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INSTAGRAM NOBILITA L’UOMO

giovedì 22 gennaio 2026

 



Amici, sto cavalcando la tigre Instagram, i video si susseguono, sono dentro l’onda della Produzione, mi hanno consigliato di realizzare 2-3 video alla settimana, per mantenermi agganciato alle logiche e alla conseguente dinamica temporale dell’algoritmo. La produzione poetica, la lettura,  ne risentono. In gennaio ho scritto una sola poesia e letto pochissimo. La mia attività su Lankenauta e Bibbia d’Asfalto, giocoforza, si è quasi interrotta, mi scuso con gli autori e le autrici,  le cui recensioni languono.

Ciò nonostante, per me è il momento dei video. Necesse est, ha sussurrato Geppetto al mio orecchio di burattino pinocchiesco. Per ora esistono tre rubriche: il video poema IL FATO NON DORME MAI, dove leggo poesie scritte da me fra il 1992 e oggi; la rubrica POESIE ALLO SPECCHIO, dove leggo poesie di poeti di tutto il mondo, viventi e no. Ho iniziato con la brasiliana Clarice Lispector e il poeta libanese Adonis. Per lo spazio dedicato all'antologia mitorealista "Fiori del Caos", inizio leggendo una mia poesia: "Ti dico astrali".

Infine,  tutto questo per dirvi: ormai sapete dove trovarmi su Instagram. Il blog continuerà su un binario in parte parallelo. Sto veramente cavalcando la tigre Instagram, fra i marosi di mille eccitanti incertezze. È un pericolo: questo drago, questa tigre, può disarcionarmi e poi divorarmi. Per questo, in esergo al canale, nella descrizione,  ho inserito una frase di Nietzsche, vero mentore del Movimento da me intravisto nascere: Il Mitorealismo del Sottosuolo. Eccola:

“In solitudine ci si divora da soli, in moltitudine si è divorati da molti. Ora scegli.”. Se ne avete voglia seguitemi anche sul canale YouTube. Grazie.

Ettore Fobo

Una poesia di Maria Cardamone tratta da “Fiori del Caos”

giovedì 30 ottobre 2025

 



 

Pubblico in questa sede,  per dimostrare che il Mitorealismo del Sottosuolo è sensibile a tutte le suggestioni metafisiche reali e autentiche,  la poesia-preghiera di Maria Cardamone, rivolta a Gesù Cristo. La dedico idealmente ai sopravvissuti dell’orrendo sterminio dei palestinesi a Gaza. Ecco il link al blog dell'autrice treccenere. La poesia è senza titolo. 

 

***

 



Rabbi,
dovevano piacerti molto gli ulivi,
i monti, le caverne,
le barche di pescatori,
le maree.
Ti commuoveva mai il tramonto su Gerusalemme?
Cosa hai sentito vedendo per la prima volta il Tempio?
Cosa vedevi tu nella luna?
C’erano favole nella tua infanzia, o solo verità?
Ti sei adirato all’ingiustizia dei cuori avvelenati?
Hai sentito la violenza e la disgrazia di chi rovina i sogni suoi e
altrui?
Chissà che peso avevano i tuoi piedi sul terreno,
quando ti allontanavi dalla folla. Se li riempivi di pensiero.
E nelle folle, chissà con che portamento facevi silenzio.
Per quanto tempo hai taciuto quando hai capito del tradimento?
Forse ti ha insegnato a tacere Maria, che serbava le cose meditandole
nel suo cuore.
Come hai fatto a meno di consolazione, di essere compreso?
Con che sentimento nel cuore ‒ vedendo oltre ‒
hai rinunciato a quei capelli di donna? al suo profumo?
Hai pianto? Allora, rinunciando, hai pianto?
Piangevi anche tu, sì, non per la morte di uno, quanto per
la mancanza che gli altri sentono
quando dubitano della vitalità perenne dello spirito.
Rabbi, hai detto non giurate,
ma sia il vostro sì un sì,
il vostro no un no,
e qui c’impongono di giurare
con la mano sul testo.
Hai detto non chiamate nessuno “buono”,
ma qui ci danno favole di perfezione
su cui accusare gli altri o se stessi,
su cui fingersi buoni o giustizieri.
Rabbi, la paura della morte sta dilagando più rapidamente
della giusta paura di una falsa e violenta vita.
Hai detto che tornerai,
e non può essere l’unica cosa sbagliata tra tutte queste vere.
Parleremo presto di queste cose?
Ti mostrerò le pietre che ho raccolto per strada.

***

Da “Fiori del Caos"- antologia mitorealista a cura di Ettore Fobo- Kipple Officina Libraria,febbraio 2023

Quattro brani di Carlo Gregorio Bellinvia da “Fiori del Caos”

sabato 23 agosto 2025





Teseo
 

3

la sua terra gli scivolava via fondamentalmente e, a furia di rivi,
basava il suo successivo atteggiamento ma non aveva niente in
mano, né filo elettrico per trattenere il fulmine, né un tubo per il
rivo e il pensiero, il pensiero si perdeva, il pensiero bucava, rallentava
sempre più, sempre di più usciva tardi dalla terra grigia.
8
prodotto dolciario da forno era Arianna, quando l’afferrava la febbre
altissima d’amore e inviava il suo profumo per la costa: dichiarandosi
a Teseo, ella alzava tutto il suo popolo sulla cima di una
montagna e creava così, pure, con un canto bianco e una danza precipitata
e sulle unghie: l’unica possibilità di spazio lì apertasi. Ma ci
si accontentava di quella ristrettezza e d’altronde lui, insieme a lei,
era in grado di vedere il tempo.


Il Minotauro

14
così, dopo aver del tutto spalancato le tue palpebre al giorno,
non capisci ancora che continuo:
sì, io sono il filo d’erba
ripetuto che ti abitua all’opacità entro la quale ti impagina il prato
e che ti evita il trasparire della decomposizione,
la vertigine della scena che si apre nuova per tutti, il tuo declino, eroe.
15
sembra strano
ma considera che io ti ridò la vita, da incubo spazzino: la morte e
il lutto me li mangio, guarda come mastico il tuo defunto
che trasformo lentamente in panorama piano e, finito pure con te,
di nuovo tornerò il paesaggio che nessuno si aspetta.

Carlo Gregorio Bellinvia

***

Dalla prefazione di Ettore Fobo:

Carlo Gregorio Bellinvia propone Opera Muraria, prosimetro di
rara intensità, in cui l’autore, sorta di Dedalo moderno, costruisce
un labirinto di rimandi fra surrealismo e mitologia:


Camminava assieme a quattro febbri, a cinque organi a pois e a due o tre funzioni di fuori, ed era già molto a favore di un risveglio, persino per lui: quattro febbri, cinque organi a pois e due o tre funzioni di fuori […].


Il Minotauro è una maschera che nasconde una moltitudine di stati
psichici anagrammati dal poeta in metafore. È come scrive Oscar
Wilde, Gli uomini mentono; date loro una maschera e vi diranno la verità.
La battaglia è tra Teseo, eroe civilizzatore, e il Minotauro; epitome di
tutte le forze psichiche inconsce primitive e pulsionali.
Così sembra descriversi nelle parole di Bellinvia:


Molti mi considerano un’altra persona, orribile d’aspetto,
altri invece uno specchio infranto, e si riaddormentano,
ma loro non sono nudi come lo sono io; folle
dico soltanto la verità, anche se
la maggior parte delle volte, quando accado,
lavoro con l’ego dell’altro, di solito
ci mettiamo d’accordo.




***

Da “Fiori del Caos”- antologia di autori mitorealisti- a cura di Ettore Fobo – Kipple Officina Libraria- febbraio 2023

Poesie, aforismi e scritti vari di Mattia Canovaro da “Fiori del Caos"

sabato 31 maggio 2025

 


 4. Superclassifica Show




Nel giro di qualche anno, IO tornò lo stesso, Rimbaud non tirava più.
Stazionario è diventato Cristo; vanno i golf blu.
Pochi lo fanno,
ma c’è più Sesso,
tutti lo sanno
è molto visto,
esempio adesso alla tv.

5.

Chi frappose lo specchio
tra me
e questo uomo scortese,
che mi fissa già vecchio?

13. Permette un significante?

La mia prosa aveva troppi incisi, che peccato! Faticavo io stesso a
capirla. Un bel giorno dissi basta e decisi di chiamarla “poesia”.
Paf! Perché non ci avevo pensato prima? Ecco che avevo gli “a
capo”, un aiuto bello e buono dalla Gestalt che rendeva più semplice
l’analisi logica delle mie troppe subordinate. Non solo, nello stesso
pacchetto, avevo anche la brevità tipica della poesia che mi autorizzava
a scrivere poco e in barba alla concinnitas.
Il resto fu facile. Bastò aggiungere un pizzico di ritmo interno, qualche
rimetta per illudere – così gli amanti di musica classica erano
sistemati – e via, poesia! Verso il cazzo che mi pare! Finalmente
potevo perdermi in un bicchier d’acqua e chiamare quello sbrodolamento
stile.

