Aforismi della libera azione

venerdì 25 marzo 2011

1

Le cose non vanno gridate, vanno sussurrate perché il sussurro è più forte dell’urlo.

Le cose non vanno sussurrate, vanno pensate, perché il pensiero è più forte del sussurro.

2

In Italia o nel mondo c’è un solo atto politico degno di nota: non avere la televisione, non leggere i giornali, dedicare alla cosiddetta informazione giusto il tempo di un cornetto svagato. Non per disinteresse o indifferenza, il che sarebbe un male, ma per scelta consapevole: non voglio essere controllato.

3

Il telegiornale è l’apoteosi del controllo della mente, il vertice di questo cerimoniale capitalistico, fondato su un debito incomprensibile, un peccato originale fantomatico, l’unica possibilità è il lento metodico risveglio della virtus latina che Nietzsche ebbe la sagacia di chiamare volontà di potenza, dove però si è capito che esiste una sola potenza: la consapevolezza e la conoscenza di sé.

La virtus non ha bisogno di qualcuno che la rappresenti politicamente, esteticamente, culturalmente, non ha bisogno dello spettacolo( sia esso una messa o un concerto o un comizio) perché essa stessa è lo spettacolo.

E’ ancora una volta l’imperatore Adriano, con l’ultimo verso nella traduzione di Carmelo Bene:

“Piccola anima smarrita e soave,
Compagna e ospite del corpo,
ora che t'appresti ad ascendere in luoghi
incolori, aridi e duri,

più non darai spettacolo di te.”

Discesi in questa morte della verità e dunque dell’apparenza, liberi di non dare spettacolo, non siamo più artisti, né demiurghi di realtà illusorie, precipitiamo in una consapevolezza più antica di Dio, felicemente sbriciolati come prima di essere, che qui significa sempre esserci, dunque partecipare al gioco che profondamente ci nega.

4

Dove abbiamo annegato le nostre maschere? In quale liquame? Perché abbiamo appiccato un incendio sulla giostra che ci portava in alto? Perché scegliemmo l’abisso?

Per dimenticare l’onniscienza della nostra ombra e vivere liberamente l’ignoranza, l’errore, l’errare: perché non ci piacciono le cose facili, paradisi a portata di mano: l’umile erba sotto i nostri piedi ci induce a macchinare cieli a dismisura, a volare più in alto del volo.

14 commenti:

Daniz ha detto...

Ci può solo essere una minuta aristocrazia consumata d'inedia ascetica o s-modi epicurei, depattumizzata dal volgo, depoliticizzata, olimpica, totalmente sprovvista di programmatica e grammatica, criptica e deforme proteiforme, che non inneggia alla libertà, al foriero morbo, manierista senza posa, sbrodolata di protesi e annegata di freddo.

Belli i tuoi aforismi. Sarebbero utili per rigenerarsi un po'.
un saluto

Ettore Fobo ha detto...

Grazie Daniz, anche il tuo commento potrebbe essere un bell'aforisma, un saluto.

Yanez ha detto...

Rinunciare allo spettacolo: e che cosa, allora, seminerebbe la pietà? Che cosa susciterebbe l'accorata compassione? A che varrebbe la gioia? La politica non può fare a meno dello spettacolo, diventa burocrazia e nemmeno di quella buona. Comprendo la tua esigenza di distacco, del resto "già il bisogno di sentire le notizie più volte al giorno è un segno d'angoscia" (il solito J.). Ma questi sono tempi angosciosi e non passerà solo perché facciamo gli indifferenti.

Ettore Fobo ha detto...

La tua è una prospettiva interessante che dallo spettacolo (dell’orrore) nasca la pietà, se ho capito bene, ed è anche vero. Ma qui entra il gioco il fastidiosissimo cicalare degli apparecchi radiofonici e televisivi, questo urlante sottoregno spettacolare. In senso alto “ la vita si giustifica essenzialmente come fenomeno estetico” come spettacolo, ma liberarci di esso cosa comporta? M’incuriosisce l’idea di essere senza mondo, senza sfondo, senza palcoscenico, senza più maschera, e senza verità. Paradossi, se vuoi. Grazie del commento Yanez, mi ha fatto, e mi farà, riflettere.

