martedì 30 agosto 2022
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da “Lo
scambio simbolico e la morte”- Jean Baudrillard- traduzione Girolamo Mancuso-
Feltrinelli- marzo 2022
avamposto mitorealista di lotta poetica
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da “Lo
scambio simbolico e la morte”- Jean Baudrillard- traduzione Girolamo Mancuso-
Feltrinelli- marzo 2022
Pubblicato da Ettore Fobo alle 17:47 4 commenti
Etichette: aforismi, Jean Baudrillard
Noi gente di Cipangu
Quelle isole avvolte da nuvole dorate
non esistono in nessuna carta nautica
anche noi che di quelle isole siamo gli abitanti
non esistiamo in nessuna realtà
il mare nato dall’illusione del mercante Marco Polo
e confinante con quel mare l’oceano della mente
dei naviganti sulle cui tempeste affioriamo e ondeggiamo
noi gente di Cipangu in fondo
siamo una moltitudine non esistente sogni illusioni
non dovete credere alle nostre parole.
(traduzione di Maria Teresa Orsi)
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da “Poeti Giapponesi”- a cura di Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi degli Albizzi – Einaudi- 2020
Pubblicato da Ettore Fobo alle 19:33 0 commenti
Etichette: poesie, Takahashi Mutsuo
Tornano i pescatori con le stelle marine
spartiscono il cibo con i poveri, infilano corone ai ciechi
gli imperatori escono nei parchi in questa ora che assomiglia alla vetustà
delle incisioni
e i domestici fanno il bagno ai cani da caccia
la luce indossa i guanti
apriti finestra - dunque
ed esci notte dalla stanza come il nòcciolo dalla pesca,
come il prete dalla chiesa,
dio: carda la lana agli amanti sottomessi,
dipinge gli uccelli con l’inchiostro, cambia guardia alla luna,
-andiamo a prendere i maggiolini
per chiuderli nella scatola
-andiamo al ruscello
per fare vasi d’argilla
-andiamo alla fontana perché io possa baciarti
-andiamo al parco comunale
fino al canto del gallo
affinché si scandalizzi la città
-oppure adagiamoci lassù nella stalla
dove punge il fieno e si sente il ruminare delle vacche
che poi hanno voglia dei loro vitelli
partiamo, partiamo.
1913, Mangalia
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Da “Prime poesie “ – Tristan Tzara –cura e traduzione Irma Carannante – Edizioni Joker –aprile 2015
Pubblicato da Ettore Fobo alle 09:01 0 commenti
Etichette: poesie, Tristan Tzara
Matteo Gennari nasce nel 1975 a Milano e vive per lungo tempo nella periferia milanese. Prima dei trent’anni, roso da un’insolubile inquietudine, disgustato dalla Milano da bere e da un’Italia oramai priva di realtà e drogata di televisione, decide di emigrare, per stringere in pugno qualcosa in più della solita polvere e sceglie il sud del mondo, il Brasile. Attraversa la grande acqua, non tornerà più indietro.
Decide di partecipare a un progetto umanitario nella più grande favela di Rio de Janeiro, la favela Rocinha. Passa da una periferia all’altra. Dalla periferia paranoica di Milano alla baraonda caotica e pericolosa di Rio. Cambia continente, cielo, sguardo. In favela lavora con una Ong, si occupa di bambini, l’ambiente è difficile: sparatorie, delinquenza, rischi. Incontra la religione dell’Umbanda, si interessa di spiriti guida, di possessione ma capisce presto che la sua vera possessione, il suo daimon è da sempre la letteratura.
Scrive come un pazzo o un dannato. Dalla sua immaginazione escono romanzi e raccolte di racconti come Favelado, Come perdere l’anima, Il fumo della pipa va lontano, Cristo si è fermato a Rio, poesie, canzoni. Sulla sua officina creativa non tramonta mai il sole. Poi improvvisa come una colata lavica Rio gli fornisce il materiale e lo scenario per immaginare questa storia che diventa suggestiva, nonostante sia di degrado. Conturbante e affascinante, il personaggio di Helena vi colpirà, vi sedurrà, vi ammalierà. Non la potrete più dimenticare. Perché non ne possiamo più di questa letteratura che mima miseramente il linguaggio delle fiction televisive, di questa letteratura per famiglie, di questa sociologia da torri d’avorio, e vogliamo stringere in pugno la realtà anche se ha le spine e fa male, anche se è amara.
