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Premio "Erranza cosmica"

martedì 30 dicembre 2025

 


È con grande emozione che vi comunico del riconoscimento da me ottenuto al Premio Internazionale Città di Sarzana. Si tratta del Premio Speciale “Erranza cosmica”. In questa definizione critica è definita la mia poesia in maniera splendida. L’emozione è tutta raccolta fra queste parole, come sospesa. Ringrazio la Giuria del Premio  per il prestigioso riconoscimento e mi dolgo di non essere stato presente alla cerimonia di Premiazione, nel magnifico Teatro degli Impavidi di Sarzana,  per ragioni indipendenti dalla mia volontà

 

Recensione di “Canti d’Amnios”, a cura di Susanna Musetti

sabato 18 ottobre 2025


 


Pubblico in questa sede la recensione fatta da Susanna Musetti, presidente del Premio Internazionale Città di Sarzana, alla mia silloge “Canti d’ Amnios”, pubblicata nel 2020 dalla Casa editrice Montedit.  La silloge è stata finalista a questo  Premio nell’edizione del 2022. La recensione è così accurata, colta e sentita,   che io mi sono entusiasmato e infine commosso. Qui un link per acquistare il libro. Buona lettura.

Ettore Fobo 

***

Nel grembo oscuro della parola

A Cura di Susanna Musetti

Ci sono libri che non si leggono, ma si attraversano come stanze oscure, come sogni a ritroso, come camere d’eco della coscienza. Canti d’Amnios di Ettore Fobo è uno di questi. Non si tratta

semplicemente di poesia: è un viaggio esoterico, una trance verbale, un labirinto metafisico che prende il lettore e lo trascina nell’“amnios” stesso della lingua, nel suo liquido amniotico primordiale.

La poesia di Ettore si muove come un’entità autonoma, simile a quelle “forme senza custode” di cui parla lui stesso, e che evocano il “pensiero che danza” di René Char. Ogni verso è un fremito, una

pulsazione che si propaga come un’onda nel vuoto, come un sussurro che attraversa l’ombra. Il poeta si pone al crocevia fra esistenzialismo e mistica negativa, dove l’assenza diventa sostanza e il nulla è grembo.

Fin dalle prime poesie, come Vertigine e Adolescenza, si ha la sensazione di leggere non parole, ma visioni o, meglio, residui di visioni. “Come quando sulla punta dell’addio / germoglia il ritorno” scrive ed è impossibile non pensare alla poetica dell’istante di Rilke, alla sua “Wendung”, quella torsione ontologica che trasforma il dolore in forma e la forma in conoscenza.

Ettore è colto, certo, ma non è mai pretenzioso. I suoi testi traboccano di riferimenti impliciti: Borges (a cui dedica un testo esplicito e straordinario), Pessoa, Eliot, Mark Strand, Lautréamont, Corbière, ma anche Rimbaud, che “è ancora qui”, come un nume tutelare dietro il sipario. È come se ogni poesia si muovesse nell’alveo di una grande costellazione letteraria, eppure la voce è unica, riconoscibile, lacerata, intima.

In Sette movimenti notturni e Salvezza, la parola si fa ferita, cosmo, pianto e danza. C’è una continua tensione tra pathos e pensiero, tra oracolo e confessione. In questo senso, la raccolta potrebbe

leggersi accanto a Fari nella tempesta di Paul Celan, non solo per l’uso rarefatto della lingua, ma per il continuo confronto con l’impossibile: “la verità è che la mente umana è nulla, un piccolo nulla provinciale”.

In testi come Manifesto o Scacco matto, emerge la vena più ironica e provocatoria di Ettore. Qui il poeta si pone come outsider del mercato letterario, nemico delle “azalee” e della “grazia”: vuole seminare tempeste, incendiare il silenzio, riportare la poesia alla sua funzione arcaica di gesto insurrezionale, di atto sciamanico. “Ho bevuto l’incendio dei millenni” scrive e sembra rispondere, a distanza, all’“ho visto le più belle menti della mia generazione distrutte dalla pazzia” di Ginsberg.

