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Il rapporto fra poesia ed economia secondo Ernst Jünger

mercoledì 11 giugno 2025

 






“La poesia è un segno dell'abbondanza; è lo stile peculiare dell'età dell'oro. Là dove si cominci anche solo a parlare di economia, là è già cominciato l'impoverimento, ed esso celebrerà il trionfo quando a prendere il sopravvento sarà il pensiero economico. Allora, insieme ad altri segni dell'abbondanza, anche la poesia si inaridirà. D'altra parte, il poeta non solo annuncia l'abbondanza, ne è altresì il dispensatore; per tale ragione è più necessario di qualsiasi economista e la poesia è più importante di qualsivoglia scienza".

Ernst Jünger

Che cos’è il sesso? La risposta di Michel Foucault

lunedì 26 maggio 2025



«Si evocano spesso gl’innumerevoli procedimenti attraverso i quali il Cristianesimo antico ci avrebbe fatto detestare il corpo; ma pensiamo un po’ a tutte queste astuzie con le quali, da molti secoli, siamo stati spinti ad amare il sesso, con le quali se ne è resa desiderabile la conoscenza, e prezioso tutto ciò che se ne dice, con le quali siamo stati anche incitati a mettere in atto tutte le nostre capacità per sorprenderlo, e legati al dovere di estrarne la verità; con le quali siamo stati colpevolizzati per averlo così a lungo misconosciuto. Sono queste che meriterebbero, oggi, di stupire. E dobbiamo pensare che un giorno, forse, in un’altra economia dei corpi, non si capirà più bene come le astuzie della sessualità, e del potere che ne sorregge il dispositivo, siano riuscite a sottometterci a questa austera monarchia del sesso, al punto di destinarci al compito senza fine di forzare il suo segreto e di estorcere a quest’ombra le confessioni più vere.

Ironia di questo dispositivo: ci fa credere che ne va della nostra “liberazione”.»

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Da “La volontà di sapere- Storia della sessualità 1” - Michel Foucault- traduzione Pasquale Pasquino e Giovanna Procacci- Feltrinelli- edizione dell’agosto 2014

Poesia e tristezza: verità e miti

venerdì 7 marzo 2025


 


“Chi ride è padrone del mondo.”

Giacomo Leopardi

“Il sentimento della gioia è il sentimento più propriamente etico.”

Gilles Deleuze

 

Sto vagando fra gli aforismi di Cioran contenuti ne “Il crepuscolo dei pensieri”. Si tratta di affrontare una delle scritture più avvolgenti, stratificate, proteiformi e infine pienamente chiaroveggenti del Novecento. Sentenze che affiorano da un magma infuocato sembrano prendere per mano il nostro smarrimento di bipedi automatizzati e condurlo alla vertigine. Mi colpiscono soprattutto le riflessioni sulla tristezza “La soglia del suicidio? Un brivido che segue una risata travolgente”, “Persino la tristezza è un’arte”, “L’infelicità è lo stato poetico per eccellenza”, “Che cosa significa essere poeta? Non essere distante dai propri dolori, coincidere con la propria infelicità”.

Apparentemente nessuno può negare la verità di queste asserzioni che fanno il paio con quelle di Balzac, “La poesia è dolore”, e di Ceronetti “Il poeta è colui che porta in sé la pena di tutti” e con decine (centinaia?) di altre simili.

Ecco è questo il punto. Il poeta è certo il crogiuolo di sofferenze universali, universali dico e non particolari, biografiche o esistenziali.  È vicino al fuoco dell’essere da cui esse scaturiscono come ombre su uno specchio. Ma per portare il peso della pena di tutti occorre una forza enorme che il vero poeta incarna: la gioia. Per portare il peso della pena di tutti bisogna essere gioiosi come infanti.  Può apparire contraddittorio ma non lo è affatto. Come è possibile infatti tollerare questo universo dolore d’esistere, se al fondo non si è profondamente immuni da questo stesso dolore? Una gioia inscalfibile che sorregge tutto il dolore del mondo, come Atlante regge il globo terrestre e si coagula in forma e come forma splende su tutte le miserie e le contingenze. Allora anche il dolore è solo una pantomima, come già denunciava Pessoa: “Il poeta è un fingitore: finge che è dolore, il dolore che davvero prova. “

