A proposito di Caffè di notte- poesia di Gottfried Benn

giovedì 18 dicembre 2008

Caffè di notte


824: amore delle donne.
Sbevazza lento il violoncello. Il flauto
tre battute di rutti cupi: una graziosa cenetta.
Il tamburo si legge il giallo sino alla fine.
Denti verdi, pustole in viso
ammicca a una blefarite.
Capelli impomatati
parla a bocca aperta con le tonsille faringee
gli affogano il collo fede speranza amore.
A naso rincagnato s’attaglia gozzaia giovane
Lui paga per lei tre birre.

Sicosi compra garofani,
per ammollire il doppio mento.

Si bemolle minore: la sonata 35.
Urlo di due occhi:
non sprizzate il sangue di Chopin nella sala,
perché il canagliume ci strascichi sopra i piedi.
Basta! Ehi, Gigi!

La porta scorre : una donna.
Deserto riarso. Brunezza di kaanita.
Casta. Ricca d’antri. E con lei un profumo. Una traccia
di profumo.
E’ solo un dolce incurvarsi dell’aria davanti
verso il mio cervello.

Un grassume la segue zampettando.

(traduzione di Ferruccio Masini)



Con questi versi mi sembra che Benn realizzi pienamente quello che egli stesso chiamava”montaggio fascinatorio di parole” e che doveva essere uno dei fini della sua poesia.

Tutto sembra combinarsi in uno straniante mosaico di impressioni legate a un gruppo di persone in un bar. Una sorta di tranche de vie grottesco, un interno che è quasi uno zoo, dove l’etologo Benn studia animali di un' altra specie. In questo campionario di malattie c’è tutta la miseria umana e la meschinità sembra impregnare i rapporti, ma tutto questo è reso con un’efficacia sintetica (“lui paga per lei tre birre “, “ammicca a una blefarite”), e anche i garofani nella mani del personaggio chiamato con il nome di un suppurazione dei peli del viso(sicosi), sembrano perdere la loro nobiltà elegiaca, tradizionalmente attribuita ai fiori, ma al tempo stesso, misteriosamente la conservano.

Così anche Chopin subisce lo stesso destino, il suo sangue melodico finisce sotto i tacchi e il personaggio che dice io vorrebbe fermare l’oltraggio. Tutti i protagonisti sono presentati attraverso una impietosa analisi di loro disturbi fisici evidenti o brutture estetiche(denti guasti, gozzi,doppi menti) con un interessante procedimento metonimico. L‘accumulazione di questi dati viene quasi a comporre un’anamnesi di una intera società .

In un contesto del genere solo la donna, la kaanita,sembra mantenere intatta la sua aria di gloria, che diventa un profumo capace di incurvare la mente del soggetto poetante, finché non si realizza un accoppiamento disgustoso con il “grassume”e qui ogni nota poetica sembra essere messa sotto i tacchi come la musica di Chopin e in effetti il grassume sembra proprio zampettare sul corpo stesso della donna, frantumando i versi che la celebravano. Il lirismo in cui sembrava fosse arrivata dunque la poesia viene contraddetto nel finale, con un 'immagine che è anche sprezzantemente ironica,. C’è in tutta la poesia e in questo verso particolarmente la stessa atmosfera di certi disegni di Grosz.

Anche la musica, come i garofani, come la kaanita, è in fondo abbinata a personaggi troppo umani, che poco prima si erano dedicati a una tutt’altro che una “graziosa cenetta.” In questi versi vediamo individui deformati da un vizio segreto, quasi le deformità del loro corpo fossero specchio di un' anima infernale e in questo si percepisce una precisa, caricaturale e a tratti comica visione del mondo.( come non sorridere al sarcasmo di versi come “a naso rincagnato s’attaglia gozzaia giovane”?) Su tutto aleggia il desiderio maschile della donna, ed è quasi un incubo sotterraneo, come un fiume carsico di bassi istinti all’opera. Donne, uomini, questi personaggi che si sfiorano, quale il loro senso, davvero solo in quelle blefariti, gozzaie, denti verdi, pustole ? Non c’è altro per l’occhio impietoso del medico( Benn era medico)a parte l’improvvisa presenza magica della kanaanita, in cui la sapienza misteriosamente sembra incarnarsi, ma no, non c’è poesia,viene subito dissolta, il grassume incombe, con la sottintesa scurrilità delle sue voglie. La sensazione è che la bellezza possa durare solo un attimo, passato il quale la realtà ritorna grottesca. E’ questo lo straniamento ironico di Benn. Tutto è reso attraverso dei flash cinematografici, e in questo sta la potenza icastica di queste parole. Davvero si ha l’impressione di assistere a un film, non a caso Benn , come detto prima,usava la parola montaggio.

La poesia è tratta da Morgue*(1912)opera prima di questo medico tedesco, da qui la precisione con cui nel libro vengono descritti operazioni chirurgiche, partii, autopsie. Al centro di queste poesie ci sono cadaveri di prostitute con un dente d’oro, oppure salme dilaniate dai topi, perché appena ripescate da un torrente, beccamorti filosofi, partorienti derelitte, malati operati di ulcere devastanti.

Per la perfezione della ricerca formale, che ovviamente in traduzione va persa, Roberto Calasso considera Benn uno degli esponenti principali di quella che egli stesso chiama letteratura assoluta. Oltre all’attenzione formale si tratta di una letteratura svincolata dall’attualità e dalle preoccupazioni sociali, in cui l’artista persegue nient’altro che l’obiettivo di esautorare le possibilità della lingua; forse chiuso in una dimensione aristocratica, che qualcuno potrebbe rimproverargli. Si tratta dunque di una letteratura assolutamente misteriosa, che ha come alfiere Charles Baudelaire. Sempre secondo Calasso, Benn, che la critica annovera fra gli espressionisti, sarebbe l’equivalente novecentesco del poeta francese, colui che con le sue poesie ha restituito l’atmosfera del secolo appena trascorso, così come il poeta de I fiori del male quella dell’Ottocento.

1 commenti:

Puccina ha detto...

Alla musa di Ettore: ti ho coinvolto in un giro-gioco: passa a vedere le regole...
Buon Natale!