Passione e innocenza - la poesia di Pier Paolo Pasolini

sabato 10 marzo 2012


L’attività poetica di Pier Paolo Pasolini è divisa in due, lo spartiacque è rappresentato dalla pubblicazione nel 1957 de Le ceneri di Gramsci, probabilmente il suo capolavoro, che vinse il Premio Viareggio ex aequo con Poesie di Sandro Penna. C’è un prima e un dopo, Le ceneri di Gramsci segna prepotentemente la vicenda poetica di un artista che, sebbene assai poliedrico, ha sempre messo al centro della sua ricerca la scrittura in versi, divenendo progressivamente consapevole della “mancanza di richiesta di poesia” come recita il titolo di una sua lirica, contenuta nella penultima raccolta Poesia in forma di rosa.

Dall’inizio in dialetto friulano con La meglio gioventù fino all’ultima opera Transumanar e organizzar, la poesia di Pasolini ha i contorni netti e decisi della personalità del suo autore. L’inizio è all’insegna di ascendenze pascoliane, in verità non sempre del tutto convincenti, in sottofondo si muove la ricerca di un’impossibile “purezza”, una delle parole chiave per intendere l’opera di Pasolini, specialmente quella giovanile, purezza in contrasto con il peccato e la colpa rappresentati dalla sua diversità erotica, dalla sua omosessualità, dentro un mondo sempre sentito come colpevole, a causa delle ingiustizie che vi si consumano, dove”servi della norma e del capitale” opprimono la povera gente il cui riscatto è rappresentato dall’idea comunista, che in Pasolini, ateo, ha spesso avuto toni da redenzione cristiana. Infatti, in un suo articolo pubblicato nell’antologia Le belle bandiere, le parole di Cristo sono diventate le parole di Marx, altrove il “rosso straccio di speranza” viene agitato da operai in cerca di un destino migliore.

Frequente, accanto all’immaginario comunista, che ha in Marx e Gramsci i principali mentori, un’iconografia religiosa, che possiede una forte componente culturale, e che il poeta sviluppa negli anni fino alla realizzazione di un film sulla vita di Cristo o alla dolorosa consapevolezza che la scristianizzazione del mondo moderno non è una liberazione dall’oppressione delle religioni, pur riconosciute”ipoteche di morte”, ma di un imbarbarimento e di una perdita di identità culturale, realtà causate dal consumismo, grande nemico degli ultimi anni della sua vita.

In sostanza, Pasolini è il cantore di esistenze marginali, periferiche, quasi fuori dalla storia, che è sempre storia borghese, è un paesaggista notevole, con un forte afflato pittorico, la sua Italia è ritratta dalle Alpi alla Sicilia come un paese di sogno a cui l’incubo dell’ingiustizia sociale non impedisce di essere insieme ”misera e stupenda”. Questo procedimento ossimorico è presente un po’ ovunque, la realtà che Pasolini racconta è sempre scissa fra storia e natura, fra colpa e innocenza, fra ragione e caos, non c’è mai un’univocità, le cose sono battezzate da una visione che le rende sempre duplici.

La Roma che Pasolini racconta è quella delle periferie, dei tuguri miseri, degli anfratti, dove prostituzione, furto e miseria, si contendono la scena ma egli è capace di vedere in essi il fremito vitale che li attraversa e cantarli come i luoghi di una strana innocenza, magica, orale, metastorica.

Ma nei rifiuti del mondo,nasce/ un nuovo mondo: nascono leggi nuove/ dove non c’è più legge; nasce un nuovo/ onore dove onore è il disonore./ Nascono potenza e nobiltà,/ feroci, nei mucchi di tuguri,/ nei luoghi sconfinati dove credi/ che la città finisca, e dove invece/ ricomincia, nemica, ricomincia(…).

Pasolini racconta il popolo, oppresso, vittima di una borghesia spietata, condannato al duro lavoro delle fabbriche o ai penosi sotterfugi della miseria, e ne racconta una mitica innocenza, una mitica purezza, che è data dallo strano miscuglio di povertà e speranza. A tratti c’è un certo idealismo che conduce il poeta a stigmatizzare la profonda corruzione del nostro paese, di cui in una poesia si augura che sprofondi nel suo “bel mare” e liberi così il mondo. Qui la speranza è spesso considerata un alibi, una maschera che nascondendo le brutture del mondo le giustifica, Pasolini la sente comunque necessaria “L’alibi della speranza dà grandezza/ ammette nelle file dei puri, di coloro, che, nella vita, si adempiono/, la bellezza è un attimo rubato alle consuetudini di un’umanità spesso corrotta, e la lotta di classe è l’unica razionale risposta alle ingiustizie. In questo Pasolini risulta forse datato, figlio della sua epoca, ma la sua analisi dell’involuzione antropologica causata dal consumismo ha ancora oggi un’attualità raggelante, profetica. Ecco, Pasolini è stato il profeta di un’umanità di esclusi, fuori dalla cultura, fuori dalla storia e allo stesso modo ci ha indicato le soluzioni che, oggi che il comunismo è un reperto museale, appaiono forse anacronistiche. Nel contesto culturale di allora brilla comunque la sua coerenza lucida, sofferta, i suoi versi oscillano fra l’esaltazione del paesaggio italiano e la testimonianza politica.

Pasolini ha sentito con potenza l’ambiguità dell’esperienza umana, così la scissione fra ideale e reale in lui è una ferita viva, anestetizzata dall’adesione al comunismo, adesione disperata, critica; fu impossibile irreggimentare nei dogmi del partito questa tensione selvaggia, questo pathos della contraddizione, che Pasolini ha incarnato.

C’è nelle sue poesie il tracciato di un sentimento di esclusione dal mondo, in quanto intellettuale il poeta è paragonato a “uno schiavo malato” a una “bestia” che si muove “con la lentezza che hanno i mostri”, nonostante tutta la sua partecipazione politica anch’esso è in fondo nemico di quel popolo di cui si desidera il riscatto, “Tu ti perdi nel paradiso interiore,/ e anche la tua pietà gli è nemica.”. E’ l’estrema consapevolezza, nata dall’onestà intellettuale, da quella purezza di intenti che ha guidato Pasolini, e lo ha reso uno dei grandi testimoni del secolo appena trascorso.

Le poesie di Pasolini hanno la forza della sua personalità, della sua passione, del suo pensiero, sempre chiaro e cristallino, sempre tagliente e affilato come una lama. Pensiero che viene celebrato in una sua poesia, come il vero antidoto alla miseria e alla sofferenza umane, e che brilla della luce di una passione che non ha fatto sconti alla società del suo tempo, denunciandone implacabilmente le storture, le derive, lo spaventoso conformismo. Pasolini ha pagato per la sua coraggiosa libertà un prezzo molto alto, in termini di processi cui la sua opera fu sottoposta e infine, probabilmente, come fanno pensare le recenti dichiarazioni di Pelosi, ha pagato con la vita il lusso di una libertà pericolosa.

6 commenti:

Massimo Caccia ha detto...

Uno scritto veramente interessante e sintetico, dato che offre una visione sinottica dell'opera poetica (estesa) di un grande autore.
C'è un passaggio molto forte, verso il centro:

"dolorosa consapevolezza che la scristianizzazione del mondo moderno non è una liberazione dall’oppressione delle religioni, pur riconosciute”ipoteche di morte”, ma di un imbarbarimento e di una perdita di identità culturale, realtà causate dal consumismo, grande nemico degli ultimi anni della sua vita".

Un'analisi estremamente oggettiva ed attuale. Forse abbiamo bisogno di più poesia!
Grazie e buona giornata.
Massimo

Ettore Fobo ha detto...

Grazie Massimo, buona giornata anche a te.

matteo ha detto...

Grande Fobo, analisi fantastica!
Ti consiglio, se non l´hai giá fatto, di leggere "Petrolio" e le fonti che Pasolini utilizzò o pensò di utilizzare per scriverlo, in particolare "Questo è Cefis"...Pasolini stava indagando, personalmente, pazzescamente, sulla morte di Enrico Mattei, presidente dell´Eni, nel 1962, e sulla partecipazione all´attentato del vice presidente Eugenio Cefis fondatore, tra l´altro, della loggia massonica P2...era arrivato al cuore del problema e del dualismo - Petrolio é intriso di omossesualità colpevole, senza amore, quasi pornografica e di indagini, movimenti, studi intorno agli uomini di potere...purtroppo mancano numerose pagine e ci sono incoerenze che fanno pensare alla sottrazione di una o piú parti....

Ettore Fobo ha detto...

Grazie Matteo, Petrolio è in agenda da anni, è uno di quei libri che misteriosamente mi sfuggono.Ho letto comunque degli stralci. Temo che la morte di Pasolini rimarrà avvolta nel mistero, nonostante abbiano riaperto le indagini. Deve essere un intreccio da capogiro di poteri forti, P2 e chissà cos'altro.

Un caro saluto.

Elena ha detto...

Anch'io ho intenzione prima o poi di affrontare Petrolio, è lì, nero, che aspetta.
Le poesie sono volutamente disarmanti, estenuanti. Una delle sfide più tremende. E' così difficile sostenere l'affronto della purezza.

Ettore Fobo ha detto...

Hai detto bene, Elena, “l’affronto della purezza”. C’è qualcosa d’impudico nella poesia, sempre, maggiormente quando fa riferimento a questa dimensione di purezza, così enigmatica, situata quasi al di qua dalla storia, che è sempre storia della nostra corruzione. In fondo, il riferimento a una mitica innocenza ci mette troppo a nudo.

Un caro saluto.