Piccolo messaggio pubblicitario

sabato 15 gennaio 2022



Vi ricordo che è possibile acquistare “Canti d’Amnios” ai seguenti link:

Ibs

Feltrinelli 

Hoepli

Montedit 

È  possibile acquistarlo  anche nella librerie Libropoli di San Giuliano Milanese e Kitaxe di San Donato Milanese. 

Qui potete leggere un estratto. Si tratta della poesia Adolescenza, vincitrice come inedito del Premio "I Colori dell’Anima"(2018)  e come edito del   Premio "Residenze Gregoriane" (2020). A questo link potete leggere la bella recensione dello scrittore e traduttore Giovanni Agnoloni.

Ettore Fobo

Libro dell’anno 2021

sabato 1 gennaio 2022



Il 2021 mi ha lasciato al solito numerose letture preziose. Prima di parlarvi del libro che considero il più bello che ho letto nell’anno appena trascorso, di cui potete vedere la copertina qui in alto, un breve accenno a quanto di meglio ho letto in questi difficili 12 mesi.

Fra i romanzi “Babilonia” della francese di origini iraniane Yasmine Reza,  di cui negli anni ho letto altri libri ma questo romanzo li surclassa tutti. Innanzitutto per la scrittura, ottimamente tradotta da Maurizia Balmelli,  in questa edizione Adelphi del 2017. Storia polifonica, folle di una psicopatologia del quotidiano perfettamente plausibile, sgangherata, commovente in un modo molto moderno.

Mi piace ricordare poi un romanzo autoprodotto che meriterebbe un editore, “La pistola” di Roberto Parravicini, un’ incursione alla Bret Eston Ellis nel milieu dell’arte milanese, romanzo molto strutturato con un finale sorprendente. Ci sarebbe da trarne un film ma è chiedere troppo al cinema italiano di oggi, forse all’estero.

Sorprendente come  il romanzo  di Stephen King sulla questione dell’omicidio di Kennedy, “22.11.63”, che leggo con un ritardo di dieci anni, in cui lo scrittore americano dimostra, una volta di più, se ce ne fosse bisogno - e purtroppo ce n’è - di essere un maestro di letteratura tout court e un narratore di razza.

King riesce nella difficile impresa di fondere il romanzo fantastico con quello realistico o addirittura storico, sebbene di storia contemporanea. Il viaggio nel tempo è un escamotage che permette a King di elaborare una visione complessa della realtà americana degli anni cinquanta e inizio sessanta.

Un’ultima annotazione: penso che la storia d’amore fra Sadie Dunhill e George Amberson sia incredibilmente struggente, la metto al pari delle più belle che ho letto nella letteratura americana. Faccio qualche esempio: l’amore come lo racconta Hemingway in “Per chi suona la campana”,  John Fante in “Chiedi alla polvere, o Henry Miller in  “Giorni di Clichy”  ed è davvero porre King molto in alto. È ora di spazzare via il pregiudizio che vuole King autore commerciale (anche Dickens o per certi versi anche Fitzgerald lo furono) e soprattutto la letteratura fantastica un sottoprodotto dell’immaginazione. Cosa vera soprattutto in Italia, dove è molto forte la convinzione  - mutuata penso soprattutto da Benedetto Croce - che il realismo sia la vera letteratura.

Fra i saggi ho ammirato la prosa di Benjamin Fondane nel suo “Rimbaud la canaglia”, che pone attenzione a quel  tremendo dissidio metafisico che nessuna logica poté addomesticare che si incarnò potentemente in questo straordinario adolescente che dalle sue ferite fece sgorgare niente poco di meno che la poesia contemporanea (con buona pace del solito Benedetto Croce).

Poi ho letto  le labirintiche riflessioni contenute in “Etica della scrittura” del filosofo Carlo Sini, saggio che mi imporrà ruminazioni molto lunghe e un’elaborazione almeno decennale. Non ne dirò oltre per questo motivo. Mi limito a suggerirlo a coloro fra voi che hanno fiuto per le cose inafferrabili del pensiero più contemporaneo.

Ma è un libro di poesia il mio preferito.  Si tratta di “Egrette bianche” di Derek Walcott. Vi rimando al mio articolo su Lankenauta.

Derek Walcott è stato uno dei primi poeti contemporanei che ho letto. Era il 1992, avevo sedici anni, Walcott aveva appena vinto il Nobel e io lessi “Mappa del Nuovo Mondo”, rimanendone entusiasta. Ricordo che girovagavo nelle fredde giornate decembrine con questo libro nella mia sacca e lo leggevo e rileggevo.

Qualche anno dopo, conobbi il poeta a una presentazione milanese di un suo libro. Mi feci autografare la mia copia di “Mappa del Nuovo Mondo” e poi, finito il giro di autografi, mi avvicinai a lui e nel mio incerto e scolastico inglese lo ringraziai per tutto. Era primavera inoltrata. Avevo i capelli lunghi e indossavo una maglietta con l’immagine di  un gatto. La scritta diceva “I’m the boss”, Walcott strinse la mano che gli porsi e notai nei suoi occhi un certo scetticismo, forse per la maglietta che  osservò perplesso, o forse perché il mio entusiasmo gli sarà sembrato un po’ ingenuo, chissà. Comunque, è andato così il nostro incontro.

Buon anno a tutti.

Ettore Fobo


Gottfried Benn

mercoledì 29 dicembre 2021



“Già fra i centocinquanta geni  dell’Occidente troviamo cinquanta casi di tendenze omoerotiche e istinti deviati, legioni di consumatori di droghe, i celibi e senza figli sono la regola, alta la percentuale di storpi e degenerati, ovunque ci si accosti all’ elemento produttivo, esso è intessuto di anomalie, stigmate, parossismi. Naturalmente esistono anche Goethe e Rubens, ricchi, stabili, quasi mai assunto alcol né droghe, si volesse mai immaginare gli dei: eccoli, ma loro sono un’eccezione, è un’evidenza dimostrata, un’evidenza statistica, che l’arte degli ultimi cinque secoli è stata,  in massima parte, l’arte potenziata di psicopatici, alcolizzati, disadattati, vagabondi, di casa negli ospizi di mendicità, nevrotici, pervertiti, con le orecchie ad ansa – questa fu la loro vita e i loro busti si ergono nell’abbazia di Westminster e al Pantheon, e al di sopra dell’uno e dell’altro si ergono le loro opere: perfette, eterne, fioritura e fulgore del mondo.”

 

da “Doppia vita” - Gottfried Benn- traduzione Amelia Valtolina – ottobre 2021 - Adelphi

 

Un incipit di Irvin D. Yalom

giovedì 23 dicembre 2021

 



“Amsterdam - aprile 1656

Mentre gli ultimi raggi di luce occhieggiano dalle acque dello Zwanenburgwal, Amsterdam chiude i battenti. I tintori raccolgono le stoffe color magenta e cremisi che sono state stese ad asciugare sulle rive di pietra del canale. I mercanti arrotolano i tendoni e chiudono le saracinesche delle loro bancarelle. Qualche operaio che arranca verso casa si ferma per uno spuntino e un bicchiere di grappa olandese ai chioschi d’aringhe lungo il canale per poi continuare la sua strada. Amsterdam si muove lentamente: la città è in lutto, sta ancora cercando di riprendersi dalla pestilenza che solo pochi mesi prima ha ucciso una persona su nove.”

da “Il problema Spinoza”- Irvin D. Yalom – traduzione di Serena Prina- agosto 2021- Neri Pozza Editore