Ritmo, memoria, libertà

mercoledì 2 aprile 2014




Per amare la poesia bisogna conoscere e amare il ritmo delle parole, respirarne la musicalità, registrarne il flusso. Chi ignora questo soffre di una forma di analfabetismo che più che intellettuale definirei emotivo. La poesia non c’entra nulla con la Cultura, specie se essa ha la C maiuscola, questo è l’enorme fraintendimento dovuto all’abuso che si compie nelle scuole. La poesia è selvatica, non si può addomesticare, non può stare nelle gabbie, spesso confortevoli, della Cultura ufficiale, e nemmeno in quelle,  forse meno confortevoli, dell’underground. L’invisibilità sociale della poesia è prova della sua libertà e la sua libertà è pericolosa, perché mette in discussione i luoghi comuni che puntellano le nostre esistenze di schiavi massificati. La poesia è pensiero messo in musica, visione fluida, consapevolezza del linguaggio che diventa conoscenza di sé. Per scrivere una poesia è necessario che i millenni si coagulino in un istante. Perché ogni verso che si possa definire tale è intessuto della miriade di quelli che l’hanno preceduto. La poesia è memoria. Un popolo che non ama e non rispetta la poesia, è un popolo senza memoria.

10 commenti:

Mia Euridice ha detto...

Eppure la poesia è così spesso banalizzata, svuotata, derisa, vituperata, maltrattata da chi si sente poeta senza esserlo.

Logos ha detto...

Ettore.. le tue parole sintetizzano il significato della Poesia: non cultura ma strumento di indagine del reale. Penetrazione delle trame del reale attraverso l'incanto magico e musicale della parola.
Eccellente come sempre il tuo intervento...
Ciao
Alex

Ettore Fobo ha detto...


@Euridice

Sono convinto che prima di tutto si debba essere dei lettori attenti di poesia. Troppi s’improvvisano mossi unicamente dalla vanità. Vanità ben misera e cieca, perché la condizione del poeta è tutt’altro che invidiabile. Penso ai versi di Gozzano: “Io mi vergogno, / sì, mi vergogno d’ essere un poeta.” Infine è triste constatare che la totale mancanza di talento s’abbina troppo spesso a un ego smisurato. E’ questo che urta, in fondo.

Ettore Fobo ha detto...

@Logos

Strumento d’indagine nel reale, certamente, e anche invenzione della realtà perché ciò che noi chiamiamo reale è innanzitutto linguaggio, un discorso, una costruzione linguistica. E allora la poesia si situa al cuore di questo processo enigmatico. Una volta si diceva: allargare l’area della coscienza. Grazie dei complimenti Logos, sei molto gentile.

andrea scarano ha detto...

bella..
il commento è banale, ma prendilo così.

Ettore Fobo ha detto...


Grazie del complimento, Andrea. Un saluto.

apepam ha detto...

Leggere certi pensieri, certi post, fa bene. Sono come aquiloni che appaiono all'improvviso in cielo mentre si sta saggiando la sostanza del volo.
E dunque, grazie per questa lettura.
Un saluto

Ettore Fobo ha detto...


Grazie a te per questa bella immagine, Apepam. Ciao.

zoon ha detto...

quoto ogni tua singola parola. c'è bisogno di libertà e innovazione, innovazione e libertà, e di sfuggire a ogni taggatura.

Ettore Fobo ha detto...


La poesia ci libera e ci cambia dentro. Ci libera soprattutto da ciò che spesso blocca il cambiamento: il conformismo. Un caro saluto, Zoon.