A proposito del referendum
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Una poesia di Giovanni Raboni
sabato 24 gennaio 2026
Ogni tanto succede
di attraversare Piazza Fontana.
Come parecchie piazze di Milano
anche Piazza Fontana
con le sue quattro piante stente
e il suo perimetro sfuggente
come se ormai nessuna geometria
forse non dico praticabile
ma neanche concepibile
più che una piazza vera e propria
è il rimpianto e il rimorso di una piazza
o forse addirittura (e non per tutti
ma solo per chi da tempo coltiva
più pensieri di morte che di vita)
nient’altro che il suo nome.
***
da “Nell’ora della cenere –Giovanni Raboni - le raccolte del Corriere della Sera, un secolo di poesia- giugno 2012
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INSTAGRAM NOBILITA L’UOMO
giovedì 22 gennaio 2026
Infine, tutto questo per dirvi: ormai sapete dove trovarmi su Instagram. Il blog
continuerà su un binario in parte parallelo. Sto veramente cavalcando la tigre Instagram,
fra i marosi di mille eccitanti incertezze. È un pericolo: questo drago, questa
tigre, può disarcionarmi e poi divorarmi. Per questo, in esergo al canale,
nella descrizione, ho inserito una frase
di Nietzsche, vero mentore del Movimento da me intravisto nascere: Il Mitorealismo del Sottosuolo. Eccola:
“In solitudine ci si divora da soli,
in moltitudine si è divorati da molti. Ora scegli.”. Se ne avete voglia
seguitemi anche sul canale YouTube. Grazie.
Ettore Fobo
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IL FATO NON DORME MAI – CAPITOLO QUARTO: PAROLE SEGRETE
mercoledì 14 gennaio 2026
Carlo Rovelli
***
Questo video - poema si sta sempre
più configurando. Sembra essere una sorta di autobiografia- sebbene la mia sia
senz’altro biografia di una maschera - ma non aspettatevi una narrazione
consequenziale, una temporalità riconosciuta e riconoscibile. Si procede per
salti temporali, sbandamenti quantistici, dissipazioni spaziali, cadute,
folgori, lacrime, ringhi e risate anche,
a deformare il volto. I primi tre
capitoli si svolgevano ai tempi della mia adolescenza, negli anni Novanta. Ora
il primo dei salti temporali ci catapulta nel 2008. Avevo 31 anni
e scrivevo questo:
PAROLE SEGRETE
Sete di vento a sognare
questo affiorante regno
di caducità infinite
che svapora sole
degli antichi poeti
nel sangue la stella
del mattino disciolta
Venere muta
da una pozzanghera nata
il divenuto polvere
infinito contempla
che mai luce vide, e svanì.
Archetipo d’eterna
solitudine a vegliare
i nostri atti d’inconsci
sotto l’implacabile silenzio
di statue straniera cingimi
nudità spaventosa che urgi
con il tuo velo
di parole segrete.
febbraio 2008
***
da “Sotto una luna in
polvere”- Ettore Fobo (Kipple Officina Libraria, 2010)
***
Un’altra novità è che a ogni capitolo è associata una
canzone che non posso farvi ascoltare per motivi di copyright. La canzone scelta per questo capitolo è “Soul Kitchen” dei
Doors. Buona visione.
Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista
Pubblicato da Ettore Fobo alle 16:29 2 commenti
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Sixteenth Mythorealist Communiqué: THE ASSASSINATED POET
sabato 10 gennaio 2026
The loving mother wrote this:
“On
Learning to Dissect Fetal Pigs”
i want back my rocking chairs,
solipsist sunsets,
& coastal jungle sounds that are tercets from cicadas and
pentameter from the hairy legs of cockroaches.
i’ve donated bibles to thrift stores
(mashed them in plastic trash bags with an acidic himalayan salt
lamp—the post-baptism bibles, the ones plucked from street corners from the
meaty hands of zealots, the dumbed-down, easy-to-read, parasitic kind):
remember more the slick rubber smell of high gloss biology
textbook pictures; they burned the hairs inside my nostrils,
& salt & ink that rubbed off on my palms.
