La cultura degli "esperti"

sabato 16 gennaio 2021

Ho imparato a diffidare degli “esperti”,  di coloro che rivestono questo ruolo mediaticamente e in questo esauriscono la loro essenza. A ben vedere essi sono solo funzioni del Capitale che vanno in televisione, il salotto televisivo è il tempio in cui loro si manifestano e il pubblico televisivo la marea dei loro devoti.

Loro scopo è perpetuare l’inganno della Cultura come luogo di una dominazione sociale, economica, tribale che ormai è diventata psichica.

Deridda faceva notare che il termine Cultura, all’apparenza così inoffensivo, deriva dal latino colo, colonizzare.

Così il nostro cranio, colonizzato da infiniti luoghi comuni, diventa un soggetto della Storia, “fanfaluca mistica” di chi è,  come vuole l’etimologia di soggetto, sottomesso. Sottomesso a cosa?

“Al brutto poter ch’ascoso/a comun danno impera”, probabilmente.

 

Da una lettera di Giacomo Leopardi a Fanny Targioni Tozzetti

giovedì 14 gennaio 2021



”Delle nuove da me non credo che vi aspettiate. Sapete ch'io abbomino la politica, perché credo, anzi vedo che gl'individui sono infelici sotto ogni forma di governo; colpa della natura che ha fatti gli uomini all'infelicità; e rido della felicità delle masse, perché il mio piccolo cervello non concepisce una massa felice, composta d'individui non felici. Molto meno potrei parlarvi di notizie letterarie, perché vi confesso che sto in gran sospetto di perdere la cognizione delle lettere dell'abbiccì, mediante il disuso del leggere e dello scrivere. I miei amici si scandalizzano; ed essi hanno ragione di cercar gloria e di beneficare gli uomini; ma io che non presumo di beneficare, e che non aspiro alla gloria, non ho torto di passare la mia giornata disteso su un sofà, senza battere una palpebra. E trovo molto ragionevole l'usanza dei Turchi e degli altri Orientali, che si contentano di sedere sulle loro gambe tutto il giorno, e guardare stupidamente in viso questa ridicola esistenza. “

dicembre 1831, Giacomo Leopardi

 

Libro dell’anno (2020)

domenica 10 gennaio 2021



Anche quest’anno un post sul libro più bello letto nell’anno appena trascorso. La mia scelta è ricaduta su ”Per una terra possibile” del poeta algerino Jean Sénac, tradotto da Ilaria Guidantoni per Oltre Edizioni. Potete leggere su Lankenauta una mia riflessione su questo straordinario poeta.

 

Lettera sull’equivoco di Dio

sabato 2 gennaio 2021




Caro mio, lascia per una volta che io ti dica quello che penso:  tu cerchi di salvare Dio a tutti i costi perché in realtà vuoi salvare te stesso. Dio è solamente il garante del tuo io, che tu sogni eterno, indissolubile, immortale. Dio è il tuo desiderio, il tuo sogno di essere immortale. Salvando Lui, quindi, non fai altro che salvare te stesso e scusa se mi ripeto. Ti faccio un esempio. Quando qualcuno muore si dice che “è andato in cielo”. Ora in genere pare si finisca sottoterra mangiati dai vermi, o in cenere se si viene cremati. Ora ti chiedo tra le due cose:  qual è la realtà e quale il sogno? Se pensi che la realtà, o per usare un termine caro a voi cattolici, la Verità, sia la prima, cioè che da morti si vada in cielo, tu evidentemente stai sognando un sogno così profondo che non sai nemmeno di stare sognando. E non lo saprai mai perché morirai con questa convinzione. Quindi la tua scommessa pascaliana è paradossalmente vinta. Grama vittoria in realtà. Da morti si va in cielo, poeticamente, non sottoterra come vuole l’orrida prosa della realtà.

Hai ribaltato tutto, in base al tuo desiderio umano troppo umano di essere eterno. Una volta ti dissi che i cattolici pensano che la vera vita si viva solo da morti e tu mi hai dato ragione ed è così: ”La Vera vita” di cui la vita reale, che noi realmente viviamo è,  platonicamente se vuoi, solo un’immagine. Un’immagine illusoria di questa fantomatica vera vita che si vive solo da morti.  La Vera vita si vive solo da morti. Rifletti su questa evidente assurdità, poi ci sono secoli di sofismi pseudofilosofici, arzigogoli grammaticali, teologia, a suffragare l’assurdo, lo so. A partire dal “Credo quia absurdum” di Tertulliano o dal maestro di tutti i deliri preteschi: Paolo di Tarso.

Dio è un concetto spuntato fuori dai deserti mediorientali, dove il sole picchia forte e dà dei miraggi; il deserto con il suo monotematico orizzonte tutto uguale si sposa bene con la nozione di Dio Unico. Dio nasce in Persia con Zarathustra e il suo Avesta, come ha mostrato Nietzsche, e con questo Dio anche tutta la mistificante e semplificatoria idea del Bene e del Male, questo stanco dualismo concettuale ma te ne parlerò in un secondo momento… Andiamo aldilà. Dove si situa colui che vive aldilà del bene e del male in quale frattura, fluttuazione del Senso logico della nostra Storia umana? Non c’è nulla che sia stato più frainteso di Nietzsche che la questione dell’aldilà del bene e del male. Io stesso, che ne parlo così tanto,  costruisco il suo senso su macerie di stereotipi;  riconoscendo però  la necessità  di una morale post cristiana e postumana, postdualistica potrei dire(intendiamoci bene su questi termini).

