giovedì 10 aprile 2025
avamposto mitorealista di lotta poetica
Pubblicato da Ettore Fobo alle 05:55 0 commenti
Etichette: Georges Bataille, Letizia Corsini, Paolo Spaziani, teatro
Pubblicato da Ettore Fobo alle 18:00 0 commenti
Etichette: Bibbia d'Asfalto, Georges Bataille, Letizia Corsini, Paolo Spaziani, teatro
Suggerisco agli amici
romani di non perdersi l’evento teatrale di Paolo Spaziani, con Letizia Corsini
alla regia, che si terrà al Teatro
Stanze Segrete in via della Penitenza a Roma,
lunedi’ 12 dicembre alle 21. Si tratta di una versione di un poemetto di
Georges Bataille. Vi rimando al link del teatro.
Di questo straordinario duo di teatranti ho scritto a
proposito di un altro evento, che si tenne
a Milano nel febbraio 2018 Lor ga
na crur, da testi di Antonin Artaud.
Lo riporto integralmente:
“ Lor Ga Na Crur: Paolo Spaziani
incarna Antonin Artaud”
Si inizia con il silenzio,
inevitabilmente. L’attore, Paolo Spaziani, è seduto su un cubo e sembra
attendere l’ispirazione con un aspetto fra il meditabondo, lo stranito,
l’indifferente. Il pubblico lo scruta,
in attesa. Il palco è piccolo, angusto, claustrofobico. Spetterà all’attore
rivelare le sue potenzialità nascoste,
dove la parola si riscopre canto.
Ed ecco dunque, come un’improvvisa eruzione, che comincia il dire. Ed è un fiume in piena che
utilizza un testo ispirato ad Artaud, accostando le due lingue, francese e italiano, per ispezionare il limite stesso di ciò che
chiamiamo realtà e infrangerlo con l’irruzione nel linguaggio dei segni del
caos, prelinguistico e primordiale, qui annunciato anche dalle glossolalie che sono già nel titolo dello spettacolo, Lor Ga Na Crur.
Tutto ciò per restituirci le
fascinazioni dell’immediato, facendo saltare le sovrastrutture linguistiche,
per ridarci il senso di un altrove tanto più potente quanto più la parola è
spinta nel precipizio di una dizione puramente musicale. Il testo è un furente attacco ai concetti di realtà,
identità, essere, Dio, mondo; tutto
l’armamentario delle menzogne metafisiche che fanno dell’uomo un recluso sul
fondo dell’abisso.
Nell’interpretazione magistrale
di Paolo Spaziani la poesia cessa di essere un morto significato letterario per
divenire flusso melodico, rituale magico che si contrappone, anche con
violenza, alla magia nera sociale, quell’insieme di codici e convenzioni che
rendono la nostra esperienza del mondo “tristemente
carceraria” come si legge nella presentazione dello spettacolo.
La letteratura viene
disintegrata, non è più scrittura ma ritrova l’oralità come suo fondamento.
Così Paolo Spaziani riscopre Artaud come fatto musicale, lo reinventa,
mescolando con leggerezza i linguaggi, il francese, l’italiano e quello strano
grammelot glossolalico che rappresenta la cifra dell’ultimo Artaud.
L’estraneità del poeta francese al mondo, alla letteratura, all’essere, al
senso, a quello che Auden chiamava ”il
dialetto della tribù” e Artaud stesso “la
fogna del pensiero di tutti” è assoluta e con rigore assoluto la voce di
Spaziani ce la mostra in tutta la sua radicalità. E la crudeltà di questo
teatro si rivela soprattutto nella demolizione dei concetti che puntellano le
nostre prigioni mentali.
Così, in questo che è il più piccolo teatro
milanese, il Teatro Studio Frigia
Cinque, con una scenografia spartana, una luce fissa e quasi dolente, con la
regia di Letizia Corsini, il 16 e il 17 febbraio di questo 2018, Paolo Spaziani ha regalato due serate
indimenticabili di poesia allucinata,
ispirata a questo grande visionario che è stato Antonin Artaud. La voce
di Paolo Spaziani, moltiplicando i moduli sonori, ha spaziato dal soffio al
grido, dalla dolcezza all’orrore, senza mai perdere in consapevolezza musicale.
Lo spettacolo si riscopre evento
e l’attore un negromante che contrappone il rigore scandaloso della propria
musica interiore alla volgarità della rappresentazione. Così
l’irrappresentabile della poesia demolisce la scena, la disincarna, la dissipa. Essa non è più il luogo dove si
replicano i rapporti di potere in seno alla società ma la crisi stessa di
questi in un linguaggio che desidera ardentemente frantumarli. “Arte
Anarchica”, si legge nel volantino di presentazione. Tutto si dissolve tranne
la voce, tranne il corpo, questo grande
incatenato nel regno della Metafisica e dei concetti.
Paolo Spaziani diventa Antonin Artaud, se questo nome può designare
qualcosa di più di flussi, punti di forza, singolarità e ci restituisce così
un’antica idea di teatro; è colui che esce dalla folla e comincia la cadenza di
un canto tragico, al ritmo del ditirambo dionisiaco, un’idea antica certo ma paradossalmente colma di un futuro
che oggi pare impossibile, quando,
come ha scritto Foucault: “ Le parole di Artaud apparterranno al suolo stesso del nostro linguaggio
e non alla sua rottura. “
***
Andate a vedere Paolo Spaziani, in questa sua reinvenzione
batailliana se credete che l’atto e l’attimo teatrale, spezzando i codici normativi, ci possa restituire alla visione di un tempo
più profondo di quello che sperimentiamo
vivendo o illudendoci di farlo. Grazie dell’ascolto.