under clippings of the moon at two forty five AM I
study&repeat
ribosom
endoplasmic—
lactic
acid
stamen
at the IHOP on the corner of powers and stetson hills—
i repeated & scribbled until it picked its way &
stagnated somewhere i can’t point to anymore, maybe my gut—
maybe there in-between my pancreas & large intestine is the
piddly brook of my soul.
it’s the ruler by which i reduce all things now; hard-edged
& splintering from knowledge that used to sit, a cloth against fevered
forehead.
can i let them both be? this fickle faith and this college science
that heckles from the back of the classroom
now i can’t believe—
that
the bible and qur’an and bhagavad gita are sliding long hairs behind my ear
like mom used to & exhaling from their mouths “make room for
wonder”—
all my understanding dribbles down the chin onto the chest &
is summarized as:
life is merely
to ovum and sperm
and where those two meet
and how often and
how well
and what dies there.
***
Let everyone draw their own conclusions. For us mythorealists, it is clear: the masks come off in this ballet of drunken zombies and these masks are singing: "The United States of America, a country of democracy and freedom, a perfect model for the world".
Ettore Fobo and The
Mythorealist Laboratory
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Il Fato non dorme mai - capitolo tre: Sativa
venerdì 9 gennaio 2026
Qui il link al video su Instagram
“Il pubblico appassionato d’Arte è sempre indecente. Ammira un uomo più per
il suo stile di vita che per le sue opere. Predilige soprattutto pazzi,
assassini, drogati, suicidi, casi di morte per denutrizione… eppure, lo stesso
pubblico appassionato d’Arte che in seguito venera uno di questi è quello
STESSO pubblico che lo ha spinto a bere da matti, a dare di matto, a drogarsi
da matti, perché non sopportava più la vista dei loro brutti musi o i loro modi
di fare. “
Charles Bukowski
***
Si continua a battere sul chiodo
dell’adolescenza, con una poesia scritta a 17 anni.
Adolescenza: età magnifica di
pura leggenda e dura catastrofe. Nell’etimo greco età del rovesciamento e
dunque della rivolta e infine della scelta. Non è da tutti viverla appieno, non
tutti sanno delirare come un derviscio intorno a Eros, mentre Toth prepara le
sue scritture per le pazzie di Amleto e nell’ombra Ofelia progetta il proprio
suicidio, per far contenta la platea
assetata di sangue. Questa poesia è pubblicata in “Sotto una luna in polvere” e
non hai mai avuto titolo, ora sì. S’intitola
come la qualità di marijuana più attivante.
L’ho intitolata perciò “Sativa” ed è dedicata a Marcello Deimo, per i
motivi che lui sa.
Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista
SATIVA
a Marcello Deimo
Piano piano
elimino le mozioni
di chi mi vorrebbe
morto insepolto
o semplicemente coperto
di fuliggine in carni
sempre più scarne
per andare all’incontro
con vere ali di sabbia,
vere ali di mistero...
Non mi prostituisco
sulle acque, insomma,
potremmo vivere in un flessuoso
vagito di ossessioni e visioni
o andare preconfezionati e infetti
tra i sassi sfatti o intatti
annegare nel plancton sciamante
dagli artigli del Re Corvo.
Pipistrelli
sepolti quieti nella grotta delle nuvole
gracchianti “Muori”.
E dunque mi congelo al suolo.
Magicamente teso
alla brezza o all’ebrezza
poeta in erba o erba in poeta?
luglio 1993
***
da “Sotto una luna in polvere”- Ettore Fobo - Kipple Officina Libraria- maggio 2010
ps: per i prossimi video, userò
un microfono, per ora scusate l’audio inadeguato.
Pubblicato da Ettore Fobo alle 09:20 0 commenti
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Il Fato non dorme mai – capitolo due: Generazione Mezzanotte
sabato 3 gennaio 2026
“Ma l’eroe non teme la
catastrofe, finché imperversano le sue chimere. “
Aleksandr Blok
Ricordiamo Pasolini che con il
suo ultimo romanzo “Petrolio” confessa che la sua massima ambizione con quell’opera
è lasciare semplicemente “qualcosa di scritto”. Ecco il mio desiderio con
questo video poema “Il Fato non dorme mai”, è lasciare qualcosa di visibile,
transitare nel luogo del “visto”, dove non si è più padroni di niente, finalmente
perduti, naufraghi nello sguardo altrui. Vi lascio al suo secondo capitolo: si
raccoglie quel si è seminato e lo si disperde nel vento. Attecchirà? Ecco il link.
Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista
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Quindicesimo comunicato mitorealista: "Il Fato non dorme mai- capitolo uno"
giovedì 1 gennaio 2026
“Bisogna indossare maschere mostruose, per imprimersi nel cuore dell’umanità. “
Friedrich Nietzsche
Si scantona a un’attesa e per chi
coglie l’antifona e congiura nell’ombra, si scongelano le maschere, specie le
più sotterranee e infernali, perché aspro è il sentiero dell’estasi
naturale, in terra dove la dea Penuria
ha issato la sua terribile malinconia fin sull’altissimo di una Croce, il
despota Significante, che solo
c’inchioda alla Colpa, al Sacrificio, alla Mancanza, al Peccato, così ci
rassicura con l’impietosa minaccia del Suo incanto: persino la tua vita ha
senso ed è sacra, miserabile insetto! E giù quasi tutti i filosofi a darLe
ragione. E gli psicologi a farne strame per i porci. Ed ecco, per dissipare le
invitanti carezze dell’ oblio, ho deciso
di diffondere alcuni miei video online. Si comincia con il video intitolato: "Il Fato non dorme mai". Potete trovarlo su Instagram a
questo link. Buona visione, buon anno e grazie dell’ascolto.
Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista
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Premio "Erranza cosmica"
martedì 30 dicembre 2025
È con grande emozione che vi comunico
del riconoscimento da me ottenuto al Premio Internazionale Città di Sarzana. Si
tratta del Premio Speciale “Erranza cosmica”. In questa definizione critica è definita
la mia poesia in maniera splendida. L’emozione è tutta raccolta fra queste
parole, come sospesa. Ringrazio la Giuria del Premio per il prestigioso riconoscimento e mi dolgo di
non essere stato presente alla cerimonia di Premiazione, nel magnifico Teatro
degli Impavidi di Sarzana, per ragioni indipendenti dalla mia volontà
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Etichette: Premi, Premio Internazionale Città di Sarzana”
Quattordicesimo comunicato mitorealista: nuovi video de "Le poesie hanno i lupi dentro"
giovedì 25 dicembre 2025
Cari amici e care amiche,
nell'augurarvi buon Natale, vi lascio il link allo spettacolo da me tenuto al
Ristorante “La primavera”. Sono presenti anche le canzoni che lo hanno
accompagnato. Grazie dell'ascolto che vorrete darmi. Buona visione.
Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista
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L'ultimo romanzo di Lodovica San Guedoro
lunedì 22 dicembre 2025
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Etichette: Lodovica San Guedoro, narrativa
Una poesia di Carolina Anna Falbo
venerdì 19 dicembre 2025
La persona magra
scaccia la fame
dalla bocca increspata
fin giù nel palato.
Molle il palato impiastra
con membrana nequizia.
Poi le tonsille,
due ovuli lucidi penduli,
e il vello e tutta la cavità.
Le carie e i dolori
e gli appostamenti batterici,
le colonie di iodio,
la grazia dell’elio:
il senso svapora.
La persona magra,
lungo stenosi e scissioni atomiche,
spinge in giù i bocconi,
incontra i villi, gli -ismi,
non aggira e ci resta paonazza.
La persona magra
defeca come ultimativo processo
dei tarli del tempo,
e se il rubinetto incrosta calcare,
la palpebra assente della magrezza
ricuce e rimedia gli indici
del turbamento
con altro assetto.
Il senso qui
non è da cercare.
Il senso qui
non è.
La persona magra
ricorda parenti, lacerti, decapitazioni,
impiccagioni, garage
e sogni
di pareti in visione.
Le pareti sognano i sogni dei primi.
La persona magra, robusta, si empie la carne di pieghe
e di stagno.
Pesante procede,
non secerne l’umore.
