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Quarto comunicato mitorealista

lunedì 14 aprile 2025


Grande notizia in ambito mitorealista: uno degli autori dell'antologia "Fiori del Caos",  Lukha B. Kremo,  vince il prestigioso Premio Italia, nella categoria fantasy, con il romanzo "Le cronache di Leg Horn".

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista

Poesie di Lukha B. Kremo da “Fiori del Caos”

venerdì 21 febbraio 2025

 



Neutrone

Antimateria da energia primitiva
di milioni Kelvin, idrogeno primordiale
e isotopi, deuteri e massa positiva
emanante forze e gravità stellare.
Supernova espelle misero corpo
in galassia cosmo nulla pressione.
Quanto, spin, quark quasi libero,
ora elio, ora metano, ancora neutrone,
ora cadmio, tecnezio, ora oro,
ora afnio, tungsteno, ora boro,
ora olmio, molibdeno, ora cloro,
ora cripto, disprosio, ora fluoro.

Zybor’

Deserti e rocche metalliche,
radioattività e creature adattate,
assenze...
Mutilati dilaniati disgregati
colpiti distrutti disintegrati
‒ resti d’ uomo e tecnologia ‒
consumati smussati bruciati
alterati smarriti perversi
‒ resti d’uomo e chimica.
Sopravvivenza di lotte
e droga di potere.
Mutanti abusivi
e androidi latitanti
in suburbe sconosciute,
e combinazioni d’esseri
mostruosi e autolesionisti.

Potete trovare l'antologia collettiva mitorealista "Fiori del Caos" in versione cartacea ed ebook al sito della Kipple Officina Libraria. In versione ebook anche su Ibs e Amazon e altre librerie online.

Ettore Fobo




Quantum Cluster

sabato 21 settembre 2024


Su Lankenauta è stata appena pubblicata una mia riflessione sul romanzo "Quantum Cluster" di Lukha B. Kremo. Buona lettura.


Ettore Fobo

Chthulupunk

sabato 23 aprile 2022



Un mio nuovo articolo su Lankenauta. Parlo di “Chthulupunk” di Lukha B.Kremo. Buona lettura. 

Ettore Fobo

 

Canto del Lambro

giovedì 7 aprile 2022



a Lukha B. Kremo, artista dalle mille metamorfosi, amico.

Io canto il Lambro dalle labbra fetide

che oltre l’orizzonte degli aceri è regno

di nutrie topi orribili rospi e chimere.

Pozze di liquame industriale,

copertoni d’auto, taniche di benzina

lo infestano che limpido

ancora il suo nome risuona.

Intossicato dalla Storia, come noi tutti,

fiume dell’umana lordura io ti canto.

Lungo i tuoi argini vive negletta

una popolazione oscura,

oscena forse, nell’ombra che vive

una vita molesta.

Io canto il Lambro dalle labbra fetide,

dalle acque infette e onoro

la smorfia sfigurata degli aceri

che giunge fino al cielo.

 

Nostalgia di un fiume tu sei,

ricordano i vecchi la tua limpidezza;

Milano, mostro acefalo,

ti ha reso ciò che sei diventato:

a cielo aperto fogna di tutto e di tutti.

Ho pietà di te, fratello fiume. 

 

Ettore Fobo (marzo-aprile 2022), inedito

 

Premio Urania 2015

giovedì 14 luglio 2016





L’editore di Kipple Officina Libraria Lukha B. Kremo ha vinto il premio Urania 2015, il  più importante della fantascienza italiana. È un giusto riconoscimento a un talento poliedrico che sfugge alle  facili classificazioni.

Storie di Scintilla – Kremo, Raskal

sabato 25 aprile 2015







“Storie di Scintilla” è un romanzo pubblicato da Kipple Officina Libraria nel 2007. È scritto da due autori: Lukha B. Kremo e Raskal. Nel 2011 ha conosciuto una nuova versione disponibile in formato ebook presso il sito della casa editrice e i principali store.  Dall’anno scorso su Amazon questa versione è disponibile anche stampata on demand. Dall’edizione ebook il romanzo è presentato  da una mia prefazione, che pubblico di seguito.

“PREFAZIONE:

Storie di Scintilla: una generazione si guarda allo specchio, per inciso quella generazione che i sociologi chiamarono Generazione X, i nati negli anni Settanta, quelli che, finito il boom,  hanno conosciuto per primi il precariato, e che da adolescenti erano talmente indecifrabili che fu loro affibbiata questa X, enorme punto interrogativo sulle loro dinamiche, sul loro divenire. Come gli autori di questo romanzo a episodi, Kremo e Raskal, il sottoscritto fa parte di questa generazione e agevolmente la ritrova in queste pagine, con la sua incertezza, la sua follia, la sua rabbia. Qui questa generazione è magicamente congelata nei suoi tragicomici vent’anni, gli anni Novanta incombevano sinistri dalle macerie lasciate dagli euforici anni Ottanta, e poi il duemila avrebbe portato alla luce, con l’immigrazione, delicate problematiche prima insospettate.  Il luogo da cui prende le mosse il romanzo  è una provincia milanese reinventata e parzialmente immaginaria: la cittadina di Squartomiglio, sintesi di quell’Hinterland che i due conoscono bene e raccontano con esattezza, così come descrivono esattamente la sua “gente squartata”.