21. Post Bauman

Ti salutiamo società liquida
belli buoni cattivi e brutti ciao ciao
vita schifida,
evaporiamo tutti.

***

dalla prefazione di Ettore Fobo:



Mattia Canovaro, negli scritti giovanili che ci presenta, azzanna il
reale per meglio vederlo, consapevole che non c’è più nulla da spolpare,
con momenti di quotidianità padana restituiti con fredda e
concisa implacabilità:

Ecco due fidanzati in gita sull’Adda, seduti su una stuoia. Lui torso nudo
e jeans; lei gonna tirata sulle gambe, la canottiera arrotolata sotto il seno
per abbronzare il ventre bianco.
Soli tra il verde argine, lei schiaccia i foruncoli sulla schiena piegata di lui.
Oppure in pochi versi sintetizza la condizione umana nella sua
opprimente banalità:

Chi frappose lo specchio
tra me
e questo uomo scortese,
che mi fissa già vecchio?

Interpretazioni sociologiche dure e affilate si alternano con letture
idiomatiche del linguaggio corrente, demistificato e messo in
discussione nella sua pretesa di verità.
Così scopriamo che l’atto linguistico è l’atto del supremo godimento
ed è proprio lì che l’interdetto sociale ci modella imponendoci le
sue marcature simboliche. Scrittura liberatoria di un pensatore che,
probabilmente, alla libertà nemmeno crede, vedendo all’opera l’immensa
codifica sociale del linguaggio come una iattura e la mancanza
di semplice buon gusto annidarsi ovunque, anche laddove le
anime belle pongono il loro cuore, nell’espressione fare l’amore, per
esempio, di cui Canovaro riscostruisce la genesi dentro di sé e la
genealogia semantica. E ne denuncia l’insopportabile, conformistica,
volgarità.
***
da "Fiori del Caos"- antologia di autori vari a cura di Ettore Fobo- Kipple Officina Libraria (2023)

Poesie di Lukha B. Kremo da “Fiori del Caos”

venerdì 21 febbraio 2025

 



Neutrone

Antimateria da energia primitiva
di milioni Kelvin, idrogeno primordiale
e isotopi, deuteri e massa positiva
emanante forze e gravità stellare.
Supernova espelle misero corpo
in galassia cosmo nulla pressione.
Quanto, spin, quark quasi libero,
ora elio, ora metano, ancora neutrone,
ora cadmio, tecnezio, ora oro,
ora afnio, tungsteno, ora boro,
ora olmio, molibdeno, ora cloro,
ora cripto, disprosio, ora fluoro.

Zybor’

Deserti e rocche metalliche,
radioattività e creature adattate,
assenze...
Mutilati dilaniati disgregati
colpiti distrutti disintegrati
‒ resti d’ uomo e tecnologia ‒
consumati smussati bruciati
alterati smarriti perversi
‒ resti d’uomo e chimica.
Sopravvivenza di lotte
e droga di potere.
Mutanti abusivi
e androidi latitanti
in suburbe sconosciute,
e combinazioni d’esseri
mostruosi e autolesionisti.

Potete trovare l'antologia collettiva mitorealista "Fiori del Caos" in versione cartacea ed ebook al sito della Kipple Officina Libraria. In versione ebook anche su Ibs e Amazon e altre librerie online.

Ettore Fobo




"Fiori del Caos" su Bibbia d’Asfalto

martedì 11 febbraio 2025





Su Bibbia d'Asfalto, Donatella Pezzino ci regala un'intensa lettura dell'antologia mitorealista "Fiori del Caos" e del nostro Movimento: il Mitorealismo del Sottosuolo. Il libro si può acquistare qui: 10 euro per la versione cartacea 0.95 per l’ebook. Buona lettura.

Ettore Fobo



 

Terzo comunicato mitorealista

lunedì 27 gennaio 2025

 



 

“L’arte è una cosa privata e l’artista la fa per sé stesso; un’opera comprensibile è un prodotto da giornalisti.”

Tristan Tzara

Rispondere a cosa sia il Mitorealismo del Sottosuolo, attraverso la presentazione del libro che ne sancisce una delle tante nascite, “Fiori del Caos”, è domanda impossibile, per varie ragioni. Dodici gli autori dell’antologia, vale a dire dodici mondi a radunarsi nuvola prismatica per piovere fuoco sulle macerie di questo occidente ormai trapassato nello spettacolo della propria agonia.

Tuttavia alcune cose si possono dire sul nome del Movimento.

Mito perché da per sempre è compito dei poeti, molto prima che Omero cominciasse a balbettare l’oceano dei suoi canti, è creare i miti che affreschino la caverna ormai più plutonica che platonica – ma le due cose si compenetrano-   in cui siamo tutti imprigionati.

Realismo perché riconosciamo questa parola, attraverso Nietzsche e la sua distinzione fra mondo vero, quello mendace della coscienza, di Dio, delle Idee,  della metafisica e mondo reale, inconscio, senza dei, non concettuale, che spesso si esprime in onirismi,  trascendente ogni sapere e ogni coscienza, mondo reale degradato ad apparenza da un sofisticato capovolgimento prospettico.

Mondo reale dunque, in tutte le sue metamorfosi. No, non è l’”arido vero che inchiodò Leopardi alla sua croce, ciò che il Mitorealismo vede compiersi in questo deserto di simulacri che è la vita contemporanea ma ciò che dalle segrete caverne dello spirito emerge, prima di ogni codice, segno, parola; forza prelogica che forgia ogni logica, che è sempre parassitaria sul suo “corpo senz’organi”, come sua caricatura la forgia e infine ne ride, perché “Chi ride è padrone del mondo”. Trascendenza pura del riso folle di Zarathustra. Memoria biocosmica.

Sottosuolo perché tutte le forze reali sono state costrette al confino e alla catacomba. E poi comunque qui il “Vivi nascosto” di Epicuro è vibrazione scolpita fra le stelle.

Il nostro è un Movimento clandestino di erranze senza alcuna pia devozione in Dio, che degrada lo stesso dio a macchietta nel teatrino di questa metafisica da bar sport, che imperversa nei cervelli di questa gente nata imparata.

 Nessuna, bigotta e ottusa, devozione nemmeno nel Nulla, sosia di questo Dio, Nulla dolorosamente incervellato dalle fumisterie ostili alla vita dell’intellettuale medio, Ecclesiaste “inteso alla moneta” corrente e a ciò che si comunica e viene consumato, devoto al “Si dice” heideggeriano che aureola di imbecillità tante fronti studiose.

Noi pratichiamo la “letteratura assoluta” come nelle precise formulazioni di Gottfried Benn; una letteratura svincolata dal sociale, dall’attuale, dallo storico, dal biografico, che non sia dunque espressione di una data cultura o società ma che sia l’eruzione di qualcosa di universale che ci riguarda tutti come il più intimo dei nostri segreti.

***

Qui il link alla lettura di alcuni brani dell’antologia tenuta da me alla Biblioteca pubblica di San Giuliano Milanese. Purtroppo per un problema tecnico non è stato possibile registrare tutta la lettura. Dei dodici autori antologizzati, di cui ho letto brevi brani durante l’evento, ne mancano 7 (Paolo Spaziani, Maria Cardamone, Alex Tonelli, Carlo Gregorio Bellinvia, Massimo Fantuzzi, Lukha B. Kremo, Silvio Straneo). Mi scuso con loro.

Letti da me, potete ascoltare versi, brani di racconti, aforismi di: Ksenja Laginja, Mattia Canovaro, Sandro Battisti, Matteo Gennari (che congiuntamente presentava la sua raccolta di racconti “Non ti illudere, Andressa”). Nel finale leggo due poesie scritte da me, che si trovano, oltre che nell’antologia, nel mio blog e su Bibbia d’Asfalto a questi link: “Adolescenza” e “I Maestri dell’Oblio”.

“Fiori del Caos” è edito da Kipple Officina Libraria ed è la prima manifestazione del Movimento Mitorealismo del Sottosuolo. È possibile acquistare la versione cartacea a 10 euro e la versione ebook a meno di un euro.

