Una poesia di Takahashi Mutsuo

martedì 9 agosto 2022

 



 Noi gente di Cipangu

Quelle isole avvolte da nuvole dorate

non esistono in nessuna carta nautica

anche noi che di quelle isole siamo gli abitanti

non esistiamo in nessuna realtà

il mare nato dall’illusione del mercante Marco Polo

e confinante con quel mare l’oceano della mente

dei naviganti sulle cui tempeste affioriamo e ondeggiamo

noi    gente di Cipangu in fondo

siamo una moltitudine non esistente    sogni    illusioni

non dovete credere alle nostre parole.

 

(traduzione di Maria Teresa Orsi)

***

da “Poeti Giapponesi”- a cura di Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi degli Albizzi – Einaudi- 2020

 

 

Una poesia di Tristan Tzara

mercoledì 29 giugno 2022

 



 

Tornano i pescatori con le stelle marine

spartiscono il cibo con i poveri,  infilano corone ai ciechi

gli imperatori escono nei parchi in questa ora che assomiglia alla vetustà

                                                                                                                                             delle incisioni

e i domestici fanno il bagno ai cani da caccia

la luce indossa i guanti

apriti finestra  - dunque

ed esci notte dalla stanza  come il nòcciolo dalla pesca,

come il prete dalla chiesa,

dio: carda la lana agli amanti sottomessi,

dipinge gli uccelli con l’inchiostro, cambia guardia alla luna,

-andiamo a prendere i maggiolini

per chiuderli nella scatola

-andiamo al ruscello

per fare vasi d’argilla

-andiamo alla fontana perché io possa baciarti

-andiamo al parco comunale

fino al canto del gallo

affinché  si scandalizzi la città

-oppure adagiamoci lassù nella stalla

dove punge il fieno e si sente il ruminare delle vacche

che poi hanno voglia dei loro vitelli

partiamo, partiamo.

 

1913, Mangalia

 

***               

Da “Prime poesie “ – Tristan   Tzara –cura e traduzione Irma  Carannante – Edizioni Joker –aprile 2015                                                                                                                                                                             

PREFAZIONE di " Helena - Questo sì che è amore" di Matteo Gennari

domenica 19 giugno 2022


 

 


Matteo Gennari nasce nel 1975 a Milano e vive per lungo tempo nella periferia milanese. Prima dei trent’anni, roso da un’insolubile inquietudine, disgustato dalla Milano da bere e da un’Italia oramai priva di realtà e drogata di televisione, decide di emigrare, per stringere in pugno qualcosa in più della solita polvere e sceglie il sud del mondo, il Brasile. Attraversa la grande acqua, non tornerà più indietro.

Decide di partecipare a un progetto umanitario nella più grande favela di Rio de Janeiro, la favela Rocinha. Passa da una periferia all’altra. Dalla periferia paranoica di Milano alla baraonda caotica e pericolosa di Rio. Cambia continente, cielo, sguardo. In favela lavora con una Ong, si occupa di bambini, l’ambiente è difficile: sparatorie, delinquenza, rischi.  Incontra la religione dell’Umbanda, si interessa di spiriti guida, di possessione ma capisce presto che la sua vera possessione, il suo daimon è da sempre la letteratura.

Scrive come un pazzo o un dannato. Dalla sua immaginazione escono romanzi e raccolte di racconti come Favelado, Come perdere l’anima, Il fumo della pipa va lontano, Cristo si è fermato a Rio, poesie, canzoni. Sulla sua officina creativa non tramonta mai il sole. Poi improvvisa come una colata lavica Rio gli fornisce il materiale e lo scenario per immaginare questa storia che diventa suggestiva, nonostante sia di degrado. Conturbante e affascinante, il personaggio di Helena vi colpirà, vi sedurrà, vi ammalierà. Non la potrete più dimenticare.  Perché non ne possiamo più di questa letteratura che mima miseramente il linguaggio delle fiction televisive, di questa letteratura per famiglie, di questa sociologia da torri d’avorio, e vogliamo stringere in pugno la realtà anche se ha le spine e fa male, anche se è amara.