La persona magra ha sempre
quel tot di corretto rancore.
La persona magra è un imbroglio.
Il senso
non c’è.
Il senso qui
non è.
Tra due seni, due segni,
due uguali maniere
di orrida significazione,
il mondo corrente, corrivo volgare -
che la persona magra vuol disattendere -
è un’industria agra
di ipocrita merda.
***
da “ La distrazione che ci rende dissimili”- Carolina Anna
Falbo- Controluna- luglio 2025
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Tredicesimo comunicato mitorealista: "Le poesie hanno i lupi dentro" al Ristorante Primavera
mercoledì 3 dicembre 2025
Accade che, sotto Natale, anche i
mitorealisti depongano l’ascia di guerra e i lupi, nella foresta, si limitino a
fissarci con i loro occhi di fiamma. Ma se accettiamo la tregua, con la
riluttanza della farfalla, presa nella rete del ragno, lo facciamo per rispetto
ai bambini e per far contente tutte
quelle ragazze che, intimorite da Orfeo, preferiscono gettarsi, lungimiranti,
fra le braccia di Barbablù.
Lo spettacolo sarà ancora diverso,
come sempre, anche stavolta con una partitura inedita, - dal vivo celebreremo
l’innocenza dei lupi e non la loro sacrosanta ferocia. Possiamo. Ce l’hanno
concesso. Canteremo il loro amore lupesco per una luna indifferente. Il loro
ululato sveglierà la città addormentata e indurrà Pan a far scivolare le
centomila ninfee etnee, che hanno preso
dimora nel cavo della sua mano, fin dentro la clessidra dove girano i secoli, per
farli infine deragliare? Il sibilo di questa domanda è già una risposta. Le mie opere edite saranno le piattaforme che faremo detonare. In
più un piccolo nucleo di poesie inedite, mai recitate prima, una sorpresa. E qualche citazione,
giusto per ricordarci che siamo in guerra.
Lo spettacolo si terrà a San
Giuliano Milanese, presso il Ristorante Primavera, in via Carducci 39. Sarà
sufficiente confermare la propria presenza alla cena a questa mail:
mitorealismo@gmail.com
La cena si svolgerà mercoledì 17 dicembre dalle 20.00 al 21.30. Subito dopo si terrà lo
spettacolo, cui potrà accedere anche chi non ha potuto partecipare alla cena
che, comunque, è a prezzi molto popolari.
Grazie dell’ascolto.
Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista
PS: La locandina dell'evento, che potete ammirare sopra, è opera del pittore mitorealista Roberto Parravicini, a cui devo anche la definizione di "sciamano urbano":
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Contro il genocidio in atto - la parola ai poeti palestinesi - terza parte
martedì 25 novembre 2025
Se devo morire
Se devo morire,
tu devi vivere
per raccontare la mia storia,
per vendere le mie cose,
per comprare un pezzo di stoffa
e qualche filo
(fallo bianco, con una lunga coda),
così che un bambino, da qualche parte a Gaza,
fissando il cielo negli occhi,
aspettando suo padre che è partito tra le fiamme –
senza dire addio a nessuno,
neanche alla sua carne,
neanche a se stesso,
veda l’aquilone, il mio aquilone che hai fatto tu, volare alto.
e pensi, per un momento, che lassù ci sia un angelo
che riporta l’amore.
Se devo morire,
che porti speranza,
che sia una storia.
***
da “Il loro grido è la mia voce – Poesie da Gaza- Autori Vari- Fazi Editore 2025
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Dodicesimo comunicato mitorealista
domenica 23 novembre 2025
Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista
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Premio Lorenzo Montano 2025
giovedì 13 novembre 2025
Sono felice dell’opportunità di leggere alcune delle poesie
contenute nel poema, in occasione del Forum Anterem, che si terrà a Verona la
prossima primavera. Ciò mi permetterà di rivedere molti amici e, come sempre,
di conoscerne di nuovi. Ringrazio la Giuria per la rinnovata stima.
