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Il rapporto fra poesia ed economia secondo Ernst Jünger

mercoledì 11 giugno 2025

 






“La poesia è un segno dell'abbondanza; è lo stile peculiare dell'età dell'oro. Là dove si cominci anche solo a parlare di economia, là è già cominciato l'impoverimento, ed esso celebrerà il trionfo quando a prendere il sopravvento sarà il pensiero economico. Allora, insieme ad altri segni dell'abbondanza, anche la poesia si inaridirà. D'altra parte, il poeta non solo annuncia l'abbondanza, ne è altresì il dispensatore; per tale ragione è più necessario di qualsiasi economista e la poesia è più importante di qualsivoglia scienza".

Ernst Jünger

Chiude “Lo Specchio di Nigromontanus"

sabato 2 giugno 2012





“Noi viviamo di questa possibilità: sfuggire alle funzioni.”
Ernst Jünger, da “ Trattato del Ribelle

Qualche giorno fa Yanez ha posto fine al suo blog in progress, Lo Specchio di Nigromontanus, che è stata negli anni una delle letture più appassionanti  per me nel pur ricco materiale dei blog.  

Nigromontanus, parlando del nostro presente come fosse un mito o una memoria ormai sepolta, per me ha saputo incarnare una differenza, una resistenza, cercando di svelare il funzionamento delle nostre mitologie contemporanee, forse tentando di smascherare il reale nella tana del sogno, o più semplicemente mostrandoci che la gran desolazione avanza e che bisogna resistere; in qualche modo bisogna tenerle testa e farlo, possibilmente, da uomini liberi.
    
Quelli raccolti nel blog erano - e sono tuttora, perché il blog non è stato cancellato- scritti che mescolavano intuizioni filosofiche con l’evocazione poetica e con interessanti vertigini narrative.

 Quella di Yanez - che ha saputo dissimulare se stesso e la figura dell’autore- è parsa una voce fuori dal coro o meglio una voce che in pieno mercato, come quella di Epitteto, parla al proprio orecchio. Il personaggio di Nigromontanus gli è servito per portare i suoi lettori in un’atmosfera di meraviglia, come quando si percepisce qualcosa sostanzialmente fuori dal tempo.   Ne è venuta fuori un’idea di sapienza impossibile, una finzione di sapienza, perché la realtà è ambigua,  ne è  venuta fuori  la  consapevolezza che forse tutto è perduto per noi moderni,  arsi dalla Tecnica e dai suoi nuovi miti, divenuti ormai meri funzionari degli apparati della Tecnica.  Ma anche se forse  tutto è perduto,  fissando negli occhi l’orrore, non facendoci sommergere,  possiamo  resistere allo sfacelo,  recuperando  i  bagliori di un’antica bellezza.

Resa misteriosa da una prosa affascinante, decentrata rispetto al discorso comune, finzione capace di contenere verità scomode, ma letteralmente sotto gli occhi di tutti, questa raccolta di scritti sospesi fra filosofia e narrativa- nata come tributo a Ernst Jünger e al suo personaggio Nigromontanus- è stata, secondo me, una piccola scheggia di consapevolezza nel grigio dormiveglia che ci fa da sfondo: oso dire di una consapevolezza stranamente sottratta ai pericolosi sproloqui di quella cosa chiamata attualità.  

Una prosa evocativa ha messo il blog in una zona di pericolo e di mistero, che assomiglia tanto alla letteratura, a quella letteratura che noi cerchiamo come ossigeno per i nostri pensieri.

Sotto il segno di Jünger, ” la grande testa vulcanica”, maestro che dà speranza con il rigore e l’esattezza della sua prosa,   “ Lo Specchio di Nigromontanus”  è stata   per me l’ennesima  dimostrazione che grande è la potenza dello strumento blog,  quando è affidato, come nel caso di Yanez, a una persona di  talento, oltretutto abitata da una visione, capace di creare una mistificazione così efficace e coerente. 

Il suo talento è consistito, per sua scelta, soprattutto nell’onorare l’opera di un maestro-  parola antica e colma di risonanze- Jünger, appunto, del quale ricorrono tuttora nel blog aforismi e detti memorabili tratti dalle sue opere. Frammenti sempre illuminanti, scelti con cura, con quella cura che solo la passione può dare. Tra questi voglio citare, oltre a quella posta in esergo, almeno questa frase, anch’essa tratta da “Trattato del Ribelle”:

La poesia conferma che l’uomo è potuto penetrare nei giardini fuori del tempo.”

Il blog si chiude così, con queste parole, che ne sintetizzano il percorso:

Nel complesso, dunque, queste pagine rappresentano un miscuglio di invenzioni là dove dovrebbe esservi verità, e di verità là dove dovrebbe esservi invenzione.”

Così, attraverso il suo blog, Yanez ha mostrato ai suoi lettori qualcosa di sempre più raro: una visione del mondo, uno stile.

La sete di ordini superiori- uno scritto di Jünger

mercoledì 16 febbraio 2011


“Il panico che oggi vediamo dilagare ovunque è già espressione di uno spirito intaccato, di un nichilismo passivo che stimola quello attivo. Niente di più semplice che intimorire un uomo già persuaso che tutto avrà fine nel momento in cui verrà meno la sua fugace presenza sulla terra. I nuovi padroni di schiavi lo sanno, e solo per questo danno tanta importanza alle teorie materialistiche. Nell’ora della rivolta queste teorie servono a sgretolare l’ordine costituito, e, dopo la conquista del potere, a rendere perenne il terrore. Non debbono più esserci bastioni su cui l’uomo possa sentirsi inattaccabile, e dunque libero dalla paura. E invece importante sapere che ogni uomo è immortale, che alberga in lui una vita eterna, terra inesplorata, e tuttavia abitata e che anche se lui stesso ne nega l’esistenza nessun potere temporale potrà mai strappargli. Per molti o addirittura quasi tutti, l’accesso somiglia a un pozzo dove per millenni sono stati scaricati rovine e detriti. Non appena essi vengono rimossi, riappaiono sul fondo non solo la sorgente, ma anche le antiche immagini. L’uomo è infinitamente più ricco di quanto supponga. E’ una ricchezza, la sua, di cui nessuno può spogliarlo, e che nel corso delle epoche riaffiora sempre, soprattutto quando il dolore ha messo allo scoperto le profondità. E’ questo ciò che l’uomo vuole sapere. Qui è il nucleo della sua inquietudine temporale, l’origine della sua sete che cresce nel deserto e questo deserto è il tempo. Quanto più il tempo si dilata, quanto più il tempo è consapevole e tirannico (…) tanto più ardente si fa le sete di ordini superiori.”

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Da Trattato del ribelle – Ernst Jünger - traduzione F. Bovoli – Adelphi

Un avviso ai naviganti di Ernst Jünger

lunedì 6 dicembre 2010

Il mondo storico in cui ci troviamo ricorda una nave che si muove velocemente mostrando ora il lato del comfort, ora quello del terrore. Di volta in volta essa è Titanic o Leviatano. E poiché il movimento tiene avvinto a lo sguardo, la maggior parte dei passeggeri ignora di trovarsi al tempo stesso in un regno in cui domina la quiete perfetta. Il secondo di questi regni è a tal punto superiore al primo che sembra contenere quest'ultimo in come fosse un giocattolo, una delle tanti possibili manifestazioni, così tante che di esse non si riesce neanche a tenere il conto. Il secondo regno è il porto, il paese natio, la pace e la sicurezza che ciascuno porta dentro di sé. Noi lo chiamiamo bosco.

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traduzione F.Bovoli- da Trattato del ribelle- Ernst Jünger