La scrittura di Cioran è un congegno che funziona ad alta intensità e a frequenze di profondità inevitabili come un destino. La sua bacchetta di rabdomante trova soprattutto le acque stagnanti ma ancora più a fondo un’acqua cristallina la memoria disseta. Parlando di poesia- perlomeno in queste asserzioni perché altrove la sua sonda scova esattamente i movimenti impercettibili del magmatico humus della poesia- Cioran rimane un filosofo, lo scintillio del suo stile profondo non riesce ad abbracciare l’intero periplo dello sguardo poetico, gli sfuggono le bizzarrie della sua lingua biforcuta, ancipite e ambigua, sfuggono al suo impalcabile radar e Cioran pare fissarsi, come tutti, sulle apparenze. Sbatte il suo genio contro un muro del pianto, il cui cemento, però, è solo illusorio; posto che questa illusione è composta dai detriti di tutte le verità frantumate. E dunque ancora una volta Nietzsche: chi sa filosofare con il martello scopre al fondo di questa universa vanità di esistere lo zampillo di una sorgente eterna. Per cui, in un aforisma che non deve passare inosservato, Cioran scrive che Nietzsche stesso non è nient’altro, come Pascal, che Nietzsche tra l’altro per certi versi aborriva, un “reporter dell’eternità”. Alla bruttissima faccia di chi continua a credere che Nietzsche sia un filosofo del nulla, un nichilista, cioè l’ennesima piattola incrostata sullo scroto di Cronos, il Tempo.

Ettore  Fobo

Un aforisma di E.M Cioran

venerdì 24 gennaio 2025

 


“Tutti i pensieri assomigliano ai gemiti di un verme calpestato dagli angeli.”

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da “Il  crepuscolo dei pensieri”- E.M Cioran-traduzione Cristina Fantechi- Adelphi,  2024

In difesa della fantascienza - un breve brano di Tommaso Landolfi

giovedì 10 ottobre 2024

 

“Mi par chiaro che la sola letteratura fantascientifica è sulla strada giusta, e se ho detto altra volta il contrario tanto peggio, o l’avrò fatto per ignoranza dei testi migliori. Ossia la fantascienza sarà magari, oggi come oggi, priva di vere dimensioni e niente in sé, ma quel letterale rivolgersi al di fuori parrebbe nondimeno il solo atteggiamento ormai possibile…”

10 novembre 1959

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da “Rien va” - Tommaso Landolfi, citato in “Live Dealer”- Lamberto Garzia- puntoacapo Editrice- 2024


Michel Foucault

martedì 25 giugno 2024

 


Nel quarantennale della sua morte, avvenuta il 25 giugno del 1984,  ricordo Michel Foucault con questo brano  tratto da “Storia della follia nell’età classica”:

"Forse, un giorno, non sapremo più esattamente che cosa ha potuto essere la follia. La sua figura si sarà racchiusa su se stessa non permettendo più di decifrare le tracce che avrà lasciato. Queste stesse tracce non appariranno, a uno sguardo ignorante, se non come semplici macchie nere? Tutt’al più faranno parte di configurazioni che a noi ora sarebbe impossibile disegnare, ma che in futuro saranno le indispensabili griglie attraverso le quali render leggibili, noi e la nostra cultura, a noi stessi. Artaud apparterrà alla base del nostro linguaggio, e non alla sua rottura; le nevrosi, alle forme costitutive (e non alle deviazioni) della nostra società. Tutto quel che noi oggi proviamo relativamente alla modalità del limite, o della estraneità, o del non sopportabile, avrà raggiunto la serenità del positivo. E quel che per noi designa attualmente questo Esterno rischia veramente un giorno di designare noi, proprio noi."

La follia nelle parole di Roland Laing

giovedì 25 aprile 2024

 


“Se la specie umana sopravvivrà, gli uomini del futuro considereranno la nostra epoca illuminata, immagino, come un vero e proprio secolo d’oscurantismo. Saranno indubbiamente capaci di apprezzare l’ironia di questa situazione in modo più divertente di noi. È di noi che rideranno. Sapranno che ciò che chiamiamo schizofrenia era una delle forme sotto cui - spesso per il tramite di gente del tutto ordinaria -  la luce ha cominciato a filtrare attraverso le nostre menti chiuse. La follia non è necessariamente un crollo (breakdown); essa può essere anche una apertura (breakthrough)… L’individuo che fa l’esperienza trascendentale della perdita dell’ego può o non può perdere l’equilibrio in diversi modi. Può allora essere considerato come pazzo. Ma essere pazzo non è necessariamente essere malato, anche se nel nostro mondo i due termini sono diventati complementari… Dal punto di partenza della nostra pseudo-salute mentale, tutto è equivoco. Questa salute non è vera salute. La pazzia degli altri non è vera pazzia. La pazzia dei nostri pazienti è un prodotto della distruzione che imponiamo loro e che essi impongono a se stessi. Nessuno immagini che ci imbattiamo nella vera pazzia, così come non siamo veramente sani di mente. La pazzia con cui abbiamo a che fare è un grossolano travestimento, una falsa apparenza, una grottesca caricatura di ciò che potrebbe essere la guarigione naturale da questa strana integrazione. La vera salute mentale implica in un modo o nell’altro la dissoluzione dell’ego normale…”

