Aforisma eracliteo

sabato 21 settembre 2019



Trapassato dal silenzio si accorse di venerare un tempo che non aveva mai vissuto. Raggelata intensità della nostalgia, dove chi sperimenta il ritorno conosce, lui solo sì, la beatitudine del divenire. Perché non ci si bagna due volte nello stesso fiume,  chi torna conosce la metamorfosi  dello sguardo. Si torna sempre dove non si è mai stati e in questo paradosso l’insolubile ci scruta dal fondo del tempo.

Nuove connessioni

sabato 14 settembre 2019




Per me citare Eliot o Pound, bevendo un tè verde  come nei romanzi di Henry James,  sarà sempre il massimo del glamour in ambienti troppo raffinati per essere veri (tutto è sordido e céliniano, artaudiano,  l’umano schizoide)  e in ogni caso l’invenzione della scrittura precede di svariati millenni l’astronave della mia balbuzie: un  qualsiasi computer quantistico  celebrerà la nuova aurora, per un linguaggio stavolta, realmente,  battezzato nell’ignoto, e magari anche a breve sì  ma su altri schermi.  

Altre connessioni legheranno lo sguardo dell’umano a nuovamente antiche ibridazioni,  alle congelate ebrezze di un Minotauro, per esempio, alle voragini sensoriali di un pipistrello o di un’ Afrodite contemporanea,  alle vicende oceaniche  di uno squalo lautréamontiano o  di una rockstar morta cent’anni prima, all’ardente passione di un maestro del Rinascimento o alla violenza cieca di Jack lo Squartatore, perché non c’è limite nel sadismo. Fremeremo magari  come una primula al vento, avremo visioni, con i nostri frammenti edificheremo un nuovo sguardo.  Tutto verrà fuso nel crogiuolo dell’algoritmo e la fantascienza sarà il nuovo realismo.

Sapremo cosa significa essere un rettile nel deserto messicano e la pompa di benzina vista da Hopper sarà un’esperienza quotidiana di chiunque  avrà accesso al pensiero, cioè al Potere.  Ci saranno le droghe giuste, gli strumenti tecnologici e complicate manipolazioni genetiche potenzieranno alcune menti fino al concepimento di una narrazione postumana e postcristiana. Eccomi qui a  tramare ipotesi per un futuro che so già consegnato all’oblio e che comunque non mi riguarderà. A meno che l’immortalità si riveli qualcosa di più di un sogno informatico e sia la coscienza  a dilatarsi all’infinito perché a un corpo senza morte e senza vecchiaia io non credo. Qui ci vorrebbe l’emoticon di una faccina triste.

E il deserto della distopia,  intanto,  avanza. Quello sì è certo, ci tocca già ora in sorte. Toccherà  a Entropia infine,  come al solito,  scrivere l’ epitaffio. Fortuna che un po’ prima  verrà Delirio a scriverci sopra un pezzo rock d’antan e a farci contenti.


Una poesia di Ingrid de Kok

venerdì 30 agosto 2019




Nel Kalahari

La notte nel Kalahari guardiamo stupiti le stelle  -
così lontane sopra di noi, così numerose, tutte incancellabili –
crediamo di trovarci sotto di loro, in uno spazio e un tempo
oltre noi, noi piccoli e fatti di carne, e loro adamantine

ma poi all’improvviso piovono stelle, sono stelle cadenti
il mondo è tutto stelle e nient’altro
le dune del deserto, la sabbia rossa, i gatti selvatici in cerca di prede
le iene brune intorno ai resti bruciati del fuoco
il richiamo d’allarme di una civetta, il percorso delle formiche sulle pietre
son tutte stelle e anche noi lo siamo
splendiamo, ruotiamo, scompariamo
siamo niente, più niente, solo stelle

 ***

da “Poesia” numero 350 – luglio/ agosto 2019 –  Fondazione  POESIA  Onlus/ Crocetti editore -  traduzione di Paola Splendore.

Una poesia di Eugenio Montale

venerdì 23 agosto 2019




Forse un mattino andando  in un’aria di vetro
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come su uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno  consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
***
Da "Ossi di seppia" – Eugenio Montale- edizione per il Corriere della sera – giugno 2019

Una poesia di Adonis

venerdì 16 agosto 2019





Non sono ancora nato
non nasci veramente
se non fuori dal luogo dove sei nato.

Il punto di incontro tra la luce e me
è un sole nero.

La tristezza
oggi inventa
i miei occhi.

O poeta, ciò che mi rende felice
è che tu sia il mio contrario:
cosa ti fa credere che tu mi assomigli?
come se l’ordine della natura non esista
che per reiventare sempre l’alfabeto del suo caos.

***
da “Prendimi, caos, nelle tue braccia” – Adonis – traduzione di Fawzi Al Delmi – Guanda - aprile 2019