Ma la sua è una pazzia controllata, direbbe Foucault, una follia che conosce bene i propri strumenti e che si serve della maschera per scardinare la realtà.

Un intero ciclo della raccolta si muove nel vuoto post-metafisico. In io, Dio, network, Ettore dichiara la sua estraneità al rumore di fondo del nostro tempo. È un poeta disconnesso, “idiota e selvaggio”, come Thoreau, come Artaud, come chiunque abbia provato a restare umano nel cuore della tempesta. Non ha account, non ha risposte. Eppure, è proprio questa “nudità primigenia” che gli consente di articolare un discorso poetico non conciliante, radicale, necessario.

L'ultimo componimento, Senza parole, è la chiusa perfetta: un commiato dal logos, una resa al mistero, un invito alla sparizione come forma suprema di poesia.

 

Canti d’Amnios è una raccolta che si legge a occhi chiusi, con l’orecchio interiore. Non si offre al consumo rapido, non cerca l’applauso. Esige tempo, ascolto, disarmo. È un’opera liminare, che interroga più che spiegare, che canta più che dichiarare.

Come scrive Ettore stesso:


“Non piango perché mi urge un canto,/ non canto perché mi urge l’immenso.”

In questo immenso ci perdiamo. E ringraziamo di poterlo fare con un poeta così autentico.

 


 

Premio Sarzana: una video - intervista di Ettore Fobo

domenica 30 marzo 2025

 


Pubblico in questa sede il link al video dell’intervista che mi ha fatto Giuseppe Di Liddo, vicepresidente del Premio Internazionale Città di Sarzana, in merito alla mia silloge “Sotto una luna in polvere”(Kipple Officina Libraria, 2010) vincitrice della dodicesima edizione del Premio nella categoria Poesia edita.

Estrapolo questo brano dalle motivazioni critiche della Giuria:

“Questa è una poesia che “rischia” davvero, che non ha paura di infrangere i limiti del dicibile per esplorare territori sconosciuti e inquietanti. Un’opera radicale e spiazzante, che merita di essere letta e riletta, nonostante – o forse proprio grazie – al suo rifiuto di offrire soluzioni o risposte definitive. “

Eccovi il link. Buona visione

Ettore Fobo

Premio Sarzana 2024

lunedì 24 febbraio 2025

 







Di seguito il comunicato della Giuria del Premio Internazionale Città di Sarzana, inerente alle motivazioni che hanno portato a decretare “Sotto una luna in polvere” la silloge vincitrice della sezione Poesia edita. Potete trovare "Sotto una luna in polvere" a questo link (7 euro il cartaceo meno di un euro l'ebook). Grazie dell’ascolto.



Ettore Fobo

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Siamo lieti di annunciare che, durante la cerimonia di premiazione svoltasi il 14 dicembre, è stato assegnato il riconoscimento per la Sezione A Poesia Edita a Ettore Fobo con "Sotto una luna in polvere"

Un grido poetico che sfida il vuoto: “Sotto una luna in polvere" e l’urgenza dell’autenticità

"Sotto una luna in polvere" è un’opera che si muove inquieta ai margini del discorso poetico contemporaneo, sfidando le convenzioni estetiche e narrative con un linguaggio che si frantuma e si ricompone, in un ciclo continuo di creazione e distruzione. Qui, Ettore Fobo rifiuta l’idea stessa di armonia, abbracciando il guasto come condizione esistenziale e poetica, un guasto che si fa principio ordinatore del caos.

Come Carla Benedetti ci insegna, la poesia non può più limitarsi a riprodurre una bellezza formale, ma deve farsi gesto di rottura, capace di ferire e risvegliare coscienze anestetizzate dal rumore di fondo della modernità. "Sotto una luna in polvere" si inserisce con prepotenza in questa scia, proponendo una lingua che si contorce e si spezza, che si frantuma sotto il peso del reale e della sua rappresentazione.

Un linguaggio che urla contro il silenzio

L’autore compone versi che sembrano urlati contro un muro di silenzio. Le immagini poetiche sono crude, talvolta volutamente sgraziate, come nella descrizione di “palazzi dagli occhi strabici” e di “schermi di menzogne ripieni”, simboli di un mondo soffocato dalla falsità e dall’alienazione. La città si fa carcassa, contenitore di illusioni corrotte, mentre l’individuo si trascina come una marionetta, svuotato di senso e identità.

In questa rappresentazione di un’umanità disgregata, Ettore raccoglie l’eredità dei poeti maledetti e dei visionari del Novecento, ma ne esaspera la visione fino al collasso. Se i surrealisti cercavano di liberare l’inconscio attraverso l’immagine poetica, qui il sogno si trasforma in un incubo a occhi aperti, in cui le visioni non portano liberazione ma solo frammentazione e alienazione.

L'assenza di un centro e la poetica del frammento

Come Benedetti ha più volte sottolineato nei suoi saggi, la letteratura contemporanea si confronta con l’assenza di un centro, con l’impossibilità di trovare un senso unitario. In "Sotto una luna in polvere" questa assenza diventa struttura stessa del testo: le poesie sono frammenti che non cercano di ricomporsi in un tutto organico, ma restano sospesi in un vuoto ontologico.

Ettore rifiuta ogni linearità narrativa e ogni facile coerenza, lasciando il lettore in balia di immagini fugaci e visioni spezzate. La realtà si sfalda sotto il peso della sua rappresentazione, e la parola poetica diventa atto di resistenza contro l’omologazione del pensiero unico. In questo, la sua scrittura ricorda l’urgenza espressiva di Antonin Artaud, ma senza la possibilità di un’uscita catartica: qui il grido resta soffocato, intrappolato in un circolo vizioso di disperazione e disincanto.

Una visione apocalittica e la ricerca di autenticità

"Sotto una luna in polvere" non offre redenzione né speranza. La visione apocalittica dell’autore non lascia spazio a illusioni consolatorie: tutto brucia, tutto scoppia, nulla rimane. Eppure, in questa desolazione si avverte un’urgenza di autenticità, un bisogno viscerale di dire l’indicibile, di dare voce a un dolore che non trova altra via d’uscita se non nella parola poetica.

Abbiamo spesso sentire parlare della necessità di una scrittura che rompa con l’inerzia del mercato editoriale, che sfugga alle logiche di consumo culturale per ritrovare una forza originaria e sovversiva. "Sotto una luna in polvere" risponde a questa chiamata, proponendo una poesia che non si piega a compromessi e che anzi sfida apertamente il lettore, costringendolo a confrontarsi con la propria precarietà esistenziale.

Conclusioni: Un’opera scomoda e necessaria

In un panorama letterario spesso dominato dalla superficialità e dall’evasione, "Sotto una luna in polvere" emerge come un’opera scomoda e necessaria. L’Ettore Fobo non cerca l’approvazione del pubblico né indulge in facili estetismi: la sua poesia è un atto di rivolta contro il conformismo culturale, un tentativo disperato di ricostruire il senso attraverso la distruzione del linguaggio stesso.

Questa è una poesia che “rischia” davvero, che non ha paura di infrangere i limiti del dicibile per esplorare territori sconosciuti e inquietanti. Un’opera radicale e spiazzante, che merita di essere letta e riletta, nonostante – o forse proprio grazie – al suo rifiuto di offrire soluzioni o risposte definitive.

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Giuria del Premio Internazionale Città di Sarzana

"Sotto una luna in polvere": motivazioni del Premio Internazionale Città di Sarzana

sabato 21 dicembre 2024

 



Pubblico qui sotto le motivazioni del Premio Sarzana. Come commento mi limito a dire che è emozionante ricevere una critica così accurata e sentita. “Sotto una luna in polvere” è uscito nel maggio del 2010. Si tratta dunque di un’attesa durata più di 14 anni. Ciò rende la critica ancora più preziosa.

Ettore Fobo

 

“La raccolta attraversa 18 anni di fervore poetico (1992-2009), dove sibilano aliti di morte senza gloria, immagine livide e funeree, la fuga dall'assalto di insensati perché ripetuti naufragi esistenziali. Notti lunari avvolgono il male che strozza il respiro, recide le attese, fagocita il cambiamento. Con stelle inutilmente accese sul vuoto, una luce opaca effonde stregonerie, il tormento divampa e blasfemo dissacra la presenza di qualunque Dio. Nelle scenografie spettrali, tutto resta ignoto, nel movimento di una natura ostile, dove anche l'apparizione femminile, goccia illusoria d'amore, richiamo d'eros, resta punto di rottura insufficiente. Vuoto e nulla dominano questa raccolta.

«La voragine degli anni / che si disfano in bisbigli/ .../io sento divenuta la ferita/della caducità, ma il seducente/ nulla della vita si rivela, / nel verso di un poeta/ ammaliante chiarore di candela.»”

Giuria del Premio Internazionale Città di Sarzana

Premio Internazionale Città di Sarzana 2024

lunedì 16 dicembre 2024

 



Sabato 14 dicembre, nella splendida cornice del Teatro degli Impavidi di Sarzana, si è svolta la cerimonia finale del Premio Internazionale Città di Sarzana, dove mi sono classificato al primo posto nella sezione poesia edita con la mia raccolta “Sotto una luna in polvere” (Kipple Officina Libraria, 2010). Gioia pura che mi piace ora condividere con voi. Presto pubblicherò  anche le motivazioni del Premio in cui si manifesta una rara sensibilità critica che mi onora grandemente. Ringrazio di cuore la Giuria, orgoglioso di aver partecipato a quest’evento di grande spessore culturale, insieme ad alcuni dei protagonisti -  spesso nascosti se non invisibili - della scena letteraria contemporanea.

Ettore Fobo

Premio Internazionale Città di Sarzana 2023

giovedì 14 dicembre 2023


Sono risultato finalista al Premio Internazionale Città di Sarzana, con la silloge "I Maestri dell'oblio". Gioia...

Ettore Fobo





Premio Letterario Internazionale Città di Sarzana

giovedì 8 dicembre 2022


 


 

È con grande orgoglio che vi comunico che “Canti d’Amnios” è risultato finalista alla decima edizione del "Premio Letterario Internazionale Città di Sarzana". Ringrazio la giuria tutta. Riporto di seguito l’intervista che mi ha fatto la gentilissima professoressa Marisa Vigo, in occasione del Festival degli Autori di qualche settimana fa. Esiste anche un video a questo link. Vi ringrazio dell’ascolto.

Ettore Fobo

 

 

Marisa Vigo: Il taglio filosofico esistenzialista Le è connaturato o  trova anche influenze e  solleciti da parte di Autori letti e condivisi?  

 

Ettore Fobo: Penso che molti autori abbiano segnato la mia vita in maniera profonda, in qualche caso forgiandola. Mi considero soprattutto,  più che uno scrittore, più che  un lavoratore, più  che un consumatore, forse persino più  che un poeta, un lettore.

 Fra gli autori che mi hanno segnato sin dall’adolescenza e che hanno avuto un’influenza sulla mia vita, non seconda a quella che hanno avuto i miei genitori e il contesto sociale in cui siamo immersi, cito due nomi su tutti: Charles Baudelaire e Friedrich Nietzsche.

Perché esiste in me  questa rottura radicale, originaria, fondante, con gli enunciati discorsivi dominanti,  direi nella nostra intera civiltà occidentale,  non solo di questa società particolare che ne è un’espressione.

La poesia è questa rivolta linguistica, silenziosa, non appariscente, invisibile, ma non vana perché rinnova  il linguaggio, lo mette davanti ai suoi buchi neri,  ne ritrova la musica segreta. Come ha mostrato Rimbaud, è una rivolta contro il Tempo, contro la Morte, contro Dio. Rivolta per ciò stesso destinata a un terribile scacco. Forse l’intero Novecento ne è testimonianza.