A questo link. Grazie dell’ascolto

 

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista

Presentazione di "Fiori del Caos"

sabato 11 gennaio 2025

 


Il Mitorealismo del Sottosuolo procede la sua marcia. Il 18 gennaio 2025 alle ore 16.00 presenteremo la raccolta mitorealista FIORI DEL CAOS io e Matteo Gennari che parlerà anche della sua antologia di racconti appena uscita “Non ti illudere, Andressa”. L’evento si svolgerà nella biblioteca di San Giuliano Milanese in Sala Previato, Piazza della Vittoria 2. Sieti tutti invitati.

Da “Fiori del Caos “- due poesie di Ksenja Laginja

domenica 29 settembre 2024


 


 


V



Questo essere minerali
atto trasformativo e litania
è l’enigma che incede
farsi divinazione
chiamare un nome
dirsi l’attesa.


* Il ventitré è composto dai numeri 2 e 3. Il numero tre è attivo e possiede
una grande forza energetica. Simbolo della conciliazione, la sua espressione
geometrica è il triangolo, simbolo del ritorno del multiplo all’unità.



VI*



Anche il cervo
conosce il suo destino
oltre la persistenza dell’ombra
che reclama un nome alla terra,
ma solo a chi prosegue
la caccia tocca la conta.



* Ventitré è un numero dispari



 ***  

Comincia con due poesie di Ksenja Laginja la pubblicazione di qualche estratto dall’antologia collettiva “Fiori del Caos”, che oltre che nel precedente link potete trovare in tutti i principali store online- l’antologia da me curata per Kipple Officina Libraria, legata al movimento del Mitorealismo del Sottosuolo.  Il l primo dei due manifesti da me scritti, per ora ancora clandestino e secretato, risale al febbraio 2020, poco prima della pandemia.

Vi lascio alla mia nota critica su Ksenja che si trova nella prefazione:

Ksenja Laginja è capace d’intensità e di condensazione, conosce le metamorfosi serpentine del linguaggio, le sue attese, i suoi enigmi, le sue strategie infine per sedurci. Perché il femminile opera per via dello stregonesco, del lunare. Opera in tutti noi nell’ambivalenza simbolica. Ksenja Laginja distilla una sintesi di elementi contradditori, in conflitto, nei suoi preziosi alambicchi, dove è la persistenza dell’ombra / che reclama un nome alla terra.

Viviamo con serenità tutte le contraddizioni, sembra proprio cantare Ksenja. Noi che inclusi nell’assenza siamo il precipitato chimico di un enigma che Laginja sintetizza in versi in cui parole del linguaggio scientifico sono usate in chiave divinatoria, e viceversa, insieme a segni che sembrano emergere dalla notte dei tempi mostrando la loro sconvolgente attualità.                                                                                                                                                      Ettore Fobo   

                                                                                                                                                                     

Antologia della poesia contemporanea

sabato 16 dicembre 2023

 In questo link potete trovare tre miei componimenti, premiati negli anni al Premio Apollo dionisiaco. I componimenti sono accompagnati dalle splendide critiche della professoressa Fulvia Minetti, che ringrazio per l'acume. Bello sentirsi capiti...

Ti dico astrali

mercoledì 13 settembre 2023

 

 


Mi rendo sempre più conto che il blog sta diventando, insieme alle mie altre interazioni social, una sorta di diario pubblico in cui io registro quel poco o pochissimo che voglio traspaia di me stesso, in presa diretta,  per così dire, perché penso che tutto ciò che ambisce a un' attualità sia da per sempre corrotto e sono stanco, da buon criceto di mondo, di far girare la ruota dei fatti, come qualsiasi funzionario dell’apparato metafisico, che ci determina profondamente,  opprimendoci spesso in maniera mostruosa, aldilà dei fatti, reali o immaginari che siano. È il leopardiano ”brutto poter che,  ascoso, a comun danno impera”.

 Questo per lasciare una traccia di me nel risicato non sense che ci assedia da più parti. E allora oggi ho ricevuto notizia di essere stato insignito al Premio Apollo Dionisiaco 2023 del Riconoscimento al Merito con la poesia “Ti dico astrali”. La poesia in passato è stata premiata al concorso Ossi dei seppia con il Gran Premio Speciale della Giuria e nel 2020 è risultata fra le poesie  finaliste al Premio Lorenzo Montano.

Essa è stata pubblicata nell’antologia collettiva “Fiori del Caos” , edita quest’anno da Kipple Officina Libraria.

Eccola di seguito:

a Piermaria Zannier (in memoria)



Ti dico astrali
reminiscenze senza riflessione,
come il battito del tirso
nell’osso sacro dove nasce
il serpente squamato d’innocenza.
 