”Helena” è un romanzo breve e perturbante, qui Gennari è alla sua prova più riuscita. Romanzo di cuore e di sesso, romanzo maledetto come il mondo in cui è ambientato, quello che Majakovskij chiamava ”l’infernaccio brutto della città”, in questo caso Rio de Janeiro, vista aldilà del mito cartolinato per turisti, nel cuore addolorato e indecente delle sue contraddizioni di megalopoli smisurata, senza misura, in quella ubris che è essenza del mondo moderno.
Helena è il personaggio attraverso cui Gennari mostra le piaghe e le pieghe di un pornocapitalismo che ci è entrato oramai nel sangue. Inutile anzi stupido continuare con le tiritere moralistiche, con l’ipocrisia di chi, ammoniva Moravia, si scandalizza, Gennari spacca un muro di carne e da questo muro gronda quel sangue che noi chiamiamo il reale. Helena emerge, splendida e forte, con le sue ferite naturalmente, i gravi traumi subiti ma è come se la sua femminilità fosse rimasta intatta e brillasse come immagine potente, essendo Helena una vittima sì di un mondo che si crede moderno e che sessualmente non è ancora uscito dalle caverne, ma anche artefice del suo destino di puttana. Destino abietto? Smettiamola con queste cretinerie parrocchiali, funzione necessaria di un pornocapitalismo ormai omnicomprensivo, divenuto scenario linguistico sempre più pervasivo. Non è un caso che il monologo di Helena sia raccontato via webcam in un incontro di sessualità virtuale con un cliente che è solo una lucina verde sul computer di lei e mai compare nel testo ma cui il testo è rivolto. Inutile girarci intorno: quella lucina verde siamo noi.
Helena è un personaggio a tutto tondo di puttana che rivendica il corpo come luogo e teatro di una guerra simbolica. Contro il Padre, Gennari a tratti pare suggerire questa lettura psicoanalitica ma c’è di più. Perché la pornografia, come ha mostrato Ballard, come ha confermato Baudrillard, è il linguaggio stesso della contemporaneità, con l’ipertrofico culto per il realismo, il dettaglio esasperato, lo zoom sulla lacrima, i funerali del papa in diretta, la descrizione scientifica di un intervento di mastoplastica, la sexy morte di Diana Spencer in crash automobilistico, raccontata nel minimo dettaglio dell’ultimo respiro… Ovunque, ovunque, pornocapitalismo in atto. Che fare? Mettersi a fare i Giovenale oggidì non conviene, ma il sesso è qualcosa che va reinventato, si sa: aldilà delle seducenti forme dei suoi feticci contemporanei.
Helena queste cose non le sa, è solo una “ragazzina”, ma attorno al suo corpo si addensano tutti i sogni e gli incubi di una Rio de Janeiro più nera che mai.
Ettore Fobo
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Il romanzo può essere acquistato in prevendita a questo link.
Pubblicato da Ettore Fobo alle 06:54 2 commenti
Etichette: Matteo Gennari, Prefazioni
Su Lankenauta potete leggere una mia riflessione sull’ultimo libro di Lamberto Garzia, ”Capped Dice”. Buona lettura.
Ettore Fobo
Pubblicato da Ettore Fobo alle 05:05 0 commenti
Etichette: Lamberto Garzia, Lankenauta
da Facebook:
"Helena, una prostituta carioca, si racconta mentre fa sesso online con un cliente, parlando degli innumerevoli amanti, uomini e donne, del suicidio della madre, del padre che cercò di salvarla dalla perdizione, del quartiere di classe medio-alta in cui è cresciuta a Rio de Janeiro, di una vacanza a Búzios... La scoperta di un universo umano sorprendente, lontano dagli stereotipi e dai pregiudizi."
"Helena è il personaggio attraverso cui Gennari mostra le piaghe e le pieghe di un pornocapitalismo che ci è entrato oramai nel sangue". (dalla prefazione di Ettore Fobo).
In prevendita a questo link. Se il romanzo riuscirà a pre-vendere almeno 90 copie, il libro uscirà in libreria in Italia.
Il costo di una copia è 11 euro più spese di spedizione. "
Di questo romanzo ho curato la prefazione. Tra qualche giorno la pubblicherò sul blog. Lo consiglio caldamente.
Ettore Fobo
Pubblicato da Ettore Fobo alle 18:36 0 commenti
Etichette: Facebook, Matteo Gennari, Prefazioni
Il Forum Anterem è un‘occasione speciale per incontrare amici e amiche. Ci si vede poco ma si condivide molto ed anche quest’anno la manif...