All’opposto di ogni posto – Lambert Schlechter

sabato 12 luglio 2014






Grazie alla traduzione di Clemente Condello e alla lungimiranza dell’editore Interlinea debutta in Italia il poeta lussemburghese Lambert Schlechter, con la raccolta All’opposto di ogni posto, scritta in due lingue, il francese e il tedesco. E’ una raccolta sfaccettata, in cui la realtà viene esplorata da prospettive differenti, attraverso un tono colloquiale,  infatti, il poeta indaga nelle pieghe dell’esistenza comune, attraverso il lirismo di altri versi ne canta il mistero, poiché la semplicità di un vitello appena nato, l’erba intrisa di rugiada, il tiglio che stormisce sotto un cielo blu, sono manifestazioni di qualcosa di “improbabile/ incomprensibile & miracoloso.”

Questo è il mondo per Lambert Schlechter che in questa raccolta fa “cozzare l’aulico con il prosaico” come nella celebre espressione usata da Montale per definire Gozzano. E Montale è proprio uno nei numi tutelari, come si capisce dalle poesie della sezione “conversazioncine con eugenio”, scritta tutta in tedesco, che precedono il testo vero e proprio, scritto invece in francese; sezione quella dedicata al poeta italiano che risale agli anni Ottanta, mentre All’opposto di ogni posto, L’envers de tous les endroits nell’originale, fu pubblicato in Lussemburgo nel 2010.

Quando l’aulico cozza con il prosaico, quando il lirismo si confonde con il gergo della strada, abbiamo le scintille di una scrittura originale, capace di sdoppiarsi, cantando ugualmente il mistero della vita e la passione per la carne. Il poeta ha, infatti, un’unica religione, incarnata dal sesso femminile, che acquista in questi versi una potente valenza simbolica e mantiene intatta una sacralità misteriosa.

“Scrivere come non ci fosse più inchiostro/ parlare per sgozzare le parole” è il fine di una poesia che si segnala soprattutto per la sua vitalità, flusso di coscienza che arriva al mare di una lucidità stregata da se stessa. Poesia aggressiva e insieme lucida, appassionata e insieme disincantata,  in cui la parola è un veicolo di una grande frammentazione, la frammentazione del reale.

Le sezioni del libro sono quattro e ognuna è divisa in 27 parti, con una passione per la simmetria che reca in sé la pulsazione caotica della realtà -  quella che il poeta chiama ”la zizzania delle molecole” - e la domina con l’esattezza spiritata delle sentenze poetiche. “L’assoluta voluttà del nulla” è il premio di queste riflessioni poetanti, un nirvana di sogno e sonno che può porre fine alle contraddizioni della realtà, perché solo ci si può rigenerare nella “tenebra più oscura”, per poi riapparire più leggeri “con qualche chilo d’esistenza in meno”, per incontrare, attraverso un viaggio fra i secoli,  i grandi spiriti che animano la mente del poeta: Gilgamesh, Oscar Khayyam, Qohelet, che ci comunicano che “vi sono molte ragioni per piangere/e alcune per sorridere.” Vertigine (vertige) è una delle parole che più ricorrono: vertigine temporale, per i secoli e i millenni passati, e vertigine spaziale, per gli spazi siderali immensi.

L’ossessione erotica ha sempre condotto la parola poetica alle vette dell’idealizzazione, sembra dirci Schlechter. L’esaltazione della donna angelo tradisce sempre la nostalgia della prostituta, ci racconta implicitamente in versi che hanno il coraggio di mescolare notazioni critiche sulla poesia provenzale con la pornografia. Ammetto che una parte di me, quella maggiormente pudica, trova anche fastidiosi versi come questi: “allora cadi in ginocchio davanti a lei/ e premi il viso sul suo ventre/ e respiri profondamente/ fino in fondo all’anima / tutti gli odori della sua vulva. “ Quella di Schlechter è dunque anche una poesia spudorata (ma c’è forse una poesia che non sia,  al fondo, spudorata?)  in cui il sesso è cantato senza inibizioni, senza remore, il poeta ci racconta a volte senza freni del suo invasamento erotico.  Per chi si chiede quale sia L’opposto di ogni posto, vengono in soccorso questi versi: “ il nulla che è l’opposto d’ogni posto.“

Schlechter pare dunque un poeta interessante che ha un ampio raggio d’azione, la cui poesia vibra a corde differenti, oscillando fra la commozione intellettuale davanti a un paesaggio, la passione erotica, la riflessione filosofica, la sentenza aforistica tagliente. Nelle sue poesie si agita l’inafferrabile sembianza della poesia, il respiro della sua musa è insieme aulicamente fiorito e rozzamente alcolico. Raffinato e scurrile Schlechter incarna così la duplicità propria della poesia e del poeta, sperimentando nella propria scrittura le contraddizioni che rendono la parola poetica così ambigua e insieme così vera e necessaria.

La traduzione italiana è tardiva (si potrebbe dire con una certa cattiveria: come al solito) e ci conferma le difficoltà (tragiche)  in cui versa l’editoria poetica nel nostro paese.

9 commenti:

Mia Euridice ha detto...

Lambert Schlechter.
Mai sentito.

Devo ringraziarti perché permetti a molti di conoscere ciò di cui si sa poco.

Ettore Fobo ha detto...

@ Euridice

E’ più o meno uno degli scopi di questo blog: porre attenzione alla letteratura sommersa, la poesia in particolare. Ti rimando al blog personale del poeta:
http://lambertschlechter.blogspot.com/

Elena ha detto...

Molto interessante. Mi ha colpito il tentativo di questo poeta di mettere ordine nel caos, dando spazio senza mediazioni alle contraddizioni più estreme. Ho visitato la sua pagina, è anche scultore. Non mi sorprende. Mi affascina e riconosco la necessità di sondare il mistero della materia e del puramente visivo oltre all'universo della speculazione e del linguaggio.
Sicuramente da approfondire
Ciao Ettore.

Ettore Fobo ha detto...

@ Elena

Quando si approfondisce la materia della poesia si entra in questo labirinto di contraddizioni e si cerca di domare il caos del linguaggio. In questo poeta in particolare le contraddizioni brillano e affascinano. Per me è fonte di ispirazione. Ciao, Elena.

diogene senza l'anima? ha detto...

Complimenti, Ettore, un'altra volta mi hai permesso di conoscere un altro interessantissimo poeta (per me) sconosciuto, e invogliato ad approfondire col tuo articolo.

Notevoli anche le sculture sul blog, mi pare di aver capito di sua moglie.


diogene senza l'anima? ha detto...

La poesia è spudorata assurdità, contraddizione senza giustificazione, ambiguità e mistero irrimediabili e senza tentativo di rimediare. Un'architettura estrema che sfida l'impossibile, va contro la legge di gravità, una paradossale radicale impennata pericolante, e insieme un'armonia esatta e la ricerca di un linguaggio fluente, libero, con i freni alla lingua eliminati, un linguaggio spontaneamente ancestrale, deragliato, "automatico" (surrealismo) il linguaggio originario che emerge quando si smette ogni ricerca, ogni costrizione, ogni scopo, ogni fare.

A proposito, hai mai sentito parlare (o letto poesie) di Jacques Reda? E' un altro poeta molto interessante, attualmente non ancora tradotto in italiano da quanto mi risulta.

Ettore Fobo ha detto...

@ Diogene

Grazie a te, per questi commenti appassionati! Uno dei miei obiettivi con il blog è proprio di tipo divulgativo, quindi mi fa piacere sottoporre all’attenzione dei miei lettori autori poco noti, anche se non è una regola. La poesia non è un lavoro, assomiglia di più al gioco, ed è sicuramente un deragliamento. “Sregolamento di tutti i sensi” anche logici per usare un celebre espressione di Rimbaud. Tuttavia ci sono poeti per cui essa non è automatica ma costa anche fatica, riflessione, sforzo. Non tutti credono all’ispirazione, penso a Montale, ma anche a Baudelaire, che ne diffidavano. Io vi credo molto. E’ uno dei motivi per cui mi ostino a scrivere: per cercare quei felici momenti in cui tutto fluisce, quasi senza sforzo, e l’immaginazione linguistica ha il sopravvento. Per quanto riguarda la tua domanda, non conosco Jacques Reda. Approfondirò.

diogene senza l'anima? ha detto...

Sì la poesia può essere molte cose diverse. Lo so già in relazione alla mia esperienza, figuriamoci se si prendono in considerazione diversi autori. La poesia è indefinibile. Che legame c'è tra le costruzioni intellettuali che so di Luzi o del tardo Montale per esempio e l'improvvisazione della slum poetry??? Eppure, si tratta sempre di quel fenomeno misterioso che si chiama poesia.

Ettore Fobo ha detto...

@ Diogene

Fenomeno misterioso sì, difficilmente definibile, enormemente complesso e variegato.