Perché non leggo libri con la parola feeling nell’incipit

sabato 26 febbraio 2011


Mi piace nello scrittore la mancanza di ogni attitudine sociale, l’incapacità anche arrogante (me ne sto in un angolo a depensare) di arringare un pubblico con aria di conoscerlo, di avere domiciliato nello stesso letto che oggi è fatalmente letto televisivo.

Quindi poca o nulla visibilità televisiva(Debord, Ceronetti), libri che non nascono per intrattenere platee ma per esigenze anche compulsive, viscerali, brutali (Artaud, Sade), facce scavate dallo stile, che è il carattere, (Benn, Pasolini ). Carattere che è la ferita essenziale della psiche, la grande incisione del collettivo sulla pelle. E’ nell’urto fra individuo e mondo, nello shock che ne consegue, nel grande spargimento di sangue e parole, che si trova la grande letteratura, non nell’acquiescenza a modelli interpretativi a consumo delle folle. E niente consolazione per favore, niente linguaggio plastificato di matrice sociale, niente imitazione della sedicente Verità. Lo stile è la dura conquista della solitudine e dei solitari, il linguaggio si plasma nelle conversazioni interiori, è là che affiora quella bestia sacra chiamata pensiero. La letteratura sia dunque uno sguardo di demone sulle nostre consuetudini angeliche, o viceversa uno sguardo angelico sulle nostre ebrietudini demoniache.

8 commenti:

Daniz ha detto...

caro Ettore, la funzione sociale ci sommerge. il tubo catodico ne gronda senza ritegno continuamente. se ci si mette anche l'arte a fare da carretta, siamo fritti. questi accademici di piccolo trotto amano poi intrupparsi, far camerata coi loro consimili, che sono altri piccolo-scrittori, ma anche politici, manieri. così facendo si ricaricano a vicenda, per non morire in fretta. ci sono continui arruolamenti, una pulce nuova l'ho scoperta ieri.
questo per dire che dovremmo liberarci del sociale- il grande Carmelo Bene in Italia non ha parlato a vanvera- ma se anche non ci si volesse staccare da questo catenaccio, almeno lo si facesse nell'autonomia e nell'onestà, invece si reclutano volontari e partan.
un saluto

Ettore Fobo ha detto...

No,Daniz, Carmelo non ha parlato a vanvera, sono questi che mettono su la fanfara della loro vanità, per farsi adorare dalla massaia strimpellante il pentolame, che oggi come ieri, in questo mercato o mercatino globale, è l’unica musica che intendono. Sono tanti, sono forse tutti? No, qualcuno rimane e non tira la carretta né porta la croce su cui viene sempre crocifisso, non il “talentato nei capelli”, ma il solitario avvezzo a conversare con i demoni e gli angeli della sua (sacra) solitudine.Altro che fanfara del sociale. Un saluto.

dalloway66 ha detto...

d'altra parte la massa(ia) lasciata senza rumore si perderebbe nel vuoto silenzioso del proprio nulla... credo che tutto quel chiasso sia indispensabile anche per confondere quelle quattro idee che altrimenti potrebbero formarsi... per fortuna c'è sempre qualcuno che urla e non ascolta, così il regime regna indisturbato (e in alcuni casi perfino non-visto)...
il pensatore solitario invece è sempre un emarginato volontario... quando si è occupati col tormento continuo dei demoni interiori non resta spazio per nessun altro...
un abbraccio

Ettore Fobo ha detto...

“d'altra parte la massa (ia) lasciata senza rumore si perderebbe nel vuoto silenzioso del proprio nulla... ”

E’ proprio questo il problema e si potrebbe affrontare anche con una certa pietas, se non fosse per l’arroganza scimmiesca di queste massaie o uomini massa, che spesso dirigono i giornali, le televisioni e dettano il gusto. Per il resto è verissimo quello che hai scritto. Un abbraccio.

dalloway66 ha detto...

hai ragione... con costoro è impossibile perfino l'innato mono no aware...
piuttosto viene voglia di sottoporli a torture stile arancia meccanica, costretti a vedersi in tutto il loro rumoroso e volgare squallore, senza la possibilità di chiudere gli occhi... eheheh
un abbraccio

Ettore Fobo ha detto...

Sì, se non fosse che forse è proprio quello che incosciamente desiderano: essere torturati in eterno dalla loro ombra. Un caro saluto.

Anonimo ha detto...

Non si poteva dirlo meglio di così.
Grazie
Massimo

Ettore Fobo ha detto...

Grazie a te, Massimo.