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Un aforisma di José Ortega y Gasset

lunedì 28 febbraio 2011

"L'unico modo per salvare i classici è smettere di riverirli e usarli per la nostra salvezza."

La scelta in amore- José Ortega y Gasset

sabato 13 marzo 2010

Cose’è l’amore? Cosa ci spinge verso un’altra persona? Quale forza sotterranea è in atto?A queste e altre domande tenta di rispondere José Ortega y Gasset in questo breve e affascinate saggio, che si rivela sin dall’inizio un viaggio nell’interiorità, alla ricerca dell’essenza stessa dell’uomo che, secondo il filosofo spagnolo, si rivela propriamente soprattutto nell’amore.
Ciò che noi scegliamo di amare rivela la nostra natura, in quell’inclinazione risiede il nostro segreto più vitale; questa forza, soggetta ai mutamenti storici, in eterno divenire, ha questo di costante: la scelta. Perché tra le mille fascinazioni noi diamo seguito solo ad una di esse, focalizzandoci su un'unica persona, che sintetizza qualcosa che in noi profondamente cerca la sua verità. Ma la scelta è pericolosa, la realtà ambigua, la felicità amorosa forse un’utopia, e non è l’istinto che ci guida - esso, infatti, va in più direzioni - piuttosto la fantasia, che è la principale componente per un idillio amoroso. Su come l’istinto sia insufficiente come spiegazione Ortega y Gasset scrive pagine definitive; “il sottosuolo dell’anima” ci sfugge, nessuno conosce pienamente se stesso, la volontà cosciente ha solo un compito correttivo, e forse per questo noi siamo trascinati verso amori infelici; ma non è l’istinto la bussola infallibile, piuttosto un intuito segreto, che spesso nella persona amata individua ciò che in noi è inespresso. Ci si innamora non tanto della bellezza di un viso o di un corpo, ma di ciò che esso significa, di ciò che rappresenta a livello fisiognomico, l’eredità platonica in questo senso è superata: “ L’amore implica un’intima adesione a un certo tipo di vita umana che ci sembra il migliore e che troviamo già formato, incarnato in un altro essere”. Quel tanto di innato che c’è in noi è più importante delle modificazioni dell’ambiente, il carattere è ciò che ci guida, spesso andando aldilà della nostra volontà cosciente, ma il carattere stesso è qualcosa di transitorio,che si modifica anche sensibilmente nel corso degli anni.
“Se l’uomo non possedesse un’immaginazione così generosa, non riuscirebbe ad 'amare’ sessualmente, come invece fa, ogni volta che se ne presenta l’occasione.” Ed ecco che l’immaginazione è alla base delle nostre pulsioni, l’istinto solo una cosa in balia delle nostre fantasie, la lussuria stessa, affidata al nostro “magnifico potere di immaginazione”, non è dunque un istinto ma una vera e propria “creazione”. Amore è dunque una forza che si serve del desiderio ma non è ad esso assoggettato, come molti credono.
“L’amore è fuori moda” scrive provocatoriamente il filosofo, per poi aggiungere che ciò che appare una moda è in realtà il segno del divenire storico. Così abbiamo l’amore platonico, l’amore cortese, quello romantico, e ogni generazione inventa il suo stile, proprio e irrinunciabile. Bisogna distinguere così fra amore e capriccio, perché specialmente il sesso maschile è trascinato verso tutte le donne, per poi sceglierne una sola- tre o quattro nel corso di una vita- e in questa scelta si rivela il carattere di ciascuno, la sua indole profonda. Il darwinismo ci porta a pensare che nella scelta d’amore sia in atto la selezione della specie, ma Ortega y Gasset ci mette in guardia anche da questa idea, giacché la donna, per esempio, sembra prediligere all’eccellenza la mediocrità, cosicché tutta la storia umana si configura come tirannia dell’uomo medio, o mediocre, discorso che Ortega y Gasset ha sviluppato più a fondo nel suo capolavoro, La ribellione delle masse.
Certo le tesi del filosofo spagnolo non sono sempre originali, ma il suo stile di scrittura, semplice e chiaro, è efficace nell’affrontare un tema così abusato, lasciandoci però la sensazione che molti altri libri debbano essere scritti sull’amore, sulle sue estasi e sulle sue trappole, ma questo c’è di definitivo in questo libro: l’amore è una creazione e come in tutte le creazioni la fantasia ha il ruolo principale, a scapito dell’istinto, il cui apporto è minimo, se confrontato con quello dell’immaginazione, vera”regina delle facoltà”, come scriveva Baudelaire.

