Una poesia di Cees Noteboom

giovedì 12 febbraio 2026

 


 



Questo si chiedeva l’uomo nel giardino d’inverno,
la fine della fine, cosa poteva essere?
Non gli sembrava affatto una forma di sofferenza,
guardò fuori, vide una nuvola dall’aspetto

di nuvola, grigio piombo, troppo pesante
per qualsiasi bilancia, il fico ormai spoglio
contro i sassi millenari del muro,
le oche del vicino, la loro censura,

come si doveva correggere la notte,
la grammatica dell’espropriazione, nessuno
sarà più se stesso, nessuna apparizione,
la ritirata dopo la sconfitta

ma senza una meta.



***

da “Addio” di Cees Nooteboom, traduzione di Fulvio Ferrari, Iperborea, 2020.

È morto ieri, 11 febbraio 2026, Cees Noteboom, grande poeta olandese. Di lui ho letto “Autoritratto di un altro”. Ora che “la grammatica dell’espropriazione” ha inciso il suo ultimo punto interrogativo, quale "per sempre" alita lo specchio, e quanto silenzio ora moltiplica la tua assenza, sotto l’ombra del Gigante?

A proposito del referendum

martedì 3 febbraio 2026


 

Una poesia di Giovanni Raboni

sabato 24 gennaio 2026

 


Ogni tanto succede
di attraversare Piazza Fontana.
Come parecchie piazze di Milano
anche Piazza Fontana
con le sue quattro piante stente
e il suo perimetro sfuggente
come se ormai nessuna geometria
forse non dico praticabile
ma neanche concepibile
più che una piazza vera e propria
è il rimpianto e il rimorso di una piazza
o forse addirittura (e non per tutti
ma solo per chi da tempo coltiva
più pensieri di morte che di vita)
nient’altro che il suo nome.

***

da “Nell’ora della cenere –Giovanni Raboni - le raccolte del Corriere della Sera, un secolo di poesia- giugno 2012

 

INSTAGRAM NOBILITA L’UOMO

giovedì 22 gennaio 2026

 



Amici, sto cavalcando la tigre Instagram, i video si susseguono, sono dentro l’onda della Produzione, mi hanno consigliato di realizzare 2-3 video alla settimana, per mantenermi agganciato alle logiche e alla conseguente dinamica temporale dell’algoritmo. La produzione poetica, la lettura,  ne risentono. In gennaio ho scritto una sola poesia e letto pochissimo. La mia attività su Lankenauta e Bibbia d’Asfalto, giocoforza, si è quasi interrotta, mi scuso con gli autori e le autrici,  le cui recensioni languono.

Ciò nonostante, per me è il momento dei video. Necesse est, ha sussurrato Geppetto al mio orecchio di burattino pinocchiesco. Per ora esistono tre rubriche: il video poema IL FATO NON DORME MAI, dove leggo poesie scritte da me fra il 1992 e oggi; la rubrica POESIE ALLO SPECCHIO, dove leggo poesie di poeti di tutto il mondo, viventi e no. Ho iniziato con la brasiliana Clarice Lispector e il poeta libanese Adonis. Per lo spazio dedicato all'antologia mitorealista "Fiori del Caos", inizio leggendo una mia poesia: "Ti dico astrali".

Infine,  tutto questo per dirvi: ormai sapete dove trovarmi su Instagram. Il blog continuerà su un binario in parte parallelo. Sto veramente cavalcando la tigre Instagram, fra i marosi di mille eccitanti incertezze. È un pericolo: questo drago, questa tigre, può disarcionarmi e poi divorarmi. Per questo, in esergo al canale, nella descrizione,  ho inserito una frase di Nietzsche, vero mentore del Movimento da me intravisto nascere: Il Mitorealismo del Sottosuolo. Eccola:

“In solitudine ci si divora da soli, in moltitudine si è divorati da molti. Ora scegli.”. Se ne avete voglia seguitemi anche sul canale YouTube. Grazie.

Ettore Fobo

IL FATO NON DORME MAI – CAPITOLO QUARTO: PAROLE SEGRETE

mercoledì 14 gennaio 2026

 

 


Qui il link al video su Instagram

“L’assenza del tempo non significa che tutto sia gelato e immoto. Significa che l’incessante accadere che affatica il mondo non è ordinato da una linea del tempo, non è misurato da un gigantesco tic-tac. Non forma nemmeno una geometria quadridimensionale. È una sterminata e disordinata rete di eventi quantistici.”

