DICIANNOVESIMO COMUNICATO MITOREALISTA

domenica 27 settembre 2026



“Non importa se i ghiacciai” di Matteo Gennari è l’ennesima prova, se mai ve ne fosse

bisogno, del fermento che agita il nostro Movimento, il Mitorealismo del Sottosuolo. Esso è,

infatti, il primo poema al mondo ad essere lanciato da un ensemble d’artisti, sotto il segno di

un’ibridazione assai accurata e totale. Numerosi artisti sono al lavoro per raccontare il poema

in tutte le sue numerose metamorfosi, sfaccettature, enigmi. Poeti, videomaker, musicisti,

pittori, narratori, cantanti sono coinvolti nel progetto. E, cosa ancora più straordinaria, non

sono solo italiani. Nel poema l’incontro con il Brasile è testimoniato dalla presenza di alcuni

artisti brasiliani.

 

E il mistero del Movimento, NON da me creato ex nihilo ma da me individuato nascere poco

prima della pandemia, è svelato: dopo la “letteratura assoluta”, droga e medicina disciolte

nelle esperienze della prima antologia collettiva del Mitorealismo, “Fiori del Caos”, siamo alla

ricerca di un’arte totale, in cui, caduta ogni differenza concettuale fra le varie arti, tutte si

riconoscano nella stessa scaturigine, come necessari moti di una rivolta che non sia solo

estetica ma, anche per questo, morale e dunque puramente metafisica.

 

Ci rivoltiamo contro quella che Flavio Ermini chiama “egemonia del Significato”; sappiamo tendere tranelli anche al suo degno compare di bevute, il Significante; aborriamo la sordida egemonia del Tempo,

bava del Lumacone Serpentone Leviatano Vostro Signore.

 

Del pubblico non sappiamo che farcene e riteniamo che esso faccia bene a snobbarci, se ha il

cattivo gusto di farlo, e a temerci, se teme di veder cadere le fette di prosciuttone che ha sugli

occhi bendati. Noi non lavoriamo per lui. Siamo i giustizieri mascherati di ogni opinione che,

imputtanita, si arroghi il diritto e il potere di chiamarsi pubblica. Diffidiamo della democrazia,

che, toltasi la maschera, si è rivelata per quello che è: mera e sordida demagogia. Sulle ali del

divino Eraclito pensiamo: “Per me uno vale mille, se è il migliore”. Nostra Signora

Democrazia continui pure a vomitare la sua merda e a chiamarla mondo; noi ce fottiamo di

una massa acefala ed eterodiretta. Noi cerchiamo solo i migliori, se ci siete, battete un colpo.

 Potete trovare “Non importa se i ghiacciai” sul sito della Kipple Officina Libraria e nei

principali store online, come Amazon. Seguiteci su Instagram e Facebook. Ne vedrete delle

belle.

 

Matteo Gennari: https://www.instagram.com/gennari357/

 Joyce Nogueira Schmitt: https://www.instagram.com/joyce.ns/

Ettore Fobo: https://www.instagram.com/foboettore/

Kipple Officina Libraria:  https://www.instagram.com/kipple_officina_libraria/

Gabriel Volpi: https://www.instagram.com/_gabrielvolpi/

Gaia Schirò:  https://www.instagram.com/_gaiaschiro/

 

Ettore Fobo e Il Comitato, L’Officina e Il Laboratorio Mitorealisti

PROSSIMAMENTE

sabato 12 settembre 2026

 



È l'inizio di qualcosa di grande per il Mitorealismo del Sottosuolo. Il 21 settembre esce il primo dei tre poemi mitorealisti che vedranno la luce in questo scorcio finale del 2026. Si tratta di "Non importa se i ghiacciai" di Matteo Gennari, poema scritto nel caldo tropicale di Rio de Janeiro, dove l'autore vive da più di vent'anni. Sarà pubblicato da Kipple Officina Libraria, nella collana da me curata VersiGuasti.

Mantenete la connessione. Questo si produce, ne vedete solo la copertina, nei nostri sottosuoli  e nei nostri laboratori, dalla mattina alla sera, senza quasi pause. Iperproduzione, perché bisogna scrivere, che dico? bisogna vivere all'altezza del turbocapitalismo che ci opprime. Per metterglielo nel dietro, naturalmente. Rallegriamoci: il drago cosmico del Movimento si è alzato. Ne vedete già l'ombra  incalzare i sogni e i segni del mondo.

Ettore Fobo e il Comitato e il Laboratorio mitorealisti 

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Ettore Fobo e il suo doppio

mercoledì 9 settembre 2026

 


«Ma il pensiero incomincerà solo quando si renderà conto che la ragione glorificata da secoli è la più accanita nemica del pensiero.»

Martin Heidegger

«È così che una società tarata ha inventato la psichiatria per difendersi dalle investigazioni di certe lucide menti superiori le cui facoltà divinatorie la infastidivano.» Una frase scritta dal divino Antonin Artaud nel 1947, qualche mese prima di morire.

Non un reperto. Una lama ancora affilata. Una lama, che dico? Una scure insanguinata di tutti i suoi delitti di creatore e di artista supremo, dopo che nove anni di internamento e decine di elettrochoc lo avevano ridotto alla larva che vedete in copertina, con quasi tutti i denti perduti.

Artaud rovescia l’accusa: chi è davvero malato? Chi delira, oppure la società che deve neutralizzare ogni lucidità che la disturba? Chi esce dal solco o chi ce lo ricaccia dentro?

La domanda rimane aperta. Voi che ne pensate?

Con la violenza e la brutalità tipiche di ciò che, nei secoli dei secoli, hanno divinizzato sotto il nome di… ragione, come denuncia Heidegger nella frase in esergo, si sono aperti manicomi con la stessa nonchalance con cui, qualche secolo prima, si accendevano roghi.

Avete le vertigini per questa giostra di prospettive? E soprattutto: voi da che parte state?

Dalla parte della ragione o della follia? Oppure aspettate lumi da Godot o dal buon Gesù per sapere cosa scegliere?

Ditelo nei commenti.

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Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista