Una poesia di Carmelo Bene

giovedì 15 marzo 2012

Siamo fuor del marcire dentro un sacco

Siamo fuor del marcire dentro un sacco
morente assenza Resti
di che mai fu In provincia
la stessa che ritorna tourne à naître
in tour-nées poveri guitti
babalbutiti ‘n vuota scena da
nostradonnamaria insignificanza indove
ce ne no stiamo più non stiamo e t’amo
‘n letto
‘me se d’altrui cadaveri ‘nventato.

L’hanno portato via l’hanno portato
chi l’aveva una volta mai l’amata
se non a mo’ di tazza sul comò
tepida oscena dura a mo’ di smalto
tronco busto sensuato ‘me di bambola
educato ‘n androide sì così
si sta in così ecce femina ch’è no

Distaccata ‘me posta lontanata chissà
per s’avvicina l’altra mano toccami
qui dove più non duole
il no del corpo star in fare il morto.

Che ragazza e ragazza! E’ cosa spoglia
nella sera dall’ombra carezzata
nella carezza ombrata da la notte
in dell’incanto sole del meriggio
domestico claustrato d’arabeschi
divini evanescenti alle marine
pareti della stanza ‘n divenir

Che ragazza e ragazza! sperso arredo ‘n dettagli
in apparir disparso dentro vano
che d’intimo discreto in m’hai scordata
L’hanno portata via l’hanno portata
‘me il tutto ch’è mai stato e poi finì.
***

dal poema 'L mal de' fiori - Carmelo Bene - Bompiani (2000)

3 commenti:

mia_euridice ha detto...

Lo hai ricordato anche tu?
Sapevo che l'avresti fatto.
Tu sì!

Ettore Fobo ha detto...

E' un atto dovuto verso un grande artista, che ha segnato profondamente la mia vita. Va ricordato, a dispetto dell'oblio.

kipple officina libraria ha detto...

No, la meidocina non la voglio!

(da: Pinocchio di CB)