Verità e letteratura

sabato 15 settembre 2012


In letteratura, per fortuna, non esistono verità assolute ma solo verità relative.  E’ il grande regno dell’ambiguità semantica, soprattutto la poesia. Quando Manganelli dice che la letteratura è menzogna, per me vuol dire che l’immaginazione è al potere. La parola menzogna ha però sempre uno spiacevole retrogusto morale. Con essa io intendo il dominio dell’immaginazione sui cosiddetti fatti, che, a ben guardare, sono soltanto i cascami dell’immaginazione. “Non esistono fatti ma solo interpretazioni dei fatti” scrive Nietzsche.

La verità è soltanto una pietra posta davanti all’uscita del labirinto in cui vaghiamo in cerca di noi stessi.  Quando Verità prende la maiuscola come nel caso del cattolicesimo, io sento la zaffata della putrefazione e come un tanfo di fogna si leva. La Bibbia è letteratura, cioè immaginazione e menzogna. Fare di un’interpretazione di essa la Verità mi sembra antiletterario e addirittura criminale. I paraocchi però permettono ai cavalli di non deviare dal tragitto imposto. Questi paraocchi religiosi hanno la stessa funzione, mi pare, ma persino Dante, per scrivere La Divina Commedia, dovette sbagliare strada. Chi non sbaglia strada mai e percorre la retta via, chi non ha il coraggio di mentire, cioè di affidarsi all’immaginazione, non scriverà mai nulla d’interessante. E oltretutto, dubito assai che possa definirsi vivente.

                                                                                                                                                             


16 commenti:

Massimo Caccia ha detto...

La verità e le verità! Una riflessione complessa. Credo che per andare oltre, occorra la consapevolezza dei limiti umani, della ragioni che stanno oltre il bene e il male, la verità e la menzogna, appunto.
Buon fine settimana

silvia ha detto...

Il contrario di "verità assoluta" non è "bugia" ma, come dice bene l'incipit del post, "verità relative".
In letteratura non esistono verità assolute così come nella vita non esistono verità assolute, nel senso che ogni fatto può essere visto da prospettive diverse.
Dov'è la verità assoluta? Nelle ideologie, che non a caso sono materiale molto pericoloso :)

mia_euridice ha detto...

So di non essere un'artista, né di fare una considerazione geniale, ma per me la "verità" è e rimane solo un punto di vista.

zoon ha detto...

sì, sì ettore, è proprio come dici tu...

mariadambra ha detto...

Hai proposto un argomento che si presta a tante interpretazioni quanti sono coloro che lo affrontano. La verità stessa è un'invenzione, poiché tutto muta di continuo e mutano anche i fatti se cambia l'osservatore. Perciò perché affannarsi tanto per qualcosa che non può esistere?
Mi viene in mente il libro di Guido Piovene che s'intitola proprio "Verità e Menzogna", ne trascrivo un estratto:
"L'uomo vive soltanto di religione e d'illusione, se ne è privato interamente si uccide, nella verità non può vivere. Eppure, indifferente, insensibile come sono ormai diventato, un sentimento resta vivo, il rifiuto d'essere illuso. Qualunque cosa, fuorché illudermi. E' un sentimento, come vedi, che non contiene nulla, non dipende da una morale, ma da che cosa? Non lo so: disgusto, insofferenza, disprezzo? So però con certezza che in nessun modo posso vivere; no illudendomi e mentendo a me stesso, no dicendomi la verità ed essendo sincero. La bugia ci fa imputridire (guardati intorno), la verità dissecca e brucia."

Ettore Fobo ha detto...



Buona domenica, Massimo e grazie per il tuo contributo.

Ettore Fobo ha detto...


Condivido, Silvia, le ideologie troppo spesso portano al fanatismo. Un saluto.

Ettore Fobo ha detto...



Si', Euridice, la verità è un semplice punto di vista, o come ha detto genialmente Nietzsche "una menzogna che ha perso coscienza di essere tale". Ciao.

Ettore Fobo ha detto...


Grazie Zoon, un caro saluto.

Ettore Fobo ha detto...


Mi sento di sottoscrivere ogni riga scritta da Piovene, e ti ringrazio, Maria, di avere segnalato il brano in questione. La condizione umana è veramente così disgraziata che se da un lato la verità ci deprime, dall’altro non possiamo più- e già Leopardi lo aveva capito- arrenderci all’illusione. Un caro saluto.

Uti Turan ha detto...

verità e immaginazione, camminano come binari, andando nella stessa direzione...verità e bugia, immaginazione e realtà...come la notte e il giorno...come sempre bisogna guardare con che occhi e come essere li osservi, li vivi...il discorso è lungo e complesso proprio perchè la nostra cultura divide questi chiamiamoli concetti, ma niente è assoluto, basta semplicemente viverli come parte di noi, con il dovuto rispetto e senza giudicare

Ettore Fobo ha detto...


