venerdì 11 settembre 2015
avamposto mitorealista di lotta poetica
Pubblicato da Ettore Fobo alle 08:17 2 commenti
Etichette: libri di poesia, Mariangela Gualtieri
Pubblicato da Ettore Fobo alle 11:57 10 commenti
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La poesia di Mariangela Gualtieri che emerge da questa raccolta, Fuoco centrale e altre poesie per il teatro, racchiude in sé il dolore, il desiderio dell’estasi, l’assenza, e tutta la vitalità terrestre in un incanto magico, che però mai dimentica l’asprezza del nulla. Il centro di questi versi sembra essere, infatti, la mancanza, che però non è vissuta sempre come privazione, ma come straordinaria possibilità di sentire, di sottrarsi allo sfacelo, che finché può essere nominato e interrogato non è vero sfacelo, perché come scrive la stessa poetessa in una nota:” Lo sfacelo vero, se mai ci sarà, non saprà più nulla del non- sfacelo. Per questo credo che il sentimento della “mancanza “sia il nostro ultimo baluardo di umanità(…)”.
Così tutti questi monologhi genialmente pensati per la recitazione teatrale (la poetessa è legata a doppio filo al regista Cesare Ronconi e al Teatro Valdoca) ruotano proprio intorno alla mancanza. Prendiamo per esempio il monologo tratto da Seconda parte che inizia con questi versi “ Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo”, dove è adombrata l’afasia contemporanea, giacché la protagonista pare aver smarrito la possibilità di dire l’essere stesso, le parole le si sfaldano in bocca, si disgregano, si consumano, e lei sembra quasi rincorrerle, per acchiappare una sintassi consumata e dolersene fino al delirio. E’ la dimensione dell’isteria contemporanea, che la poetessa registra anche ritmicamente in questo straordinario monologo che ricorda certo surrealismo e certa poesia della beat generation.
Il tema è assolutamente contemporaneo, la tragica privazione e la degradazione della parola, che già Pasolini o Testori, tra gli altri, avevano messo in luce, da qui la foga con cui la voce recitante insegue il proprio stesso discorso che si disfa nell’afasia. O ancora il bellissimo Monologo del non so, dove il rimpianto della potenza naturale, della “forza di cagna che dà il latte” si scontra con la “malattia terrestre” che scava le facce nel dolore, si scontra con “ la logica finanziaria” che rischia di “sospendere le vite”. Dietro nascosta, schiacciata, magari anche avvilita, rimane una dimensione sacrale, che Mariangela Gualtieri esprime ora in apoftegmi fulminanti, ora in monologhi che paiono una colata lavica di potenza espressiva.
E’ il teatro, è la richiesta costante di una voce umana, a rendere questi versi quello che sono, ciò nonostante anche sulla pagina conservano la loro bellezza, anche straziata. Ma non c’è disperazione, tutt’altro, la mancanza, “memoria di bellezza da cui poter partire”, è avvertita come il limite dell’esperienza umana, non come un tragico epilogo, ma quasi come un trampolino di lancio per raggiungere la pienezza del sentire e dell’espressione.
Così attraverso queste poesie ci specchiamo dolorosamente nell’assenza, nella mancanza, e in questo specchio non vediamo soltanto il dolore, ma il nostro stesso desiderio di un altrove, la nostra nostalgia dell’essere, del sacro, Quello che più colpisce è il tono, esortativo, ispirato, della poetessa romagnola, la cui voce si moltiplica eludendo sapientemente forme di retorica desuete, ritmando il malessere contemporaneo con parole preziose, neologismi raffinati; la sua è una voce mai rabbiosa sempre sul filo di una sostanziale padronanza stilistica, pur nello smarrimento. In queste poesie risuona potente l’assonanza con la scrittura di Amelia Rosselli, nume tutelare, voce amica.
Quello di Mariangela Gualtieri è un tentativo importante, sospesa la retorica minimale della poesia contemporanea, approdare a una voce altra, intessuta di tutti i richiami di una natura, non sentita come nemica, ma come alleata contro le desolazioni tutt’umane della “logica finanziaria” che inaridisce le vite, sottrae linfa vitale, per mantenere in funzione un meccanismo fondamentalmente nichilistico.
Ed ecco che ancora una volta arriva la poesia, a scuoterci dal nostro torpore di cavie, a rinnovare la nostra antica adesione alla vita stessa, alla sua profondità probabilmente incomunicabile
Pubblicato da Ettore Fobo alle 20:04 10 commenti
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Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
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Da Seconda parte- tratta dall’antologia Fuoco centrale e altre poesie per il teatro – Mariangela Gualtieri - Einaudi
Pubblicato da Ettore Fobo alle 09:22 4 commenti
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