Roland Laing



Il pensiero come macchina da guerra e potenza nomade-un brano di Gilles Deleuze

domenica 18 febbraio 2024

 




“Il nomade, però, non è solo e necessariamente uno che si muove: fa dei viaggi sul posto, viaggi in intensità, e anche storicamente i nomadi non sono quelli che si spostano come gli emigranti ma, al contrario, non si spostano e si mettono a vivere da nomadi per restare allo stesso posto sfuggendo ai codici. È risaputo che il problema rivoluzionario sta oggi nel trovare un’unità delle lotte specifiche senza ricadere nell'organizzazione dispotica e burocratica del partito o dell'apparato di stato: una macchina da guerra che non ricostituisca un apparato di stato, un’unità nomadica in rapporto con il fuori, che non ricostituisca l'unità dispotica interna. Ecco forse la massima profondità di Nietzsche, la misura della sua rottura con la filosofia, quale appare nell'aforisma: aver trasformato il pensiero in una macchina da guerra, aver trasformato il pensiero in una potenza nomade. E anche se il viaggio è immobile, anche se lo si fa sul posto, impercettibile, inatteso, sotterraneo, dobbiamo chiederci quali sono i nostri nomadi oggi, chi sono veramente i nostri nietzschiani.”

Gilles Deleuze

Trascendenza di Kafka

martedì 13 febbraio 2024


 


“Il male è una irradiazione della coscienza umana in certe posizioni di passaggio. Apparenza non è propriamente il mondo sensibile, ma il suo male, il quale tuttavia per i nostri occhi costituisce il mondo sensibile.”

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Da ”Aforismi di Zürau”- Franz Kafka – a cura di Roberto Calasso- Adelphi, maggio 2004

Il libero arbitrio secondo Michel Onfray

martedì 2 gennaio 2024


“La libertà non esiste, il libero arbitrio è una finzione, un’illusione. Ognuno dispone di un cervello informato da una moltitudine di cause esteriori. La natura della volizione è il motivo che diventa la causa eccitatrice. Ma neanche le volizioni sono libere: in questa dinamica dei motivi, si tratta di un gioco di forze cieche. Tra i motivi possibili: il passato, la storia, l’educazione, l’ammirazione, l’abitudine. Tutti questi motivi entrano in collisione, e l’esito si gioca nel trionfo inspiegabile del più potente tra di essi. La volontà conosce solo il trionfo delle forze. Si può fare quel che si vuole, ma non si può volere altrimenti. Nessuno sceglie, noi siamo scelti.”



da “Schopenhauer, Thoreau, Stirner: Le radicalità esistenziali” - Michel Onfray- Ponte alle Grazie


A cosa serve la filosofia?

giovedì 5 ottobre 2023

 


"Quando qualcuno chiede a cosa serve la filosofia, la risposta deve essere aggressiva, poiché la domanda è ironica e pungente. La filosofia non serve né allo Stato né alla Chiesa, che hanno altre preoccupazioni. Non serve a nessun potere stabilito. La filosofia serve a turbare. Una filosofia che non turba nessuno e non fa arrabbiare nessuno non è una filosofia. Essa serve a nuocere alla stupidità, fa della stupidità qualcosa di vergognoso. Non ha altro uso che questo: denunciare la bassezza del pensiero in tutte le sue forme. Dovrà inoltre formare uomini liberi, che non confondano cioè i fini della cultura con gli interessi dello Stato, della morale o della religione, combattere la cattiva coscienza che ha usurpato in noi il pensiero. [...]. È vero che stupidità e bassezza continuano a esistere; ma non è un buon pretesto per decretare lo scacco della filosofia, giacché, se non fosse per quel po’ di filosofia che in ogni epoca ha impedito loro di spingersi sin dove volevano, esse avrebbero oggi proporzioni ancora maggiori."
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da "Nietzsche e la filosofia" - Gilles Deleuze -Einaudi- 2002



 

 

Dixit Carmelo

lunedì 1 maggio 2023

 


"A Iglesias, come a Taranto, a Lecce e a Otranto, le gente sta male, male da morire. Gli operai si sfondano tra le lamiere per difendere il posto. E poi muoiono insieme ai loro figli, crepano con i polmoni a pezzi, perché a Taranto e a Lecce respiri solo gas, metano e mafia. La gente non la si finisce solo dentro ai lager bosniaci. La verità è che questo nostro è un paese da Terzo mondo con una scuola da Terzo mondo che ora si sta facendo un lifting culturale da Terzo mondo."


- (intervista a Carmelo Bene) Apocalittico Bene, «Paese Sera», 4 dicembre 1993, adesso in «Si può dire solo nulla», a cura di L. Buoncristiano e F. Primosig, Il Saggiatore 2022.

Jacques Rigaut

domenica 27 novembre 2022

 



"Voi siete soltanto poeti. Io sto dalla parte della morte."