 Kremo e Raskal non fanno un ritratto da sociologi, affilano un’altra arma per decifrare se stessi: l’ironia. E così ritraggono una generazione smarrita, risucchiata dai call center, irresoluta, spaventata, fragile, ma non perdente, perché sa reagire a tutto questo opponendo la cifra enigmatica della propria giovinezza e della propria gioia. Perché Storie di Scintilla è un libro gioioso, veloce come un video clip, che, anche in virtù dei tredici episodi che caratterizzano il romanzo, si configura come l’ Altri libertini della Generazione x, un Altri libertini paradossale, goliardico, tragicomico. Entrambi i romanzi partono dall’assunto che la realtà metropolitana è invivibile, entrambi tracciano le volute di una fuga, Tondelli nel viaggio, Kremo e Raskal trovano una via d’uscita dalla disperazione, mettendo alla berlina i comportamenti, le psicopatologie, le piccole follie, di tutta una generazione condannata all’evanescenza, privata dei rassicuranti valori religiosi o politici che  avevano puntellato le generazioni appena precedenti.

Come alternativa alla disgregazione interiore rimane la strada, in cui gettarsi come fosse il campo di battaglia di tutte le speranze, folli, irrealistiche,  che animano i personaggi di questo romanzo.
Su tutti il protagonista Max Scintilla, eroe del niente, caricatura di un eroe, emblema di quella generazione che il blogger Yanez, nel suo blog Lo Specchio di Nigromontanus,  ha definito di ”nichilisti nati”. Non si può che rimanere avvinti però alla straordinaria vitalità di questo personaggio, alle sue trovate demenziali, alle sue buffonate. Fra personaggi picareschi e improbabili perché troppo reali, si muove questo selvaggio dall’aria scanzonata, destinato però a non concludere nulla,  a dare unicamente spettacolo di sé, nelle sue avventure che di mirabolante hanno solo il caos che le genera. Scintilla è proprio la stella danzante nel labirinto degli anni Novanta, insieme all’altro protagonista di alcuni episodi, Luca Pitagora, egli è una scheggia impazzita, arso da una febbre di vivere che gli incolori anni Novanta faticano a imbrigliare.  I due, Pitagora e Scintilla, sono una strana coppia comica, per esempio, nelle peripezie dell’episodio intitolato Il Test di Perugia, che mette in scena con ironia e leggerezza il loro tentativo di rientrare nella società, da esclusi quali sono, partecipando a una selezione per un posto da esperto in Beni Culturali.  Non ci sarà verso, i due si mostrano incapaci di seguire qualsivoglia retta via, deviano verso comportamenti bizzarri che strappano più di una risata. Storie di Scintilla ha però  uno sfondo drammatico, quel vuoto di valori che caratterizza la nostra epoca, ma su questo schermo gli autori proiettano una demistificante allegria che sembra poter riscattare questi personaggi altrimenti votati alla follia e allo scacco esistenziale.
  
Kremo e Raskal raccontano apparentemente di vite marginali, di emarginazione metropolitana, andando però misteriosamente alla sostanza dell’epoca, mostrando l’alienazione dei rapporti e dei comportamenti, ma smorzando questa consapevolezza con l’ironia e con il paradosso. È  una letteratura questa che nasce dalla strada, che trova nella strada il suo humus naturale  e che fa della strada il proprio scenario mitico.  

Storie di Scintilla è un gesto di esorcismo verso il disagio della contemporaneità, un romanzo metropolitano - picaresco in cui quello che accade è raccontato come una favola punteggiata di ilarità, non ci sono tragedie per questa generazione di disadattati cronici, ma una risata galleggia liberatoria sui frantumi di una realtà polverizzata. Tutto viene a mancare, la religiosità diventa parodia, la politica un buffo teatrino da non prendere sul serio, il mondo del lavoro un meccanismo stritolante; eppure Scintilla, Pitagora e i vari personaggi di questo romanzo, non cedono alla disperazione, vincono la loro battaglia, sono gioiosi, creativi, anche assurdi se vogliamo, come il tessuto metropolitano in cui sono vissuti, quella Milano non più da bere, ma letteralmente da trangugiare, ebbri della propria giovinezza scapestrata che non vuole cedere ai vuoti e alle mattanze dell’era. “
Ettore Fobo





Trans-Human Express - Lukha B. Kremo

sabato 13 aprile 2013






“Il Presidente degli Stati Uniti d’America perse i sensi una mattina di fine luglio. Si trovava nello Studio Ovale e l’aria era piacevolmente climatizzata. Percepì un formicolio alla testa, le braccia gli si rammollirono finché non si sentì un fantoccio di marzapane. Intorno a lui due stagisti stavano armeggiando con i propri eyestop. Si tolsero i pc dagli occhi per vederlo accasciarsi. La Casa Bianca si chiuse nel nero di uno sfumato cinematografico. L’ultima cosa che vide fu la E della tastiera. End.”

