Una poesia di Vivian Lamarque

lunedì 21 gennaio 2019




Caposala

Non volevi mangiare più
i miei cucchiaini li respingevi
ma ai cucchiaini della caposala
non battevi ciglio ubbidivi
inghiottivi, ah con lei sì eh? Lamentavo
per gioco, mi hai fatto allora un sorriso
come di bambino colto in fallo.
Dal centro del dolore
mi hai fatto un sorriso
come un sole.
***
da “Madre d’inverno”- Vivian Lamarque – Mondadori - aprile 2016


Serotonina - Michel Houellebecq

domenica 13 gennaio 2019




Si è molto parlato di questo romanzo di Houellebecq, Serotonina, prima che uscisse il 10 gennaio 2019, per La Nave di Teseo, nella traduzione di Vincenzo Vega. Se ne è parlato molto e spesso mi pare di poter dire in maniera fuorviante, come spesso capita alle opere di questo scrittore, vuoi per l’ambiguità intrinseca al personaggio, vuoi per mere ragioni pubblicitarie e di lancio editoriale.

Romanzo profetico?  Potrebbe darsi dato che Houellebecq spesso ha visto con anticipo le tendenze sotterranee  della nostra epoca e le ha raccontate nel suo modo diretto e quasi brutale.

In questo caso, secondo la stampa e certi siti internet, avrebbe previsto la rivolta dei “gilet gialli”. Nel suo romanzo accade qualcosa del genere in effetti, perché Houellebecq analizza il malessere della Francia profonda, quella degli agricoltori messi in ginocchio dalle politiche economiche imposte dall’Europa unita.

Questo per quanto riguarda l’attualità ma il romanzo verte su ben altro. Anche se i  riferimenti al presente giornalistico  fanno gongolare i media  e del resto sembrano essere messi lì apposta come specchietti per le allodole.

Ma il fulcro del romanzo è altrove. In una visione cupa e pessimistica della nostra epoca e della nostra civiltà in disarmo, sostanzialmente. Quella di Houellebecq è una diagnosi impietosa, viviamo una realtà distopica e distorta, dove gli individui sono resi soli fino alla pazzia, dove la speranza è perduta e ciascuno sperimenta un abbruttimento quotidiano, che non può essere definito nemmeno tragico, perché la tragedia presuppone una forma di nobiltà, qui si tratta soltanto di squallore malamente dissimulato.

Così Houellebecq racconta di fallimenti esistenziali come sintesi di un fallimento più universale, quello della civiltà occidentale e dell’umanità che in essa si è riconosciuta con tutto il corollario che ormai sappiamo a memoria ma che lo scrittore francese ci ripropone con la vividezza di uno spaccato socio – antropologico: fine delle illusioni (religiose, politiche, scientifiche, sentimentali) e trionfo di quello che Leopardi, lui sì davvero profetico, chiamava nell’Ottocento “l’arido vero”.  Sebbene non inedita, la chiaroveggenza di Houellebecq è fuori discussione. Egli vede il deserto che stiamo percorrendo tutti, più o meno nello stesso stato di sonnambulismo, e lo racconta in maniera dura senza consolazioni, brutalmente come già detto.

Serotonina è un buon romanzo, solido, ben strutturato anche se non griderei al capolavoro, perché stilisticamente  non siamo nel regno della grande letteratura. Houellebecq è un scrittore di talento con molto mestiere e molto acume e antenne per captare i segnali del nostro tempo come pochi sono in grado di fare, ma non  lo definirei un genio e si percepisce comunque che la sua vena sia in via di esaurimento e che la sua energia creativa stia scemando inesorabilmente. Questo romanzo così è quasi una confessione.

L’inizio  è  debole, ricalca situazioni già viste nell’opera di Houellebecq e non è particolarmente ispirato. Ma Il romanzo dopo un centinaio di pagine comincia a crescere fino a diventare un ritratto convincente di un’epoca orribilmente desolata nel profondo, come la nostra.

Il personaggio principale Florent- Claude Lebrouste è un funzionario del Ministero dell’ Agricoltura di 46 anni che vive l’epilogo di una relazione amorosa con una misteriosa ragazza giapponese più giovane di lui e scopre in sé i segni di una depressione. Assumerà un farmaco antidepressivo il Captorix e comincerà a narrare la sua vita mescolando passato e presente.

