I Signori. Le Nuove Creature- Jim Morrison

martedì 1 giugno 2010

“La poesia è il risuonar del dire oltre il concetto”
Carmelo Bene

I

Sono qui raccolte le uniche opere che Morrison pubblicò in vita e per chi abbia letto Tempesta elettrica uscendone deluso (è un’operazione di sciacallaggio sul mito, hanno pubblicato anche dei foglietti sparsi) può risultare una rivelazione. Quando oscilla fra verso e aforisma Morrison riesce a raggiungere quella zona della psiche in cui il mistero signoreggia, a scapito del reale, quella zona pericolosa in cui la visione si materializza e sembra avere più consistenza della stessa coscienza.

I Signori ha l’eloquente sottotitolo di Note sulla visione, ed è appunto, fra le altre cose, una riflessione sulla potenza dello sguardo, sul voyeurismo, sul cinema, capace di regalarci emozionanti excursus fra “alberghi da poco, pensioni economiche, bar, banchi dei pegni …” E’ anche un curioso poema sulla città, luogo magico, cerchio mentale con al centro il sesso, luogo equivoco in cui si consumano notti di strana follia, perché la “vita notturna”,” la vita di strada” è “l’unica vera vita collettiva della nostra specie”.

Se siamo tutti attori o spettatori, voyeur di un mondo di delirio e delitto, Morrison ci guida in un percorso fra allucinazioni aforistiche blasfeme” la cecità guarita con lo sputo di una puttana”, strane epifanie di misteriose figure archetipiche, “nell’utero siamo pesci ciechi di caverna”, fra la paura di essere inghiottiti e “idiomi letture, giochi musiche”, cercando di mostrarci che il linguaggio è quella dimensione in cui tutto è possibile, anche una trascendenza legata al potere incantatorio delle parole, al flusso magico dei significanti in balia del caos.

Il potere dello sguardo è anche una maledizione, il voyeur che siamo soccombe sotto il peso della sua stessa missione, se l’occhio che guarda è un’arma, noi tutti sogniamo di costruire “ un universo dentro il cranio che rivaleggi con la realtà”. Per Morrison, nell’immagine il mondo trova la sua folgorante epifania, si rivela, si nasconde, strana mescolanza di verità e menzogna, e colui che guarda, il voyeur, è un vampiro evanescente che cerca di succhiare un po’ di realtà ai fantasmi delle sue visioni. “Fantasmagorie, show di lanterne magiche … Teatri del tempo” tutto ruota intorno all’immagine, ossessivamente evocata, invocata, sorta d’incunabolo di tutte le mitologie contemporanee, sintesi dell’universo, sua catarsi. Il cinema è un formidabile gioco d’ombre che nasce dalla magia, dal sabba, è “un’evocazione di fantasmi” il cui fine è creare un’alternativa al “mondo sensoriale”.

Per Morrison è centrale la figura dello sciamano, che con le sue convulsioni, i suoi linguaggi segreti, la sua “psicosi” rispettata, era il centro della vita della tribù; attraverso la sua figura sembra raccontare “le regioni sepolte della mente” che tanto lo affascinano, e, come un vortice, lo attraggono. Sconfiggere la noia, riconnetterci con “il flusso della vita” sono eventi strettamente legati alla capacità di suggestione della parola e soprattutto del cinema, “erede del’alchimia”, e in definitiva i Signori del titolo sono gli artisti, esseri fantomatici che placano la nostra angoscia regalandoci “libri, concerti, mostre, cinema” . Sono esseri oscuri e selvaggi, chiare reminescenze nicciane, il cui potere è soprattutto quella speciale negromanzia chiamata Arte.

II

Le Nuove Creature è più chiaramente un testo poetico, e sebbene la prima impressione sia di disordine, si intuisce a una lettura più approfondita la capacità ritmica di Morrison, che la traduzione di Lorenzo Ruggiero restituisce con buona approssimazione. Tutto sommato, Morrison ha uno stile poetico molto educato, direi classicheggiante, nella sua scrittura irrompono immagini e personaggi di un mondo colto nella sua evanescenza lisergica, nel suo svaporare. In una “città impazzita dalla febbre” si registrano settecentesche reminescenze di “sorelle dell’Unicorno”la poesia deve tradurre “l’antico latrato dei cani” e inondarci con le sue promesse d’incantesimo.