Pulsazione ritmica che impiega
i millenni di una segreta strategia
per diventare tempo e mondo nella luce
imperitura,  se  il  guscio transitorio
di una tenebra profonda  ancora ci protegge.
 
Colui che dilapida venti nel segreto
dilagare nell’ebrezza e nel dono
ci assiste con il permanere
ci trema dentro con  la dissolvenza;
nella dinamica intraducibile di una danza
che dal magma incandescente della terra
sale fino a diventare una vertigine
nella mente di un dio che allo specchio
 vede se stesso moltiplicarsi e divenire.
 
Così l’aedo la metamorfosi onora
disperdendo il suo volto nell’eccesso,
mentre nella sabbia con il tirso
disegna la fugacità e la contraddice.
 
Ettore Fobo

Mitorealismo del Sottosuolo- per un ordine poetico del mondo

lunedì 20 febbraio 2023

 


 

 


Quello che state  per leggere è il Secondo Manifesto del Mitorealismo del Sottosuolo e prima manifestazione del Movimento online.

Primo vagito di questo popolo di ombre e sonnambuli: l’antologia Fiori del Caos, uscita oggi 20 febbraio 2023 per Kipple Officina Libraria.  Partecipano con le loro visioni e umane - non umane incandescenze: Ksenja Laginja, Paolo Spaziani, Sandro Battisti, Carlo Gregorio Bellinvia. Mattia Canovaro, Massimo Fantuzzi,  Lukha B. Kremo, Alex Tonelli, Maria Cardamone, Matteo Gennari, Silvio Straneo, e l’estensore di questo Manifesto, Ettore Fobo.

 

 Se interessati, la mail del Movimento è questa: mitorealismo@gmail.com

Il sito in allestimento è www.mitorealismo.it

***

“L’arte ci è stata donata per non morire di verità.“

Friedrich Nietzsche

 

 

“Quando la poesia faceva la Storia. “Leggo questo su Fb come commento a una vicenda cialtronesca che vide protagonista il poeta Dario Bellezza in veste di sparring partner per una lite con un attore improvvisatosi boxeur per insondabili ragioni artistiche. Finalmente il poeta preso a calci in culo. Così si fa la storia. Ma fra Storia e poesia non corre buon sangue benché di sangue poetico la storia sia impregnata. Non faccio nomi, rinforzo l’anonimato, non cedo al fascino del feticcio e del brand. Studiare la storia per far contenta la madre o uccidere la madre per far contenta la Storia? Perciò non vi darò le fonti, morirete di sete…

La frase ”Quando la poesia faceva storia” è un poco fuorviante. Forse perché poesia e storia non sono parole che possono stare impunemente insieme. La storia -e l’attualità sua caricatura- fa la voce grossa per azzittire i poeti. Non si tratta solo di bombe e fucili ma delle sue chiacchiere potenti e pericolose come una valanga: la storia umana somiglia sempre più un treno senza conducente né destinazione. Poi finisce in tunnel e s’intravvede la luce e si fa festa, festa, olè si brinda ma dura poco: la luce è del convoglio che viene dalla direzione opposta per il definitivo schianto frontale.

 Ma la nostalgia emerge dall’imperfetto (faceva) come residuo di una malinconia che presto sarà perduta anch’essa. Quando la poesia faceva malinconia ma la poesia non fa la Storia né la malinconia. La poesia continua a mostrare i buchi neri e i vortici del linguaggio storico (attenti è come mostrare i denti malvagi dell’alba) e mettere così il caos davanti alle proprie  responsabilità.

Oppure troviamo la poesia nei drugstore, nelle pompe di benzina, nelle cattedrali purché sconsacrate, nei Mac Donald’s , nelle piccole chiese invase dalle erbacce e dalle bisce, nelle rovine in cui crescono i Fiori del Caos, fiori fluttuanti, fluttuazioni floreali, tutto ciò che ha perso il nome ha perso anche il peso della propria eco, esige un destino più profondamente sonoro, sinestesica eco di un colore tangibile.  La poesia è nella strada dove il linguaggio è una pulsazione vivente ed errante  ma soprattutto nei gesti e nelle cose del quotidiano, trasfigurato  pensiero ora in danza ora in naufragio. Ciò nonostante ricordate e non c’è contraddizione:  La bellezza sarà cosmica o non sarà.