Tutti i personaggi di Houellebecq sono schiacciati dal peso del tempo che passa, togliendo loro forza, bellezza e illusioni, impoverendo drammaticamente i loro orizzonti di senso, condannandoli a un lento ma ineluttabile sfacelo.

Questo è un romanzo di non luoghi (alberghi, discount, centri commerciali) dove si consuma l’agonia di questi personaggi  dove anche il consumismo ha perso il suo fascino ed è diventato una vuota liturgia nichilistica che contribuisce al generale abbruttimento.

Qualche limite nella descrizione  dei personaggi femminili, dove si indulge in qualche stereotipo, “donna angelo” o cinica sfruttatrice, essi rimangono come prigionieri di una certa bidimensionalità da figurine. Ma c’è qualche nota positiva anche qui: la sobria intelligenza di Kate o l’allegra vitalità di Cécile sono ben raccontate  Il panorama psichico è comunque lo stesso per tutti i personaggi o lo diventa con il passare degli anni:  abulia, cinismo, disincanto, resa emotiva,  interiore e quasi sistematico annientamento.

 Così Houellebecq vede la nostra epoca, tutta desolazione malcelata, speranza nessuna, incubo di una disperazione senza fondo. C’è solo da chiedersi quanto di autobiografico ci sia in queste percezioni e quanto invece di realmente oggettivo.

Sentiamo le parole del protagonista: […]ed ecco come muore una civiltà, senza seccature, senza pericoli né drammi  e con pochissimo spargimento di sangue, una civiltà muore semplicemente per stanchezza, per disgusto di sé, cosa mai poteva propormi la socialdemocrazia, evidentemente niente, solo una perpetuazione della mancanza,  un invito all’oblio”.

Qui Houellebecq sembra riecheggiare i versi di T. S Eliot:    È  questo il modo in cui il mondo finisce/non con un boato ma con un borbottio”. Così ancora una volta Houellebecq ci racconta la sua umanità di “Uomini Vuoti”:  cinici, disperati, pavidi, soli.





Il libro dell’anno (2018)

mercoledì 9 gennaio 2019





Inauguro questa rubrica annuale, prendendo ispirazione da un post del blog wrong di Andrea Consonni.

Il libro che più mi è piaciuto in questo 2018 appena trascorso è “Lo smalto sul nulla”, insieme di scritti critici sulla letteratura e in particolare sulla poesia del poeta tedesco, legato all’espressionismo, Gottfried Benn (1886-1956), libro curato e quasi interamente tradotto per Adelphi da Luciano Zagari.

Esistono in questo blog un paio di articoli dedicati a Gottfried Benn. Potete accedervi cliccando sull’etichetta che porta il suo nome. C’è anche un estratto da questo libro.

Ettore Fobo

Collaborazioni

martedì 8 gennaio 2019



Continuano  le mie collaborazioni con Lankenauta e con Bibbia d’Asfalto. Vi rimando ai link, dove potete trovare articoli già pubblicati su questo blog e articoli nuovi. Buona lettura. 

Ettore Fobo

Aggiornamento Premi letterari

domenica 30 dicembre 2018



Nel timore di risultare stucchevole, ho evitato ultimamente di aggiornarvi sui Premi ricevuti. Faccio un post unico, il più possibile telegrafico.

Al Premio Internazionale Salvatore Quasimodo, dove non accettano lo pseudonimo e ho dunque partecipato come Eugenio Cavacciuti, ho ottenuto due Menzioni (poesia singola  e libro edito con “Musiche per l’oblio”) e sono risultato finalista in altre due categorie (breve raccolta di poesie e silloge inedita).

Al Premio Il Sublime- Golfo dei poeti   ho vinto in due categorie (poesia singola e il Sublime in luce) e ho avuto il Premio speciale  per silloge inedita. Non ci sono link perché la notizia è stata data solo su Facebook.


Ho ricevuto anche  una Menzione d'onore al Premio San Bernardino alle ossa - La Milano Gotica per poesia singola.

Infine al Premio Internazionale Città di Melegnano mi sono classificato al secondo posto e ho dunque vinto come premio la pubblicazione  di una silloge nella collana “Schegge d’oro” della  casa editrice Montedit.

Ecco, è tutto.

Auguro  a tutti di vivere un  2019 bellissimo.

                                                                                                                             Ettore Fobo