Carlo  Rovelli

***

 

 

Questo video - poema si sta sempre più configurando. Sembra essere una sorta di autobiografia- sebbene la mia sia senz’altro biografia di una maschera - ma non aspettatevi una narrazione consequenziale, una temporalità riconosciuta e riconoscibile. Si procede per salti temporali, sbandamenti quantistici, dissipazioni spaziali, cadute, folgori, lacrime, ringhi  e risate anche,   a deformare il volto. I primi tre capitoli si svolgevano ai tempi della mia adolescenza, negli anni Novanta. Ora il primo dei salti temporali ci catapulta nel 2008.  Avevo 31 anni  e scrivevo questo:

 

PAROLE SEGRETE

 

Sete di vento a sognare

questo affiorante regno

di caducità infinite

che svapora sole

degli antichi poeti

nel sangue la stella

del mattino disciolta

Venere muta

da una pozzanghera nata

il divenuto polvere

infinito contempla

che mai luce vide, e svanì.

Archetipo d’eterna

solitudine a vegliare

i nostri atti d’inconsci

sotto l’implacabile silenzio

di statue straniera cingimi

nudità spaventosa che urgi

con il  tuo velo di parole segrete.

 

febbraio 2008

***

 

 

da  “Sotto una luna in polvere”- Ettore Fobo (Kipple Officina Libraria, 2010)

***

Un’altra novità è che a ogni capitolo è associata una canzone che non posso farvi ascoltare per motivi di copyright. La canzone scelta per questo capitolo è “Soul Kitchen” dei Doors. Buona visione.

 

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista

Sixteenth Mythorealist Communiqué: THE ASSASSINATED POET

sabato 10 gennaio 2026

 


Monstrous news from the United States of America: an American poet, Renée Nicole Macklin, was brutally butchered by anti-immigration militias set up by Trump. As usual, television and newspapers—CNN in this case—neutralize the tragic scope of the event: she is described as a loving mother who “loved to sing and write poetry.”

The loving mother wrote this:

“On Learning to Dissect Fetal Pigs”

i want back my rocking chairs,

solipsist sunsets,

& coastal jungle sounds that are tercets from cicadas and pentameter from the hairy legs of cockroaches.

i’ve donated bibles to thrift stores

(mashed them in plastic trash bags with an acidic himalayan salt lamp—the post-baptism bibles, the ones plucked from street corners from the meaty hands of zealots, the dumbed-down, easy-to-read, parasitic kind):

 remember more the slick rubber smell of high gloss biology textbook pictures; they burned the hairs inside my nostrils,

& salt & ink that rubbed off on my palms.

under clippings of the moon at two forty five AM I study&repeat

               ribosom

 endoplasmic—

               lactic acid

               stamen

 at the IHOP on the corner of powers and stetson hills—

 i repeated & scribbled until it picked its way & stagnated somewhere i can’t point to anymore, maybe my gut—

maybe there in-between my pancreas & large intestine is the piddly brook of my soul.

 it’s the ruler by which i reduce all things now; hard-edged & splintering from knowledge that used to sit, a cloth against fevered forehead.

can i let them both be? this fickle faith and this college science that heckles from the back of the classroom

  now i can’t believe—

               that the bible and qur’an and bhagavad gita are sliding long hairs behind my ear like mom used to & exhaling from their mouths “make room for wonder”

all my understanding dribbles down the chin onto the chest & is summarized as:

life is merely

to ovum and sperm

and where those two meet

and how often and how well

and what dies there.
***

Let everyone draw their own conclusions. For us mythorealists, it is clear: the masks come off in this ballet of drunken zombies and these masks are singing:  "The United States of America, a country of democracy and freedom, a perfect model for the world".