Il poeta che recita una poesia vede nello specchio un fuoco prismatico in cui si riconosce. Un prisma di fuoco che è Bigger than History… Quando i nemici della poesia si ostinano a pensare che essa consista nel pettinare le bambole e non nella conquista di uno stile (ah la pietra senza pietà dello stile). Allora tu immerso come in un acido nelle gozzaniana vergogna d’esser poeta, scorticato dai tuoi dubbi e dalle tue incertezze, sii aggressivo nel rispondere: L’arte è sicuramente inutile ma se più inutili fossero coloro che se ne fanno un vanto come se l’inutilità dell’arte fosse opera loro, dei loro luoghi comuni, degli stereotipi che gli serrano la bocca,  di un’economia arcaica fondata sul risparmio e sull’accumulo e non come la poesia sulla dissoluzione, sullo spreco, sulla dépense.

C'è un’economia non umana realmente naturale, fondata sulla dissipazione entropica come quella di Madre (qui ci vuole il ghigno leopardiano) Natura. La chiamiamo morte. Supremo spreco che permette il suo stesso infinito rinnovarsi come spreco. L’arte è scuramente inutile benché i libri di poesia possano essere moliti utili per incartare il pesce, possono essere un favoloso arredo e  se ardono donano  calore come tutto ciò che arde. È risaputo: i libri di poesia sono i migliori regali di riciclo. Non conoscono un solo destinatario ma diverse mani che li rigirano ad altri che a loro volta li rimetteranno in circolo. Perciò il suo movimento inesauribile è contento, comunque nessuna mano può afferrarla come la sabbia di Morfeo, e però ne rimane drogata ugualmente e cambia il suolo sotto i piedi e il cielo comincia a picchiarci in testa come il Corvo che ripete Nevermore e non ha altra voce. Finché il tempo esplode altre voci sorgono per ritrovare antiche alchimie in cui il verbo è una disseminazione astrale, magnifica perché peritura ma lo scintillio è eterno solo se si cessa di venerarne il riverbero ed è  così, quando si cessa di comunicare,  che emergono   le terre inesplorate sotto i nomi che le imprigionano.

L’arte è inutile, in questo simile alla vita. Quindi attenti a tutto ciò che non produce reddito, vi rende solo vivi, una poesia lo può fare talvolta di notte se cessate di pensare al domani, al passato e fate dell’attualità una solenne pira di vecchie menzogne, vivrete così trafitti dall’attimo di una più intima spossessione,  spoliazione di sé. Non può essere che la catastrofe, più in là, di valori un rovesciamento fatale.  È questa la nostra redenzione? Accettare di essere mummificati, dare del tu agli angeli oppure puntare sugli alieni. Loro ci ameranno, non capendoci, qui anche gli scribi ci rinchiudono nelle gabbie delle loro ottusità. Un’arte per artisti e vaffanculo alla Verità, alla Democrazia, alla Libertà; a tutto questo malvagio mondo di Maiuscole; si fottano  la Volontà, la  Storia e la  Scelta  e infine l’Arte stessa perché si nasce capolavori e qualcuno ci rimane. L’opera, più d’uno l’ha insegnato, è solo residuo escrementizio.  

Tornino le chimere, le ninfe, tornino i boschi a essere non umani cioè sacri, brilli nelle nostre menti la magnifica idea di Fato. Natale mongolo e maniaco sulla terra. Natale pagano. Sì, felicità, felicità maniaca…- La storia non è nel passato né nel futuro, la storia è nell’attimo che squarciando il tempo ne mostra il ridicolo camouflage.  La bellezza sarà comica o non sarà.     

Mitorealismo del Sottosuolo: Mito perché dispostivi mitologici legiferano nel nostro inconscio. Vanno disattivati lentamente con rigore scientifico se no esplodono e pazzia sommerge ogni cosa. Condito sine qua non per avvicinare questi dispositivi: bisogna sapere a quale daimon è consacrata la nostra vita, foss’anche il Grande Puffo, o Ken Shiro.

Realismo è il serpente dionisiaco che cambia pelle per non farsi riconoscere cioè sottomettersi a un codice di segni. Sottosuolo, perché bisogna, il più possibile, vivere nascosti e in pubblica piazza cantare al proprio orecchio.

Siamo oltre ciò che comunica e informa,  che esse siano ostie, ontologie, informazioni e prepariamo il funerale della dualità che  ci ha spaccati. Attenti, amici, romba la Ronda dell’Avanguardia.

  E.F

***

 2-3  febbraio 2023