Secondo Baudrillard la nostra cultura occidentale esaltando la verità e demonizzando l’illusione ha creato un’iperrealtà soffocante. Io la penso così. Grazie del contributo Uti Turan, un saluto.

nevedicarne ha detto...

...molte verità tante confutazioni a ciascuna di esse. se io rubo la marmellata e poi a chi chiede: chi ha rubato la marmellata? rispondo: Io!, dico la verità. dipende da a chi rispondo credermi o meno, se gli faccia comodo credermi o meno. potrebbe non credermi nonostante non abbia dubbi sulla mia onestà e impormi la sua verità: non ci credo! è stato il tal dei tali! e per lui sarebbe una menzogna. ma con questi spiccioli mi complico nei pensieri. lascio e spero far cosa gradita cosa risponde Severino in un' intervista:

D: La verità non è mai stata trovata: non abbiamo mai avuto una risposta certa. Secondo Lei non è possibile ipotizzare che la verità stia proprio nell'esistenza, nel vivere, nella "verità come vita"?

R di Severino: La verità non è mai stata trovata perché la possediamo già da sempre. Non è che sia, ripeto, quella casa laggiù in cui si debba entrare. A costo di scandalizzarvi, ricordo che a Gesù, quando è sulla croce, il ladrone dice: "Signore oggi ricordati di me". Gesù gli risponde: "Quest'oggi tu sarai con me in Paradiso". Ciò a cui questo discorso - che tento di portare alla luce, al di là della storia dell'Occidente - porta è l'affermazione: "Badate, voi, noi, tutti, siamo già da sempre in Paradiso".
La radice greca di Paradiso vuol dire "esser presso gli Dei", "essere presso il divino". Quindi io sono lontanissimo dal dire: la verità non è mai stata trovata. Non è mai stata trovata perché l'abbiamo sempre. E' forse il linguaggio - qui verrebbe fuori il tema del linguaggio - che la occulta?
Per tornare al cielo, questa volta non stellato, la verità è come il cielo. Se un cacciatore pensa agli uccelli e spara agli uccelli, non vede il cielo. Ma il cielo splende sempre al di sopra della sua testa. Lui crede di non vedere altro che i volatili, le migrazioni degli uccelli e magari pensa a un cielo e "Chissà mai quando mai lo vedrò! Chissà mai se lo troverò".
No, il cielo è qui da noi. Noi siamo nel cielo.
[...]

*l' intera intervista per chi fosse interessato:
http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=48

Ettore davvero interessante questa discussione. ti saluto molto e ti ringrazio per le letture da me e con te i tuoi ospiti qui.
ciao.
paola

Ettore Fobo ha detto...

Interessante la posizione di Severino. Grazie per averla riportata, Paola. Siamo già nella verità, siamo già nel paradiso, non dobbiamo cercare oltre. Eppure… la scontentezza e l’insoddisfazione dominano la vita umana.

In questo periodo sto rileggendo Leopardi, i Pensieri. Quale visione esatta e glaciale, senza consolazioni metafisiche o illusioni religiose! E’ certamente più vicina alle mie corde di quella, in fondo ottimistica, che esprime in questo passo Severino, ma approfondirò guardando il link che hai riportato. Un caro saluto.

nevedicarne ha detto...

sì ero quassi sicura delle tue riserve su Severino leggendo il tuo pensiero qui. personalmente mi interessa là dove si chiede se non sia il linguaggio che occulta la verità mentendosi e dandoci modo di mentirci. che noi siamo 'qui' è verità ed è verità che siamo fatti degli stessi minerali delle stelle (ecco il Celeste - il Cielo - il Divino - ma che poi ci costringiamo ad usare in quantità industriale derivati - mi permetto di chiamarli volgarmente così - della parola anziché sottrarli da essa per essere ammessi al suo centro fino a non sentirci più pronunciarla - per spiegarci il perché è altra cosa. ma forse mi devia anche il mio interesse per il Tao e allora mi dilungo in confuisone.
Leopardi per me era nella morte e non contro la morte e in qualche modo era un morto che ogni giorno aveva un pensiero ' affettuoso' per la morte. a volte mi fa venire in mente samurai. ... il discorso è amplissimo e offre davvero molti molti spunti di riflessione.
buon sabato.
paola

Ettore Fobo ha detto...


Di Leopardi ammiro la natura angelica, prostrata dal contatto con l’atmosfera terrestre. Era sicuramente un samurai, direi un asceta della parola. Per il resto, il linguaggio occulta la verità senza alcun dubbio e senza alcun dubbio noi siamo fatti della stessa materia di cui son fatte le stelle. Anch’io ammiro il Tao. Buon sabato anche a te, Paola.