E’ una poesia che procede per balzi immaginifici, traverso un processo di accumulazione d’impressioni, a volte slegate fra loro, con un’attitudine al dadaismo, altre volte legate da un sottile filo di analogia da poeta metafisico: un paio d’ali/caduta/ alti venti di Karma/. Il momento del perdono è cruciale”il mio benedetto castigo”aleggia sinistro ed è forse”la morte di tutta la gioia”, ma quale sia la colpa non è mai chiarito nel testo; la mia supposizione è che si tratti proprio della poesia, attività sovversiva e inquietante rivolta linguistica.

La natura è davvero quel tempio di oracoli e nella sua visione del cosmo Morrison arriva ad elaborare involontari haiku come questo: “consulta l’oracolo/amaro ruscello, striscia/essi esistono nell’acqua piovana/. Immagini ricorrenti di tortura, soprattutto di figure femminili, richiamano la sotterranea idea di sacrificio, ricordano i roghi delle streghe. Solo manca unità, si percepisce Le Nuove Creature come un poema, ma quale sia il suo senso è un po’ oscuro, non s’intravede la filigrana evidente di quello che era nella mente dell’autore, il nocciolo duro di un’idea fissa.

C’è l’idea ricorrente del sacrificio, la città deve delirare, per purificarsi, per far riemergere ciò che è selvaggio e primigenio, e per ricevere i “ sogni proibiti di un dio azteco” è necessario uscire dalla ” desolazione”, dalla “ tristezza animale” in poltrona. Così la sintesi finale del processo creativo di Morrison sembra essere la rielaborazione del mondo in chiave di enigma ma la decifrazione dell’enigma è rimandata, conta cercare di ritornare nella segreta dimensione da cui fummo scacciati, l’infanzia forse, quando le catene messe al linguaggio erano più deboli. Paradiso perduto nel momento in cui la consapevolezza ci ha schiacciato con le sue “ombre di ubbidienza”. E allora abbiamo la rivolta, che per il poeta è soprattutto linguistica, e il rigoglio dei versi migliori, la loro aggressività ritmica, preludono ossessivamente all’omicidio, spesso evocato in queste poesie, che pure non sono mai granguignolesche e mantengono la tensione solo su un piano magico, perché l’omicidio e il sacrificio ad esso sottinteso sono chiaramente atti magici, di trasformazione.

In questi versi emerge non tanto il desiderio di rinnovare il mondo, ma di vederlo attraverso la rimboldiana e irritata pupilla di Satana, dove Satana è l’ipostasi dell’attività creativa e del caos.

I Signori. Le Nuove Creature- Jim Morrison – traduzione Lorenzo Ruggiero- Blues Brothers


4 commenti:

giacynta ha detto...

"Quella speciale negromanzia chiamata Arte" richiede dunque ai suoi sacerdoti il delirio, ovvero l'innocenza assoluta ?

Splendida recensione; il tuo modo di descrivere è al contempo appassionato e lucidissimo!
Mi piacerebbe leggere qualcosa in più sulla biografia di Jim Morrison.
Mi sono sempre chiesta il perchè di quel suo sguardo malinconico, quasi fosse carico di esperienze, visioni, certezze di un uomo "antico".

Ettore Fobo ha detto...

Morrison era affascinato da Rimbaud che parlava di "sregolamento di tutti i sensi", per raggiungere l'ignoto.Era anche un lettore di Nietzsche e il dionisiaco è proprio uno stato di frenesia delirante. Ed è vero, come tu dici, che il delirio presuppone l'innocenza assoluta.

Per la biografia di Morrison ti consiglio un libro edito da Mondadori che si intitola Jim Morrison vita, morte,leggenda. L'autore è Stephen Davies ed è il migliore fra quelli che ho letto. Oppure potresti leggere Light my fire- la mia vita con Jim Morrison- di Ray Manzarek, testierista del gruppo, ma non è bello dal punto di vista della scrittura.O, se sei interessata alla poesia di Morrison, Rimbaud e Jim Morrison di Wallace Fowlie, edito da Il Saggiatore.

Grazie dei complimenti, sei sempre gentile.

JJ80 ha detto...

E molto bello "nessuno uscira vivo da qui"...
E molto dettagliato ,ci sono testimonianze e aneddoti di chi gli e stato vicino.
Circa 360 pagine...

Ettore Fobo ha detto...

@jj80
Si lo conosco, bello.