Da La ribellione delle masse- José Ortega y Gasset

martedì 17 novembre 2009



Perché la vita è soprattutto un caos in cui ci si smarrisce. L'uomo ne ha il sospetto; però l'atterrisce il fatto di trovarsi faccia a faccia con questa terribile realtà, e si sforza di nasconderla con un velo fantasmagorico, affinché tutto sembri chiaro. Non lo preoccupa affatto che le sue "idee" non siano veridiche; le utilizza come trincee per difendersi dalla sua stessa vita, come spauracchi per allontanare la realtà.
L'uomo di intelletto lucido è colui che si affranca da queste "idee " fantastiche e guarda in faccia la vita, prendendo coscienza che tutto è in lei problematico, e sentendosi smarrito.E poiché questa è la verità- ossia che vivere significa sentirsi smarrito-chi l'accetta ha già incominciato a ritrovarsi, ha già incominciato a scoprire la sua autentica realtà, è già su un piano stabile. Istintivamente, allo stesso modo del naufrago, cercherà qualcosa a cui aggrapparsi, e questo tragico sguardo perentorio, assolutamente sincero perché è un tentativo di salvarsi, gli permetterà di dare un ordine al caos della sua vita.Queste sono le uniche idee veridiche : le idee dei naufraghi. Il resto è retorica, posa, intima farsa. Chi non si sente veramente smarrito si perde inesorabilmente; e non potrà mai più ritrovarsi, non potrà mai più incontrarsi con la propria realtà.

(traduzione Salvatore Battaglia e Cesare Greppi)

La ribellione delle masse- José Ortega y Gasset

sabato 25 aprile 2009

Pubblicato nel 1930,questo testo di Ortega y Gasset ha fornito i primi strumenti ad altri intellettuali per analizzare uno dei fenomeni più significativi e peculiari del Novecento:il progressivo formarsi di grandi agglomerati urbani e il susseguente avvento al potere delle masse.
Si tratta, scrive Ortega y Gasset, di una violenta trasformazione della società, che vede protagonista l'uomo medio, l'uomo massa,colui che si sente come tutti gli altri, e in questo trae la sua forza,in questo mette tutta la sua volontà di potenza,generando con la sua apparizione sulla scena della storia uno dei più clamorosi trionfi del conformismo e causando perciò un declino, paragonabile solo al periodo del Basso Impero,con l'imbarbarimento e l'impoverimento dei costumi, con la lingua latina ridotta a una sua caricatura semplificata, e con il dilagare di stupidità e volgarità. Per Ortega y Gasset viviamo un periodo analogo, in cui le minoranze un tempo elitarie soccombono sotto l'urto di questo tipo di umanità irresponsabile, viziata, che non è legata ad alcuna classe sociale, ma si infiltra in tutte, determinando il corso degli eventi.