Con questo emozionante incipit Lukha B. Kremo ci getta nelle intricate, labirintiche, vertiginose vicende di questo suo nuovo romanzo, “Trans-Human Express”, uscito nell’ottobre 2012 per Kipple Officina Libraria, casa editrice di cui è il fondatore.

E’ un romanzo in cui la fantascienza è usata per indagare alcune ossessioni  tutte contemporanee: la paura della fine del mondo, con relative guerre atomiche,  catastrofi climatiche e pericolosi asteroidi in rotta di collisione con la Terra,  le intelligenze artificiali, con il relativo timore umano di essere soverchiati da esse, l’enorme diffusione dell’informatica, le tensioni sociali espresse dai movimenti anarco – insurrezionalisti, l’incapacità della classe politica nel gestire tutto questo coacervo di contraddizioni.

Lo svenimento del presidente degli Stati Uniti è il primo atto di una serie di eventi che getteranno il mondo nel caos, primo sintomo di quell’epidemia che colpisce i potenti della terra, che cominciano a veicolare comportamenti strani: dal premier russo che diventa un predicatore cristiano, al Presidente cinese che, sebbene ottantenne, scopre una passione per la ginnastica, dal primo ministro giapponese che si ritrova a essere un patito del cibo fino a mettere in pericolo la stessa sicurezza del suo paese,   al Presidente degli Stati Uniti d’America, appunto, che diventa il  frontman di un gruppo punk,  eccetera. Su questa epidemia comincia a indagare Luke Pitagora, ex detective del FBI, coadiuvato da un androide e da una misteriosa figura femminile.  Ciò che scopriranno, aiutati da una hacker sui generis,  legherà in maniera sorprendente  il passato,  anche remoto,  dell’umanità a questi scenari futuri (il romanzo è ambientato intorno al 2070).

La scrittura è affascinante, la trama labirintica è avvincente, e il romanzo si rivela un ottimo esempio di un genere, la fantascienza, troppo spesso ingiustamente relegato al rango di sottoprodotto letterario. Quello che colpisce nel romanzo è la sua ricchezza, la sua densità, in un vertiginoso susseguirsi di eventi esso procede con sicurezza verso l’esito finale in cui tutti i nodi si sciolgono.

Il romanzo s’inserisce in quel filone di letteratura catastrofista che in Italia ha Sergio  Alan D. Altieri come nume tutelare ma il tema inquietante viene svolto con una certa dose d’ ironia. L’ironia non impedisce alla trama di vivere alcuni momenti altamente drammatici, in cui il pathos si mescola con la suspense a creare interessanti climax emotivi. La follia dei potenti della terra ha aspetti farseschi, comici ma i suoi effetti sono tragici: tanto da gettare il mondo nel caos, in quella che si rivelerà essere la peggiore crisi globale della sua storia.

Questa contraddizione rende il romanzo elettrizzante, e a ciò contribuisce anche lo stile di scrittura, effervescente, rapido come un videoclip, tagliente, sospeso com’è fra l’ironico e il tragico. L’insieme risulta curato nei minimi dettagli per ricreare questo mondo futuro in cui le intelligenze artificiali hanno raggiunto un immenso sviluppo, e la biologia si scopre connessa con la tecnologia (lo stesso Luke Pitagora  è dotato di un cervello sintetico, denominato Esobrain, che si aggiunge a quello naturale).  La sensazione è che dietro questo romanzo ci sia un enorme lavoro di documentazione e un’attenzione spasmodica al dettaglio. Ogni personaggio è presentato da poche efficaci righe, estratte da un’ipotetica enciclopedia,  in perfetto stile Wikipedia. Unico limite: alcune spiegazioni di congegni o paradossi fantascientifici sono davvero cervellotiche, ma nel complesso delle quasi 250 pagine del romanzo esse hanno un impatto del tutto trascurabile.

 Per inciso “Trans-Human Express” è risultato finalista al Premio Urania (dove si è poi piazzato al secondo posto) e  al Premio Italia (il cui verdetto si saprà a fine maggio), e si è classificato al secondo posto anche al Premio Cassiopea.

 Lukha B. Kremo aderisce a un movimento letterario, il Connettivismo, creato nel 2004 da Giovanni De Matteo, Sandro Battisti e Marco Milani. Così “Trans-Human Express” è il tentativo di realizzare un tipo di letteratura altamente originale, in cui la fantascienza è usata come eccitante di una fantasia che non vuole limiti, in perfetto stile connettivista.