Ettore Fobo
Pubblicato da Ettore Fobo alle 10:30 0 commenti
Etichette: Antonin Artaud, Georges Bataille, Letizia Corsini, Paolo Spaziani, teatro
Pubblicato da Ettore Fobo alle 09:35 6 commenti
Etichette: aforismi, filosofia, Georges Bataille, prose di Ettore Fobo, saggi
Pubblicato da Ettore Fobo alle 18:01 0 commenti
Etichette: Georges Bataille, narrativa
Scrivendo di Kafka Bataille sottolinea nuovamente un aspetto dell'isolamento dell'artista, e la sua conseguente insofferenza verso la società: la puerilità.
Così Kafka sconta la sua esclusione già nella figura paterna, che considera infantile ciò che per Kafka è una preoccupazione profonda: la letteratura. La letteratura è quella colpa, quella trasgressione delle leggi dell'utile, che il mondo della "attività efficiente" non vuole e non può riconoscere. Kafka non reagisce allora con la rivolta, ma con la sottomissione- "Nella lotta fra te e il mondo stai dalla parte del mondo -creando con le sue storie un disordine che mina le certezze logiche su cui si fonda la razionalità, alla ricerca di quello smarrimento che solo può dare il senso della propria presenza, seppure schiacciata da una fatalità oscura.
Nel rifiuto di diventare padre, Kafka rivendica il suo diritto all'irresponsabilità e al sogno- "Non sposerò Frida, non entrerò in comunità "- e ancora questo è un atteggiamento colpevole.
La letteratura è quel crogiolo di forze esorbitanti, di tristezza da esiliato, di gioie che in definitiva solo la morte può suscitare e contenere ;ma la sottomissione di Kafka verso la società è per Bataille più violenta di qualsiasi rivolta, affermando la propria nullità l'artista spezza ogni legame, trasfigurato, egli non è più il Prometeo che ruba il fuoco agli dei, ma un bambino che cerca nel sogno la propria verità di escluso: "Restai seduto e mi chinai come prima su quel foglio che dunque non serviva a nulla..., ma in realtà ero stato espulso di un colpo dalla società".
Questa umiliante condizione è il prezzo che Kafka paga per mantenere intatta la propria vocazione e la propria libertà, nel rifiuto della "attività efficiente" e della schiacciante fatalità del mondo.
Diversamente William Blake nella visione di Bataille oscilla fra paganesimo e un cristianesimo paradossale, elaborando una personale mitologia, in cui la materia è in perenne trasformazione e l'energia è"eterno piacere". Rivendica la sessualità contro ogni forma di imposizione religiosa o sociale, e nel tentativo di fondere cielo e inferno cerca di superare la dualità del pensiero occidentale.Per Blake la verità sta nell'immaginazione, e le religioni, nate da un impulso poetico, sono colpevoli di aver tradito la loro origine, rifugiandosi in un dogmatismo infecondo, non riconoscendo più la propria affinità con l'attività creatrice, sempre in qualche modo perturbatrice dell'ordine stabilito dalla ragione, sempre tesa a un godimento impossibile, ad una affermazione potente della vita.
Certo per Blake la poesia è dalla parte del male, cioè dell'attivo, dell'esuberanza,della stessa energia creativa e sessuale mentre il bene è "il passivo che obbedisce alla ragione". La condanna della legge morale fatta dal poeta inglese , scrive Bataille, è tutta nell'affermazione della necessità della gioia erotica, del piacere sensuale, per riappropriarsi del corpo, sequestrato dalla morale ebraico-cristiana e sottoposto alla tortura di una vita dichiarata colpevole, nella consapevolezza che, come si legge in Matrimonio fra cielo e inferno " Senza contrari non v'è alcun progredire.Attrazione e repulsione, Ragione ed Energia, Amore ed Odio sono necessari all'esistenza umana."
Scrivendo di Genet Bataille affronta il tema della sovranità che è "il potere di innalzarsi, nell'indifferenza alla morte al di sopra delle leggi che assicurano il mantenimento della vita"
e scrive dell' operazione compiuta dall'autore di Diario del ladro:infrangere il limite imposto dalle interdizioni, per generare un 'estetica del male, che è il rovescio inquietante della santità e presuppone la stessa tensione e lo stesso rigore. Così Genet delinquente e ladro, raggiunge nell'abiezione più profonda quella zona dove il male è la cifra di un'affermazione di sé paradossale ed inquietante.Il superamento della morale tradizionale, l'annullamento di ogni interdizione è strettamente legato alla coscienza di stare compiendo una violazione, e in un crescendo di crimini il rischio è quello che non ci sia più nulla da infrangere e dunque il vuoto. Scrivendo anche di Bronte, Michelet , Proust, Bataille compie così il suo percorso circolare, mostrando come i suoi assunti iniziali siano validi: la letteratura è dunque il luogo in cui l'esistenza raggiunge l'acme della sua dissipazione,e poiché essa non è nient'altro che il "sospirato ritrovamento dell'infanzia"non le resta che dichiararsi colpevole .
Pubblicato da Ettore Fobo alle 09:51 4 commenti
Etichette: Georges Bataille, saggi
Pubblicato da Ettore Fobo alle 13:43 9 commenti
Etichette: Georges Bataille, narrativa
Il Forum Anterem è un‘occasione speciale per incontrare amici e amiche. Ci si vede poco ma si condivide molto ed anche quest’anno la manif...