità qualcosa di vergognoso. Non ha altro uso che questo: denunciare la bassezza del pensiero in tutte le sue forme. Dovrà inoltre formare uomini liberi, che non confondano cioè i fini della cultura con gli interessi dello Stato, della morale o della religione, combattere la cattiva coscienza che ha usurpato in noi il pensiero. [...]. È vero che stupidità e bassezza continuano a esistere; ma non è un buon pretesto per decretare lo scacco della filosofia, giacché, se non fosse per quel po’ di filosofia che in ogni epoca ha impedito loro di spingersi sin dove volevano, esse avrebbero oggi proporzioni ancora maggiori."
***
da "Nietzsche e la filosofia" - Gilles Deleuze -Einaudi- 2002



 

 

Ancora su Leopardi

martedì 26 settembre 2023

 


Che Leopardi sia un mero pessimista, o addirittura un tristo figuro delle lettere, è uno spregevole stereotipo, avvilente per coloro che lo sostengono, cioè per coloro che non lo hanno letto, anche se non si tratta solo di questo ma parlarne ora sarebbe un fuori tema.

Da poeta, Leopardi ha distillato un canto dolcissimo e struggente, ma anche tremendo e amaro, perché questa è la vita nella sua implacabile molteplice essenza; da filosofo ha sperimentato infinite sottigliezze e visto le illusioni rovinose della nostra epoca: sotto il segno delle Magnifiche Sorti Progressive di una Specie in realtà votata al dolore e al nulla e al dolore del nulla. Specie che desidera l’impossibile, perché questa, come Leopardi stesso ha mostrato, è la sua infausta fatalità.

Perché se è manifesta la natura angelica di quel daimon, di quel punto di singolarità, di quel vortice di chiaroveggenze, armonie e dissonanze che ebbe il nome di Giacomo Leopardi, come nota Ceronetti, è altrettanto evidente la sua natura di grande stregone di quello struggimento, che ci libera da qualsiasi “infinita vanità del tutto” e ci desta nell’estasi di un assoluto stupore davanti al mondo.  Bisogna, però, essersi fatti spellare le ossa da questo senso di spaventosa vanità per acquisire queste intensità e lucidità visionarie. Il dono di poesia fatto all’indifferente mondo si paga sempre caro.

Capace di lodare la libertà nomade degli uccelli, devoti a un canto universale, e di irridere l’umano nella sua pretesa di essere il centro di un fantomatico universo, nell’ Operetta su Copernico, molto ironica a dispetto di qualsiasi immaginario tono lugubre; lucidamente spietato  nel momento delle rivelazioni filosofiche di “A se stesso"; evocativo di un impossibile trasporto metafisico nell’”Infinito”,  vicino al vagabondaggio dei pastori mongoli,  colmo di una pietas verso il vivente che commuove e soprattutto libera da tutte le pesantezze e pestilenze dello spirito, al tempo stesso implacabile nel sentire il dolore proprio, nel percepire,  fin nelle midolla, la condanna umana alla consapevolezza della propria caducità   e molto, moltissimo  altro ancora. Impossibile circoscrivere la sua erranza.  Moltissime sono le sue incarnazioni. Un prisma di una luminosità purissima e stregata. Una luce che improvvisa si è accesa nel mondo e non si è fatta spezzare dalle avversità. Come un diamante. Per questo diciamo: Giacomo Leopardi. Tutto il resto è letteratura.

Ettore Fobo

 

Ti dico astrali

mercoledì 13 settembre 2023

 

 


Mi rendo sempre più conto che il blog sta diventando, insieme alle mie altre interazioni social, una sorta di diario pubblico in cui io registro quel poco o pochissimo che voglio traspaia di me stesso, in presa diretta,  per così dire, perché penso che tutto ciò che ambisce a un' attualità sia da per sempre corrotto e sono stanco, da buon criceto di mondo, di far girare la ruota dei fatti, come qualsiasi funzionario dell’apparato metafisico, che ci determina profondamente,  opprimendoci spesso in maniera mostruosa, aldilà dei fatti, reali o immaginari che siano. È il leopardiano ”brutto poter che,  ascoso, a comun danno impera”.

 Questo per lasciare una traccia di me nel risicato non sense che ci assedia da più parti. E allora oggi ho ricevuto notizia di essere stato insignito al Premio Apollo Dionisiaco 2023 del Riconoscimento al Merito con la poesia “Ti dico astrali”. La poesia in passato è stata premiata al concorso Ossi dei seppia con il Gran Premio Speciale della Giuria e nel 2020 è risultata fra le poesie  finaliste al Premio Lorenzo Montano.

Essa è stata pubblicata nell’antologia collettiva “Fiori del Caos” , edita quest’anno da Kipple Officina Libraria.

Eccola di seguito:

a Piermaria Zannier (in memoria)



Ti dico astrali
reminiscenze senza riflessione,
come il battito del tirso
nell’osso sacro dove nasce
il serpente squamato d’innocenza.
 
Pulsazione ritmica che impiega
i millenni di una segreta strategia
per diventare tempo e mondo nella luce
imperitura,  se  il  guscio transitorio
di una tenebra profonda  ancora ci protegge.
 
Colui che dilapida venti nel segreto
dilagare nell’ebrezza e nel dono
ci assiste con il permanere
ci trema dentro con  la dissolvenza;
nella dinamica intraducibile di una danza
che dal magma incandescente della terra
sale fino a diventare una vertigine
nella mente di un dio che allo specchio
 vede se stesso moltiplicarsi e divenire.
 
Così l’aedo la metamorfosi onora
disperdendo il suo volto nell’eccesso,
mentre nella sabbia con il tirso
disegna la fugacità e la contraddice.
 
Ettore Fobo

Le memorie di una gatta

venerdì 11 agosto 2023


 Lankenauta
ha pubblicato un mio articolo sul romanzo " Le memorie di una gatta" di Lodovica San Guedoro, edito da Felix Krull Editore. Buona lettura.

Ettore Fobo

Un mio articolo per Lankenauta

giovedì 3 agosto 2023


 Lankenauta ha appena pubblicato un mio articolo sul libro "L'educazione" del poeta Raffaele Castelli Cornacchia. Buona lettura.  

Una poesia di Patrizia Cavalli

martedì 1 agosto 2023

 



 

«Così schiava. Che roba!
Così barbaramente schiava. E dai!
Così ridicolmente schiava. Ma insomma!
Che cosa sono io?
Meccanica, legata, ubbidiente,
in schiavitù biologica e credente. Basta,
scivolo nel sonno, qui comincia
il mio libero arbitrio, qui tocca a me
decidere che cosa mi accadrà,
come sarò, quali parole dire
nel sogno che mi assegno».

da "Datura" - Patrizia Cavalli- Einaudi- 2013