Una poesia di Adonis

venerdì 16 agosto 2019





Non sono ancora nato
non nasci veramente
se non fuori dal luogo dove sei nato.

Il punto di incontro tra la luce e me
è un sole nero.

La tristezza
oggi inventa
i miei occhi.

O poeta, ciò che mi rende felice
è che tu sia il mio contrario:
cosa ti fa credere che tu mi assomigli?
come se l’ordine della natura non esista
che per reiventare sempre l’alfabeto del suo caos.

***
da “Prendimi, caos, nelle tue braccia” – Adonis – traduzione di Fawzi Al Delmi – Guanda - aprile 2019

Una poesia di Osip Mandel'štam

venerdì 9 agosto 2019





Nella taverna i ladri hanno giocato
a domino facendovi mattina.
La padrona ha servito una frittata;
i monaci hanno tracannato vino.

In lite le chimere della torre
su chi, di loro, abbia i tratti più orrendi.
E un grigio comiziante al primo sole
convoca la folla nelle tende.

Per il mercato s’agitano cani,
stride la toppa del cambiamonete.
Allunga sull’eternità le mani
chiunque, a derubarla, ma essa  è rena,

sabbia del mare persa da un barroccio –
manca tela d’ortica per i sacchi  -;
e indispettito un frate è lì che snocciola
bugie sulla locanda e la nottata.


***
da “ Ottanta poesie” - Osip  Mandel'štam – traduzione e cura di Remo Faccani – Einaudi - 2009

Una poesia di Fabrizio Bregoli

venerdì 2 agosto 2019







(Leni Riefensthal)

Quelle braccia, prone nel loro torcersi
a misura di un’altra umanità.
Ed i corpi, quella loro morfina
buona. Assoluta la luce, ad adempiere
lo scatto micidiale del secondo.

Ma in ogni loro ansimo pulsa un battito
notturno, una crepa obliqua sul volto
di terra, impronunciata  nel suo sguardo
sbagliato. E dice fango
il mondo – suo fantoccio l’arte.
E bestia il cuore. Nulla credimi
si sconta vivendo, nulla redime.
Nemmeno la bellezza.
***

da “Zero al quoto”- Fabrizio Bregoli – puntoacapo – marzo 2018

Una poesia di Ewa Lipska

sabato 29 giugno 2019






Eclisse di luna

La prima frase. Immobile lucertola
nelle cave di pietra della stanza.
Mal di testa.  Vuoto impagliato, imbottito.
Non si ode nessuna idea.

Guardo attraverso un binocolo grigie fibre di carta.
Il ricattatore sta già aspettando davanti alla porta.
Nello stesso momento Hölderlin  
viene colpito da una attacco di furia. Mi chino

sul punto. Interpunzione funebre.
Isola nera con la gola serrata del golfo.
Osservo l’eclisse di luna.
Il resto lo devo ripensare.
***

da “Poesia” numero 349, FONDAZIONE POESIA Onlus –  Ewa Lipska- traduzione di Marco Bruno




Chiunque nasce straniero a se stesso

martedì 25 giugno 2019



“L’io costruito con miriadi di pensieri/ dal football all’io sono ciò che sono.” (Allen Ginsberg)
“All'ombra dei fiori nessuno è straniero.  (Kobayashi Issa)
“Io è un altro. ”(Arthur Rimbaud)

Essere un  melting pot,  una fusione di lingue e culture diverse, di sensibilità differenti,  è una straordinaria risorsa, una vera fortuna, che i corifei di questi tempi di buio razzismo sembrano ignorare.  L’incontro con lo straniero,  con colui che veicola saperi  e visioni diverse,  è un arricchimento incredibile,  io rivendico la bellezza di quest’incontro.

 Lo straniero è l’altro da noi che pure alberga in noi, è l’ignoto. Colui che sta dalla parte dell’ignoto finisce per conoscersi più profondamente di colui che fugge nelle consuetudini e del conformismo peggio che bovino del paese natio.

Diventare cosmopoliti, deterritorializzati,  è una delle sfide  di questo secolo in cui l’io, questa sintesi delle credenze massificate, questa funzione omologante e gregaria,  si sgretolerà con l’urto di una consapevolezza diversa. Sto sognando? E sia.

Io sto dalla parte dell’ignoto, in ciò che viene dal vento, sono dalla parte delle nuvole che non hanno patria e semplicemente scorrono, scorrono  ovunque.