”Helena” è un romanzo breve e perturbante, qui Gennari è alla sua prova più riuscita. Romanzo di cuore e di sesso, romanzo maledetto come il mondo in cui è ambientato, quello che Majakovskij chiamava ”l’infernaccio brutto della città”, in questo caso Rio de Janeiro, vista  aldilà del mito cartolinato per turisti,  nel cuore addolorato e indecente delle sue contraddizioni di megalopoli smisurata, senza misura, in quella ubris che è essenza del mondo moderno.

Helena è il personaggio attraverso cui Gennari mostra le piaghe e le pieghe di un pornocapitalismo che ci è entrato oramai nel sangue. Inutile anzi stupido continuare con le tiritere moralistiche, con l’ipocrisia di chi, ammoniva Moravia, si scandalizza, Gennari spacca un muro di carne e da questo muro gronda quel sangue che noi chiamiamo il reale. Helena emerge, splendida e forte, con le sue ferite naturalmente, i gravi traumi subiti ma è come se la sua femminilità fosse rimasta intatta e brillasse come immagine potente, essendo Helena una vittima sì di un mondo che si crede moderno e che sessualmente non è ancora uscito dalle caverne, ma anche artefice del suo destino di puttana.  Destino abietto? Smettiamola con queste cretinerie parrocchiali, funzione necessaria di un pornocapitalismo ormai omnicomprensivo, divenuto scenario linguistico sempre più pervasivo. Non è un caso che il monologo di Helena sia raccontato via webcam in un incontro di sessualità virtuale con un cliente che è solo una lucina verde sul computer di lei e mai compare nel testo ma cui il testo è rivolto. Inutile girarci intorno: quella lucina verde siamo noi.

Helena è un personaggio a tutto tondo di puttana che rivendica il corpo come luogo e teatro di una guerra simbolica.  Contro il Padre, Gennari a tratti pare suggerire questa lettura psicoanalitica ma c’è di più. Perché la pornografia, come ha mostrato Ballard, come ha confermato Baudrillard, è il linguaggio stesso della contemporaneità, con l’ipertrofico culto per il realismo, il dettaglio esasperato, lo zoom sulla lacrima, i funerali del papa in diretta, la descrizione scientifica di un intervento di mastoplastica, la sexy morte di Diana Spencer in crash automobilistico, raccontata nel minimo dettaglio dell’ultimo respiro… Ovunque, ovunque, pornocapitalismo in atto. Che fare? Mettersi a fare i Giovenale oggidì non conviene, ma il sesso è qualcosa che va reinventato, si sa: aldilà delle seducenti forme dei suoi feticci contemporanei.

Helena queste cose non le sa, è solo una “ragazzina”, ma attorno al suo corpo si addensano tutti i sogni e gli incubi di una Rio de Janeiro più nera che mai.

Ettore Fobo

***

 

Il romanzo può essere acquistato in prevendita a questo link.  

 

Capped Dice

venerdì 17 giugno 2022


Su Lankenauta potete leggere una mia riflessione sull’ultimo libro di Lamberto Garzia, ”Capped Dice”. Buona lettura.

Ettore Fobo

 

HELENA - questo sì che è amore

mercoledì 15 giugno 2022


da Facebook:

 "Helena, una prostituta carioca, si racconta mentre fa sesso online con un cliente, parlando degli innumerevoli amanti, uomini e donne, del suicidio della madre, del padre che cercò di salvarla dalla perdizione, del quartiere di classe medio-alta in cui è cresciuta a Rio de Janeiro, di una vacanza a Búzios... La scoperta di un universo umano sorprendente, lontano dagli stereotipi e dai pregiudizi."

"Helena è il personaggio attraverso cui Gennari mostra le piaghe e le pieghe di un pornocapitalismo che ci è entrato oramai nel sangue". (dalla prefazione di Ettore Fobo).

In prevendita a questo link. Se il romanzo riuscirà  a pre-vendere almeno 90 copie, il libro uscirà in libreria in Italia.

Il costo di una copia è 11 euro più spese di spedizione. "

Di questo romanzo ho curato la prefazione. Tra qualche giorno la pubblicherò sul blog. Lo consiglio caldamente.

Ettore Fobo