Ettore Fobo
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Undicesimo comunicato mitorealista
lunedì 10 novembre 2025
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Contro il genocidio in atto - la parola ai poeti palestinesi - parte seconda
mercoledì 5 novembre 2025
La popolazione di Gaza è composta soprattutto da gente giovane: bambini, adolescenti, ragazzi. Diamo dunque la parola a uno di loro, il giovane poeta Haidar al-Ghazali, classe 2004, e al suo diario di bordo di uno sterminio, alla sua cronaca di un genocidio. La poesia s’intitola 26/08/2024. Buona lettura.
Ti hanno uccisa come si uccidono le farfalle,
e l’alba ha pregato per te,
poiché da una fossetta sulla tua guancia sorge il giorno.
Ti hanno uccisa, affinché l’aurora non torni mai più,
affinché restiamo al buio, senza vedere.
Hanno detto che minacciavi il paese,
con una cintura esplosiva in vita.
Solo io sapevo
quanto amavi
le cinture di rosa.
***
Haidar al-Ghazali
da “Il loro grido è la mia voce”- poesie da Gaza –
Autori Vari – Fazi Editore- 2025
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Una poesia di Maria Cardamone tratta da “Fiori del Caos”
giovedì 30 ottobre 2025
Pubblico in
questa sede, per dimostrare che il Mitorealismo
del Sottosuolo è sensibile a tutte le suggestioni metafisiche reali e autentiche,
la poesia-preghiera di Maria Cardamone,
rivolta a Gesù Cristo. La dedico idealmente ai sopravvissuti dell’orrendo
sterminio dei palestinesi a Gaza. Ecco il link al blog dell'autrice treccenere. La poesia è senza titolo.
***
Rabbi,
dovevano piacerti molto gli ulivi,
i monti, le caverne,
le barche di pescatori,
le maree.
Ti commuoveva mai il tramonto su Gerusalemme?
Cosa hai sentito vedendo per la prima volta il Tempio?
Cosa vedevi tu nella luna?
C’erano favole nella tua infanzia, o solo verità?
Ti sei adirato all’ingiustizia dei cuori avvelenati?
Hai sentito la violenza e la disgrazia di chi rovina i sogni suoi e
altrui?
Chissà che peso avevano i tuoi piedi sul terreno,
quando ti allontanavi dalla folla. Se li riempivi di pensiero.
E nelle folle, chissà con che portamento facevi silenzio.
Per quanto tempo hai taciuto quando hai capito del tradimento?
Forse ti ha insegnato a tacere Maria, che serbava le cose meditandole
nel suo cuore.
Come hai fatto a meno di consolazione, di essere compreso?
Con che sentimento nel cuore ‒ vedendo oltre ‒
hai rinunciato a quei capelli di donna? al suo profumo?
Hai pianto? Allora, rinunciando, hai pianto?
Piangevi anche tu, sì, non per la morte di uno, quanto per
la mancanza che gli altri sentono
quando dubitano della vitalità perenne dello spirito.
Rabbi, hai detto non giurate,
ma sia il vostro sì un sì,
il vostro no un no,
e qui c’impongono di giurare
con la mano sul testo.
Hai detto non chiamate nessuno “buono”,
ma qui ci danno favole di perfezione
su cui accusare gli altri o se stessi,
su cui fingersi buoni o giustizieri.
Rabbi, la paura della morte sta dilagando più rapidamente
della giusta paura di una falsa e violenta vita.
Hai detto che tornerai,
e non può essere l’unica cosa sbagliata tra tutte queste vere.
Parleremo presto di queste cose?
Ti mostrerò le pietre che ho raccolto per strada.
***
Da “Fiori del Caos"- antologia mitorealista a cura di Ettore
Fobo- Kipple Officina Libraria,febbraio 2023
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Etichette: Fiori del Caos, Maria Cardamone, Mitorealismo del Sottosuolo
Recensione di “Canti d’Amnios”, a cura di Susanna Musetti
sabato 18 ottobre 2025
Ettore Fobo
***
Nel grembo
oscuro della parola
A Cura di Susanna Musetti
Ci sono libri che non si
leggono, ma si attraversano come stanze oscure, come sogni a ritroso, come
camere d’eco della coscienza. Canti
d’Amnios di Ettore Fobo è uno di questi. Non si tratta
semplicemente di poesia: è un viaggio esoterico, una trance verbale, un labirinto metafisico che prende il lettore e lo trascina
nell’“amnios” stesso della lingua, nel suo liquido
amniotico primordiale.