 Rispetto al Dio dell’ Avesta, il Dio biblico, il Dio Unico degli ebrei, introduce un’idea nuova, un’idea folle e rivoluzionaria al tempo stesso: la creazione dal nulla. Idea del tutto estranea al mondo antico e alla fisica contemporanea, come del resto a quella di Epicuro, come ci ha mostrato Lucrezio, per cui da nulla non nasce nulla.

Epicuro, di cui i cristiani hanno distrutto quasi interamente le opere e successivamente travisato, falsificato, stigmatizzato  il pensiero,  che ci è giunto per vie traverse.

Potrei continuare ma il tempo incalza e ci travolge. Per semplificare ti faccio qualche citazione.

“La teologia è un ramo della letteratura  fantastica“ scrive Borges nel Novecento, “Dio è l’ottativo del cuore umano” ha scritto nell’Ottocento invece Feuerbach.

Ti sintetizzo ciò che penso con ciò che ha scritto un poeta, tra l’altro cristiano ma molto sui generis, profondamente individuale perciò naturalmente eretico, che è William Blake: “L’immaginazione non è uno stato mentale, è l’esistenza stessa.”

Dio è solo un concetto, dicevo, tutt’altro che innocuo. Serve al prete, per dominare il gregge di pecore umane. È  solo una strategia di potere. Diffidare di Dio, di qualsiasi dio, è conditio sine qua non per definirsi realmente contemporanei, non dico razionali, perché la ragione, il mito della ragione, è uno dei tanti falsi  idoli che affondano nella melma del narcisismo tutto umano, come del resto Dio. 

Si ricade sempre nel triste dualismo follia-ragione, dove la ragione polarizza tutto il positivo e la follia tutto il negativo. Si rimane cioè quei tristi figuri che vivacchiano o vegetano nella loro estasi automatica,  saldamente al di qua del bene e del male, cioè tutti. Fuori tra l’altro da ogni dimensione realmente sacra perché il sacro, duplice anche etimologicamente,   come ha mostrato Umberto Galimberti,  è in quella fluttuazione dell’indistinzione aporetica per cui una cosa non è più solo se stessa ma anche il suo contrario logico cioè non c’è più ciò che diabolicamente (dal greco dia-ballo)  separa l’unità del molteplice in una dimensione binaria  ma qualcosa che simbolicamente (suv-ballo)  unisce realtà solo apparentemente distanti. È il misterioso e meraviglioso fil rouge dell’ispirazione poetica, tra l’altro, così fraintesa, vituperata, declassata troppo spesso a bizzarria, pazzia, menzogna. Ma divago, torniamo a noi.

 A dominare il mondo non è la ragione umana o la volontà umana,  ipostatizzate in un essere onnipotente ma  qualcosa che per semplificare chiamerò il caos. Dio è solo una parentesi nel processo di autocoscienza dell’Umanità, che come si è liberata delle religioni totemiche, poi delle dee del matriarcato, poi degli dei omerici, si libererà anche di Dio. Certo ci vorranno ancora millenni e sarà dura, soprattutto per coloro che narcisisticamente credono di essere al centro dei pensieri e delle preoccupazioni di un essere onnipotente,  che li ama infinitamente e obbedisce alle loro preghiere realizzando i loro desideri. La chiamano Provvidenza questa megalomania tutta umana di ego troppo spesso  smisurati.  Tra l’altro cosa è  un essere che sta in cielo e ti osserva, ti giudica, se non il principio stesso della paranoia? “Paranoici da deserto” chiama Deleuze i fondatori delle religioni del Libro.

Con questo voglio dire … eccetera eccetera…  Questo è il mio pensiero, il mio pensiero attuale,  lo dico con ironia perché il pensiero non ha  copyright e non è mai attuale, perché l’attualità  è sempre,  da sempre, per sempre, solo un querulo chiacchiericcio che rimbomba atrocemente nelle platoniche caverne.  Ti saluto con affetto, consapevole, come tutti coloro che Severino chiama “abitatori dei sotterranei della filosofia”, di aver solo parlato al mio orecchio, mentre fuori,  nel mondo e nella mente altrui trionfa quasi sempre soltanto il trambusto del mercato e così sia.

Ettore Fobo

 

Contro il Buon Senso

giovedì 24 dicembre 2020


 
"Spero non cali mai su di me l'infame buon senso"
Vladimir Majakovskij (citazione a memoria)

Non c’è niente da fare: l’artista autentico - massimamente il poeta, ”l’artista più squalificato di tutti”, come nelle illuminanti parole di Guido Ceronetti -  è  uno stregone che traffica con i bassifondi psichici, un attentato alla pubblica opinione e al suo troppo spesso mostruoso e ripugnante Buon Senso, un delinquente in una parola. Aveva perfettamente ragione Carmelo Bene: l’arte è sempre delinquenziale, il pensiero stesso, aggiungo io,  è un crimine contro gli stereotipi, i luoghi comuni, le “fanfaluche mistiche” che sono la quintessenza di tutte le umane credenze.