Il risultato è che l'Europa è diventata il regno di un grossolano dispotismo, di cui il fascismo è uno degli aspetti, all'insegna della volgarità e della violenza " retorica del nostro tempo ", con l'affermarsi di un'omogeneità che annulla le differenze e dunque con la progressiva scomparsa di quella "varietà di situazioni "che costituivano la ricchezza del continente. All'orizzonte il forsennato statalismo, l'improvvisa crescita demografica, hanno generato il dissolversi di una vera vita individuale, e il collettivo ha instaurato il suo regime spesso brutale, in ogni campo, dalla politica, alla cultura, alla scienza.La tesi del filosofo spagnolo nasce da un'idea della vita che egli stesso definisce aristocratica, l'umanità è, bisogna dire un po' schematicamente, divisa nelle categorie dei nobili, coloro che esigono molto da se stessi e per questo scontano una cronica ma salutare insoddisfazione, e le gran moltitudine di coloro che invece, assolutamente paghi di sé, non ambiscono in nessun modo a migliorare se stessi e sono inerti davanti all'esistenza che accettano in toto. Non riconoscono nessuna istanza superiore, sono felici di essere come tutti gli altri,in una sbornia di conformismo, e si lasciano semplicemente trascinare dalla corrente.

Quest'ultima categoria di uomini sono nella visione del filosofo spagnolo sempre sull'orlo di commettere qualche barbarie, animati da uno spirito gregario che cela una profonda distruttività ed essendo oramai arrivati al dominio, anche grazie alla tecnica che ha aumentato prodigiosamente le loro possibilità di vita,rappresentano un grave pericolo per la società occidentale. Oggi alcune delle idee del filosofo spagnolo sono forse diventate dei luoghi comuni, chiunque è in grado di rendersi conto dell'omogeneità degli stili di vita su scala planetaria, della fine delle differenze peculiari che, soprattutto in Europa, caratterizzavano positivamente la società di un passato anche recente, ma per gli anni venti questi temi se non nuovi, erano ancora lontani dal divenire consapevolezza diffusa; l'ossessione di Ortega y Gasset sta nel tramonto delle elite, travolte da quest'onda di umanità volgare e irresponsabile, convinta di poter fare a meno di loro.

Un altro dei pericoli contro cui Ortega y Gasset mette in guardia l'Europa consiste nella perdita di memoria storica, che impedisce quella continuità fra passato, presente e futuro che costituisce l'ossatura di ogni vera civiltà. Tutte tesi oggi consolidate, ma lo stile di scrittura del filosofo, avvincente e chiaro, rende vive alla nostra attenzione, in un'epoca in cui la massificazione, con la conseguente omologazione dei comportamenti, ha raggiunto forse il punto di non ritorno.
Una particolarità dell'epoca contemporanea, anch'essa evidente, è la sicurezza di trovarsi in un periodo in cui le " magnifiche sorti progressive", denigrate con addolorato sarcasmo da Leopardi, sono una certezza indubitabile; Ortega y Gasset osserva come la nostra sia un'epoca che si considera il vertice di tutti i secoli, e per questo motivo tende a dimenticare gli altri.

Questa sicurezza nasce dalla banalità del fatto, scrive il filosofo, evidente a tutti, che un'automobile, allora il simbolo della modernità tecnologica, sia destinata a un continuo miglioramento negli anni, e in questo miglioramento puramente tecnico, l'uomo massa vede realizzarsi l'utopia di un mondo in costante e vertiginoso progresso. Così da una parte la tecnologia fornisce a un'umanità impreparata quella ubriacatura di volontà di potenza che la caratterizza, dall'altra lo spazio per una reale individualità si riduce sempre più, in un mondo sconvolto da una crescita demografica improvvisa, ed è con vero orrore che Ortega y Gasset nota che nel breve volgere di un secolo (1800-1900) la popolazione dell'Europa sia più che triplicata.
Un'altra delle caratteristiche che rendono odioso l'uomo massa agli occhi del filosofo è che egli non accetta nulla al di sopra di sé e, a differenza del nobile, che persegue sempre un obiettivo posto al di fuori della propria individualità, egli si abbandona all'irresponsabilità e al nichilismo.