Daniz ha detto...

Il discorso meriterebbe un quattrocchi-seiocchi (chissà quant'occhi) scrivendo se ne perde la forza. bulbi.
Se lo spettacolo è consolazione, se stilare la carta, rispondere, dà consolazione, aiuta la politica... mbè questo credo sia la vera volgarità. Arricchire lo spirito. Ennesima volgarità. Nulla s'arricchisce, sono solo svarioni, idee che trapassano restano fornicano, poi zzzompano. opplà. cosa resta delle risposte? perché il sociale? nel Fu Mattia Pascal c'è un dialogo dove MP chiede "Un uomo cammina, cade, batte la testa, dov'è l'anima?". Avevo manco 18 anni quando lo lessi, rimasi sgomento. Togliamo anima, mettiamo Cultura, mettiamo Idee, mettiamo Intelligenza. Non si tratta della caducità delle cose, si tratta che noi siamo collegati con dei tubicini ad un gigantesco contenitore di idee (dalle più alte alle più basse- spifferate, stillicidio). l'arte non deve essere la carretta che porta a zonzo questo contenitore. non serve l'arte per migliorare i tempi. per dirimere vertenze secolari. per questa farsa posticcia bastano gli opinionisti di calcio e i lor surrogati politici.
l'arte deve andare fuori campo. non concedere appigli a chi assiste, all'assistente. deve scivolare dappertutto. più si diventa poveri d'idee meglio è.
Pensare è una cosa. Fare arte un'altra.

un saluto

Ettore Fobo ha detto...

Beh Daniz, comunque sia, il tuo stile di scrittura spacca, per usare un gergo, solo ecco il termine Cultura mi dispiace. Non è la Cultura il segreto dello stile, ma una cosa selvaggia chiamata ispirazione, il cui compito è proprio spaccare, come fai tu, il gergo “casa e chiesa e tele cosa” se mi passi la citazione non colta. Spaccare la Cultura,termine che Deridda fa derivare da colo, in italiano colonizzare. E con lui Carmelo Bene. Un saluto.

Daniz ha detto...

Ettore, non volevo intendere che dobbiamo installare cultura nel nostro cervello ma che Anima (della citazione pirandelliana) è cambiabile con Cultura e che quindi non esistendo la Verità( o la Cultura, da colo, giusto), all'infuori di noi, al di fuori della nostra testa che cade e scema,è inutile che l'arte se ne faccia messaggera. Quindi è inutile che butti idee per l'aia e risolva i bassifondi problemi intestinali di questo paesello al pastello che ci ritroviamo.
Ci siamo malintesi, Ettore, perché io odio la Cultura, credimi. preferisco lo studio e la indisciplina (ma quella che parte modesta e operosa)

ciao e grazie degli spacchi.

Ettore Fobo ha detto...

Ok, dovevo leggere il tuo commento con più attenzione. Ciao.

Daniz ha detto...

no problem Ettore, era solo per chiarirsi.
un saluto

Anonimo ha detto...

La cultura è quello che rimane in testa quando sei in preda al terrore più nero.
Se in quel momento rimane in testa qualcosa, ecco, quello è la cultura. Non la cultura universale, intendiamoci. Solo la tua cultura.
Ciao.
Massimo

Ettore Fobo ha detto...

Considerazione interessante, Massimo, che la cultura sia ciò che sopravvive al terrore, un saluto.

diogene senza l'anima ha detto...

le cose non vanno pensate. le cose non vanno. le cose non. le cose. le. . il silenzio è più forte. il silenzio è l'azione pura, priva di inutili orpelli e di inutili commenti.

diogene senza l'anima ha detto...

ma una azione che sia allo stesso tempo pura (senza secondi fini e senza ridondanze, commenti, duplicità) e sussurrata, è il massimo dell'umiltà, e quindi dell'autenticità.

Ettore Fobo ha detto...

E' così, Diogene, umiltà, auutenticità, sono le parole chiave. Grazie dei commenti.

Ps bello il tuo nickname.