La poesia di Ettore si muove come un’entità autonoma, simile a
quelle “forme senza custode” di cui parla lui stesso, e che evocano il “pensiero che danza” di René Char. Ogni verso è un fremito,
una
pulsazione che si propaga
come un’onda nel vuoto, come un sussurro
che attraversa l’ombra.
Il poeta si pone al crocevia fra esistenzialismo e mistica negativa, dove l’assenza diventa sostanza e il nulla è grembo.
Fin dalle prime poesie, come Vertigine e Adolescenza, si ha la sensazione di leggere non parole, ma visioni o, meglio, residui di visioni. “Come quando
sulla punta dell’addio / germoglia il
ritorno” scrive ed è impossibile non
pensare alla poetica dell’istante di Rilke, alla sua “Wendung”, quella torsione ontologica che trasforma il dolore in
forma e la forma in conoscenza.
Ettore
è colto, certo,
ma non è mai pretenzioso. I suoi testi traboccano di riferimenti impliciti: Borges (a cui dedica un testo esplicito e
straordinario), Pessoa, Eliot, Mark Strand, Lautréamont, Corbière, ma anche
Rimbaud, che “è ancora qui”, come un
nume tutelare dietro il sipario. È come se ogni poesia si muovesse nell’alveo
di una grande costellazione letteraria, eppure la voce è unica, riconoscibile,
lacerata, intima.
In Sette movimenti notturni
e Salvezza, la parola
si fa ferita, cosmo, pianto
e danza. C’è una continua tensione tra pathos e pensiero, tra oracolo e confessione. In questo senso, la raccolta potrebbe
leggersi accanto a Fari nella tempesta
di Paul Celan,
non solo per l’uso rarefatto della lingua, ma per il continuo confronto
con l’impossibile: “la verità è che la mente umana è nulla, un piccolo
nulla provinciale”.
In testi come Manifesto o Scacco matto,
emerge la vena più ironica e provocatoria di Ettore. Qui il poeta si pone come
outsider del mercato letterario, nemico delle
“azalee” e della “grazia”: vuole seminare tempeste,
incendiare il silenzio, riportare la poesia alla sua funzione arcaica di gesto
insurrezionale, di atto sciamanico. “Ho
bevuto l’incendio dei millenni” scrive
e sembra rispondere, a distanza, all’“ho visto le più belle menti della mia
generazione distrutte dalla pazzia” di
Ginsberg.
Ma la sua è una pazzia controllata, direbbe Foucault, una follia che conosce bene i propri strumenti e che si serve della
maschera per scardinare la realtà.
Un intero ciclo della raccolta si muove nel vuoto post-metafisico. In Né io, né Dio, né network, Ettore dichiara la sua estraneità al rumore di fondo del nostro tempo. È un poeta disconnesso, “idiota e selvaggio”, come Thoreau, come Artaud, come chiunque abbia provato a restare umano nel cuore della tempesta. Non ha account, non ha risposte. Eppure, è proprio
questa “nudità primigenia”
che gli consente di articolare un discorso poetico
non conciliante, radicale, necessario.
L'ultimo componimento, Senza parole, è la chiusa perfetta: un commiato dal logos, una resa al mistero, un invito alla sparizione come forma suprema
di poesia.
Canti d’Amnios è una raccolta che si legge a occhi chiusi, con l’orecchio interiore. Non si offre al
consumo rapido, non cerca l’applauso. Esige tempo, ascolto, disarmo. È un’opera liminare, che interroga più che spiegare, che canta più che dichiarare.
Come scrive Ettore stesso:
In questo immenso
ci perdiamo. E ringraziamo di poterlo fare con un poeta così autentico.
Pubblicato da Ettore Fobo alle 07:30 2 commenti
Etichette: Canti d'Amnios, critiche su Ettore Fobo, Premio Internazionale Città di Sarzana”, Susanna Musetti



