La prospettiva è davvero inquietante: " Chi non sia "come tutto il mondo ", chi non pensi come" tutto il mondo" corre il rischio di essere eliminato" e in queste parole riecheggiano analoghi pensieri di Nietzsche. Pare che per il pensatore spagnolo nulla si salvi da questo processo di omologazione,ed anche la scienza, motore delle trasformazioni degli ultimi secoli, lungi dal rappresentare ancora l'espressione di un'elite,è in mano ad uomini che in più passi dell'opera egli definisce barbari.La specializzazione esasperata di ogni ramo del sapere, che ha fatto smarrire una visione d'insieme, è sintomo di questa discesa del mondo occidentale verso una dimensione primitiva: la massa gode dei prodigi della tecnica, senza interesse verso i principi scientifici che li hanno reso possibili, indifferente alle complessità che rendono la vita una costante sfida e un pericolo. L'apatia e l'arroganza sono le malattie storiche susseguenti alla ribellione delle masse che, non accettando più di essere dominate dall'elite, hanno invaso con la loro prepotenza ogni sfera della vita sociale, indebolendone il tessuto. Se "Ogni vita è lotta sforzo, per essere se stessa", l'uomo volgare fugge da questa lotta, non accetta le difficoltà, e ha ricevuto la civiltà come un dono che non è in grado di apprezzare, convinto com'è che tutto sia naturale, inconsapevole del fatto che invece tutte le conquiste umane siano il frutto di un duro lavoro, e che ogni progresso sia costantemente in pericolo,e ogni periodo storico minacciato da forze regressive.

In tutto questo l'Europa ha perso la sua egemonia a causa della crisi di quei punti di riferimento storici e morali, che la caratterizzavano, e nessuno, né gli Stati Uniti, né l'Unione sovietica, hanno preso realmente il suo posto e il mondo è abbandonato a una pericolosa incertezza. Per il filosofo spagnolo è ancora l'Europa, di cui egli auspica l'unificazione,il continente che deve, per compito storico, guidare il mondo, ma la crisi morale in cui versa, a causa dell'imporsi di un tipo d'uomo,che disprezza ogni dovere e si sente solo " soggetto di diritti illimitati",le impedisce di assolvere questa funzione.Lo scopo di questa umanità che si è imposta è schiacciare ogni tipo di uomo superiore, eliminare ogni rispetto per l'intelligenza, e abbandonarsi a un senso di onnipotenza imbecille. La morale di cui parla il filosofo è"sentimento di sottomissione, coscienza di osservanza e obbligo". Senza questi valori si afferma soltanto una morale negativa che è nient'altro che la forma vuota di quella originaria.

Lo sforzo di Ortega y Gasset, la sua analisi impietosa, giungono però a un punto morto, se l'elite sono scomparse dall'orizzonte della storia, si può parlare di dittatura dell'uomo medio e deplorarne gli effetti, ma la questione rimane insolubile. La scomparsa dell'elite è un effetto perverso della democrazia, la ribellione delle masse il suo corollario, l'anarchia che il pensatore
sentiva nell'aria era effettivamente il terreno su cui stava germogliando il nazismo.

Oretega y Gasset vede davvero nell'unificazione dell'Europa l'unica possibilità per evitare il collasso della democrazia, o la sua caricaturale implosione demagogica.
Nell'ultime parole del libro si annuncia in effetti l'avvento di un'era di totalitarismi che solo successivamente saranno temprati dal sorgere di un nuovo liberalismo.
L'Europa farà vivere allora le sue differenze in un contesto di unificazione dove però queste stesse differenze saranno valorizzate. Questa è l'intima certezza e la speranza dell'ultimo capitolo del libro.

E' nell'incontro con se stessi che la storia continua ad essere feconda, ed è nello smarrimento, paradossalmente, scrive Ortega y Gasset che l'uomo ritrova se stesso, abbandonando, "retorica, posa,intima farsa."e raggiungendo la consapevolezza che tutta la vita è problematica, come un naufrago aggrappandosi a questo "tragico sguardo perentorio"al di là di tutte le "idee fantastiche"
che impediscono di vedere la realtà del proprio caos e solo da questo smarrimento, da questa scoperta, può nascere un sincero anelito all'ordine.