J.R


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Sono sempre stato affascinato dal dadaismo e dalle sue figure quasi fantasmatiche come Jacques Rigaut. Scrivere e vivere rimanendo all’altezza della morte. Duro destino del poeta esule per condizione originaria e naturale.

Jean Baudrillard

martedì 30 agosto 2022

 


"Il lavoro (anche sotto forma di tempo libero) invade tutta la vita come repressione fondamentale, come controllo, come occupazione permanente in luoghi e in tempi regolati; secondo un codice onnipresente. Bisogna sistemare la gente dappertutto, a scuola, in fabbrica, sulla spiaggia o davanti al televisore  nel riciclaggio: mobilitazione generale permanente. Ma questo lavoro non è più produttivo nel senso originario. Non è più lo specchio della società, il suo immaginario,  il suo principio fantastico di realtà. Pulsione di morte, forse."

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da “Lo scambio simbolico e la morte”- Jean Baudrillard- traduzione Girolamo Mancuso- Feltrinelli- marzo 2022


Gottfried Benn

mercoledì 29 dicembre 2021



“Già fra i centocinquanta geni  dell’Occidente troviamo cinquanta casi di tendenze omoerotiche e istinti deviati, legioni di consumatori di droghe, i celibi e senza figli sono la regola, alta la percentuale di storpi e degenerati, ovunque ci si accosti all’ elemento produttivo, esso è intessuto di anomalie, stigmate, parossismi. Naturalmente esistono anche Goethe e Rubens, ricchi, stabili, quasi mai assunto alcol né droghe, si volesse mai immaginare gli dei: eccoli, ma loro sono un’eccezione, è un’evidenza dimostrata, un’evidenza statistica, che l’arte degli ultimi cinque secoli è stata,  in massima parte, l’arte potenziata di psicopatici, alcolizzati, disadattati, vagabondi, di casa negli ospizi di mendicità, nevrotici, pervertiti, con le orecchie ad ansa – questa fu la loro vita e i loro busti si ergono nell’abbazia di Westminster e al Pantheon, e al di sopra dell’uno e dell’altro si ergono le loro opere: perfette, eterne, fioritura e fulgore del mondo.”

 

da “Doppia vita” - Gottfried Benn- traduzione Amelia Valtolina – ottobre 2021 - Adelphi

 

Stephen King

lunedì 6 dicembre 2021



“È un meccanismo perfetto e bilanciato di voci ed echi che fanno da rotelle e leve, onirico orologio che rintocca oltre il vetro degli arcani che chiamiamo vita. Oltre? Sotto? Intorno? Caos, tempeste. Uomini con martelli, uomini con coltelli, uomini con pistole. Donne che pervertono ciò che non possono dominare e denigrano ciò che non possono capire. Un universo di orrore e smarrimento circonda un palcoscenico illuminato, sul quale noi mortali danziamo per sfidare le tenebre.”

da “22.11.63”- Stephen King- traduzione Wu Ming 1- Sperling e Kupfer

 

Inadatti alla vita

domenica 29 agosto 2021


"Gli uomini perennemente in bilico tra i vari possibili, incapaci di uscire dalle alternative molteplici dell'esistenza, possono anche essere intelligentissimi, ma loro intelligenza va in una direzione che è contraria alle esigenze di una vita normale. Essi soffrono di una specie di libido cerebrale che paralizza l'azione e trasforma le situazioni della vita vissuta o da vivere in situazioni teoriche tra le quali oscilla un uomo puramente teorico, ossia un uomo che non trova nelle sue passioni, nei suoi istinti, nella sua vitalità motivi di scelta e di preferenza. L'amletismo, l'impossibilità di decidere perché magicamente incantati dal giuoco astratto delle possibilità, è una malattia dello spirito. Tale morbo cerebrale colpisce in genere gli spiriti più raffinati e colti e li rende inadatti alla vita."

 da La vita quotidiana - REMO CANTONI,(Milano, Il Saggiatore 1966).

Contro il Buon Senso

giovedì 24 dicembre 2020


 
"Spero non cali mai su di me l'infame buon senso"
Vladimir Majakovskij (citazione a memoria)

Non c’è niente da fare: l’artista autentico - massimamente il poeta, ”l’artista più squalificato di tutti”, come nelle illuminanti parole di Guido Ceronetti -  è  uno stregone che traffica con i bassifondi psichici, un attentato alla pubblica opinione e al suo troppo spesso mostruoso e ripugnante Buon Senso, un delinquente in una parola. Aveva perfettamente ragione Carmelo Bene: l’arte è sempre delinquenziale, il pensiero stesso, aggiungo io,  è un crimine contro gli stereotipi, i luoghi comuni, le “fanfaluche mistiche” che sono la quintessenza di tutte le umane credenze.