Ettore Fobo and The Mythorealist Laboratory

Il Fato non dorme mai - capitolo tre: Sativa

venerdì 9 gennaio 2026

 


 


Qui il link al video su Instagram

“Il pubblico appassionato d’Arte è sempre indecente. Ammira un uomo più per il suo stile di vita che per le sue opere. Predilige soprattutto pazzi, assassini, drogati, suicidi, casi di morte per denutrizione… eppure, lo stesso pubblico appassionato d’Arte che in seguito venera uno di questi è quello STESSO pubblico che lo ha spinto a bere da matti, a dare di matto, a drogarsi da matti, perché non sopportava più la vista dei loro brutti musi o i loro modi di fare. “

Charles Bukowski

 

***

Si continua a battere sul chiodo dell’adolescenza, con una poesia scritta a 17 anni.

Adolescenza: età magnifica di pura leggenda e dura catastrofe. Nell’etimo greco età del rovesciamento e dunque della rivolta e infine della scelta. Non è da tutti viverla appieno, non tutti sanno delirare come un derviscio intorno a Eros, mentre Toth prepara le sue scritture per le pazzie di Amleto e nell’ombra Ofelia progetta il proprio suicidio,  per far contenta la platea assetata di sangue. Questa poesia è pubblicata in “Sotto una luna in polvere” e non hai mai avuto titolo, ora sì.  S’intitola come la qualità di marijuana più attivante.  L’ho intitolata perciò “Sativa” ed è dedicata a Marcello Deimo, per i motivi che lui sa.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista

 

SATIVA

 

a Marcello Deimo

 



Piano piano
elimino le mozioni
di chi mi vorrebbe
morto insepolto
o semplicemente coperto
di fuliggine in carni
sempre più scarne
per andare all’incontro
con vere ali di sabbia,
vere ali di mistero...
Non mi prostituisco
sulle acque, insomma,
potremmo vivere in un flessuoso
vagito di ossessioni e visioni
o andare preconfezionati e infetti
tra i sassi sfatti o intatti
annegare nel plancton sciamante
dagli artigli del Re Corvo.
Pipistrelli
sepolti quieti nella grotta delle nuvole
gracchianti “Muori”.
E dunque mi congelo al suolo.
Magicamente teso
alla brezza o all’ebrezza
poeta in erba o erba in poeta?

luglio 1993

 

***

da “Sotto una luna in polvere”- Ettore Fobo - Kipple Officina Libraria- maggio 2010

ps: per i prossimi video, userò un microfono, per ora scusate l’audio inadeguato.

 

Il Fato non dorme mai – capitolo due: Generazione Mezzanotte

sabato 3 gennaio 2026

 

“Ma l’eroe non teme la catastrofe, finché imperversano le sue chimere. “

Aleksandr Blok

Ricordiamo Pasolini che con il suo ultimo romanzo “Petrolio” confessa che la sua massima ambizione con quell’opera è lasciare semplicemente “qualcosa di scritto”. Ecco il mio desiderio con questo video poema “Il Fato non dorme mai”, è lasciare qualcosa di visibile, transitare nel luogo del “visto”, dove non si è più padroni di niente, finalmente perduti, naufraghi nello sguardo altrui. Vi lascio al suo secondo capitolo: si raccoglie quel si è seminato e lo si disperde nel vento. Attecchirà? Ecco il link.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista 

Quindicesimo comunicato mitorealista: "Il Fato non dorme mai- capitolo uno"

giovedì 1 gennaio 2026

 


Bisogna indossare maschere mostruose, per imprimersi nel cuore dell’umanità. “

Friedrich Nietzsche

Si scantona a un’attesa e per chi coglie l’antifona e congiura nell’ombra, si scongelano le maschere, specie le più sotterranee e infernali, perché aspro è il sentiero dell’estasi naturale,  in terra dove la dea Penuria ha issato la sua terribile malinconia fin sull’altissimo di una Croce, il despota Significante,  che solo c’inchioda alla Colpa, al Sacrificio, alla Mancanza, al Peccato, così ci rassicura con l’impietosa minaccia del Suo incanto: persino la tua vita ha senso ed è sacra, miserabile insetto! E giù quasi tutti i filosofi a darLe ragione. E gli psicologi a farne strame per i porci. Ed ecco, per dissipare le invitanti carezze dell’ oblio,  ho deciso di diffondere alcuni  miei video online. Si comincia con il video intitolato:  "Il Fato non dorme mai". Potete trovarlo su Instagram a questo link. Buona visione, buon anno e grazie dell’ascolto.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista