Un "io" non può mai essere un grand'uomo- Stephen Spender

sabato 18 aprile 2009

Un "io" non può mai essere un grand'uomo.
Questo grande famoso è debole
agli amici assai noto per la sua debolezza:
di cattivo umore a colazione, gli secca di essere contraddetto,
il suo unico piacere pescare negli stagni,
l'unico vero desiderio-dimenticare.

Procedendo dagli amici verso il sè composito,
l"io"centrale è circondato dagli "io che mangio"
"io che amo","io che mi arrabbio","io che evacuo"
e il grande io, piantato in mezzo a lui
non ha nulla a che spartire con tutti costoro,

non può rivendicare mai il suo vero posto
nella quiete della fronte,nella calma dello sguardo.
Il grande "io" è un intruso sfortunato
che litiga con l"io che sono stanco",l"io che dormo"
e tutti gli altri "io" che anelano a un "noi che moriamo".

(traduzione Alfredo Rizzardi)

1 commenti:

Puccina ha detto...

Anche questa è una bella traduzione, tranne per l'ultimo verso che è un po' pesante (ma forse era di difficile resa in italiano). A proposito, controlla la battitura alla fine (alri, analeano).
Ciao e a presto