Ledro Land Art

sabato 1 settembre 2012




                                                                                                             Pur (TN), 31 LUGLIO 2012
                                                                             

Percorrendo il bosco appaiono, in sintesi e simbiosi con gli alberi e il paesaggio circostante, delle opere artistiche, delle sculture, il cui senso non è di arredare il paesaggio ma di farne emergere uno immaginario nascosto dietro e dentro quello reale. E’ proprio un paesaggio dentro il paesaggio in cui noi vediamo un ponticello di violino con le sue corde, dove la cassa armonica coincide il bosco, (opera di Matteo Boato) una chiocciola in metallo che sembra sul punto di muoversi (Corrado Rosa) tre mani di legno  che emergono dalla terra a simboleggiare il lavoro umano (Alessandro Pavone), un gruppo di mucche stilizzate in pietra che danno il brivido della realtà di queste valli (Paolo Vivian), una corteccia di legno di larice che forma un corridoio attraversato dal vento (Luca Degara),  un colossale accento di legno posto a dare slancio in alto a queste visioni terrestri (Marco Salvaterra e Milos Stojanovich). Un’altra opera in roccia di Viviana Puecher e Michele Filippi evoca la figura della strega e la lega indissolubilmente al bosco. C’è anche un’idea di semplicità infantile recuperata come nel caso delle altalene di Rossoscuro design, che possono essere usate con un principio d’interattività sotteso fra il fruitore della mostra e le opere esposte.

Questa in sintesi la mostra Ledro Land Art, alla sua prima edizione, curata da Massimiliano Rosa, un esempio di arte applicata al paesaggio, di paesaggio artistico che interroga quello reale. E’ la fusione fra reale e immaginario, fra opere artistiche e ambiente circostante, il bosco, in questo caso, la montagna, la valle di Ledro, straordinario microcosmo in cui il tempo è sospeso.

 L’insieme dà un’idea di estrema coerenza, la chiocciola e le mucche sono evidentemente emblemi di questi boschi, le mani sono materiche celebrazioni del lavoro umano, la strega è un totem di pietra che nutre l’immaginario, l’accento sembra collegare la terra e il cielo ed è anche l’opera che conclude il percorso espositivo. Il violino di Matteo Boato e l’opera di Luca Degara, in particolare, paiono misteriose manifestazioni dell’ineffabile che riposa in queste valli; l’una sembra attendere che una musica sorga dal bosco, le corde, infatti, possono essere pizzicate e il suono entra in misteriosa risonanza con il ruscello che scorre poco distante, l’altra sembra invocare o evocare un movimento al suo interno, una presenza, fosse anche soltanto quella del vento.

L’inaugurazione si è tenuta il 31 luglio in località Pur, nella valle di Ledro, in provincia di Trento, ma è stata parzialmente rovinata dalla pioggia che ha dato una tregua fortunatamente durante lo splendido concerto d’arpa di Cecilia Chailly, l’arpista italiana più celebre nel mondo, che ha suonato per più di un’ora in un’atmosfera magica, complice il bosco circostante, lasciando tutti ipnotizzati e felici.

L’artista ha alternato visioni nostalgiche a un entusiasmo genuino, melodie stupende e baci all’orso (che ci ha detto essere presente sul serio nel fitto della boscaglia), una tenera canzone per sua madre, un inno alla valle come dimensione delle radici e degli antenati, una straordinaria interpretazione demoniaca della Sibilla, demoniaca ma allegra, con il suo latino medievale che fa rimare Sibilla con favilla,  e altre cose ancora. Semplicemente straordinaria. L’impressione è che la musica di Cecilia Chailly scavalcasse i generi, reinventasse lo strumento adeguandolo a una visione personale. Così facendo l’artista ha toccato le corde dell’universale, ha regalato ammirato stupore. E’ stato un clamoroso esempio di concerto dal vivo, una celebrazione in musica del bosco che ha vegliato su di noi e sull’artista, con la sua benevola e ieratica tranquillità.

La mostra continua, è perenne. Le opere subiranno le ingiurie del tempo, si bagneranno, si copriranno di neve, si consumeranno. Diverranno bosco. Ecco il loro scopo. Ledro Land Art, appunto.





7 commenti:

diogene senza l'anima? ha detto...
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diogene senza l'anima? ha detto...
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Ettore Fobo ha detto...


La mostra è molto interessante, intelligente. Le opere si armonizzano bene con il paesaggio e l’insieme è affascinante.

Ciao Diogene.

diogene senza l'anima? ha detto...
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mariadambra ha detto...

Ho guardato il sito e letto il tuo articolo, sicuramente la mostra, tra luoghi, musica e opere, sembra davvero suggestiva e, per chi ne ha la possibilità, credo sia il caso di andarla a vedere... E' pur vero che quando l'arte si inserisce in un contesto naturale, fuori dallo spazio espositivo, forse si presta ancora di più a diverse percezioni e "letture". Mi viene in mente un altro esempio di land art, ovvero il museo all'aperto di Gibellina, in particolare il Grande Cretto di Burri, tanto osannato quanto criticato...
un abbraccio

Ettore Fobo ha detto...


Ti ringrazio della segnalazione di Burri, ho visto l’opera, impressionante. Un caro saluto Maria.

Anonimo ha detto...

Bella iniziativa per valorizzare maggiormente la valle di Ledro. Ho fatto questo percorso artistico poco tempo fa col team di GardaTrekking, sito informativo che propone diverse escursioni in zona!