 

2)

M.V: Vuole leggerne una, aggiungendo le Sue considerazioni?

 Leggo Vertigine

 E.F: “Vertigine” è una poesia che ho scritto 10 anni fa e che sintetizza il percorso forse di tutto ”Canti d’Amnios”, anche per questo l’ho scelta come poesia d’apertura.

Si tratta infatti di esplorare quella che io chiamo in questo testo ”musica del principio”; ovvero ciò che precede la razionalità mercantile, come insieme di codici normalizzanti e produce  le concettualizzazioni che ci appesantiscono e  che  impediscono al linguaggio di fluire nel suo moto ondoso originario, amniotico, e il dualismo della logica disgiuntiva sia restituito al gioco albale e ambiguo delle ambivalenze e corrispondenze simboliche.

 

3

 

 Ci parla del Suo stile colloquiale, scegliendo una lirica che lo esemplifichi? (Lapsus a matita)

 

La poesia, almeno per come la vivo io, è la manifestazione di un’ intersoggettività enigmatica, un colloquio tra le voci che ci abitano nel senso di una moltelicità di maschere che alludono, non possono fare altro, a ciò che profondamente siamo, aldilà di cio che ci raccontiamo coscientemente.

La poesia quindi come insieme di voci che colloquiano, anche attraverso il tempo e lo spazio, anzi mettendo in crisi, come ha fatto la fisica contemporanea, queste stesse categorie.

 

Leggo Lapsus a matita

4

A Suo avviso dall'intelligere deriva  la consapevolezza  della superiorità umana,  il dramma della croce non cercata e non voluta,  la ricerca mai raggiunta del varco, o anche una  luce consolatoria?                                                  Dopo la Sua risposta, ascoltiamo anche una poesia che evidenzi il tema

Per Sofocle “Sapere è patire”. Tutta la nostra consapevolezza sembra fermarsi qui. Io vedo questo ma vedo anche altro, il sapere lo considero un risveglio,  preferibile al sonno dell’ignorare. Non c’è però superiorità ontologica dell’uomo sugli altri animali perché ciascun essere vivente realizza la propria essenza secondo necessità.

Leggo I know the world

5

 

Completiamo con la Sua percezione dell’esistenza che non quaglia e che l'affianca alla posizione della poetessa  Piera Oppezzo, vissuta nel secolo scorso, da Lei citata nella Sua Opera. Era convinta che “nella vita o si vive o si scrive". Leggendo la Silloge la funzione da Lei assegnata alla Poesia appare poliedrica,  mutevole, ondivaga, tra il fluire spontaneo e motivato di pensieri e di emozioni, il dubbio che non abbia né vigore, né scopo, l’atteggiamento maudit di chi contesta e dissacra.  Oggi, giunto all'età di 46 anni, pensa che la Sua poesia sia approdata ad un punto fermo? A Lei e ai Suoi versi la risposta.

 

Negli anni sono stato attraversato da numerosi flussi poetici e ho fatto esperienza di visioni differenti della poesia stessa.

Quello che è rimasto costante è la consapevolezza di un incessante divenire che ci plasma indipendentemente dalla nostra volontà cosciente. La poesia è proprio quella sonda utile per captare queste metamorfosi.

Per quanto riguarda la distinzione anche pirandelliana fra vivere e scrivere c’è sicuramente della verità. Non fosse che scrivere ci pone nel nucleo stesso delle nostre umane contraddizioni e quindi è un’esperienza profondamente e spesso terribilmente vitale.

Leggo Amnios

 

Festival dell’Autore

venerdì 30 settembre 2022

 





Sono stato invitato  al “Festival dell’Autore” che si terrà a Sarzana. Io sarò presente il 2 ottobre dalle 16 a Palazzo Roderio, dove leggerò poesie tratte da “Canti d’Amnios” con accompagnamento musicale.  Il Festival è organizzato dall’”Associazione Poeti solo Poeti Poeti ” ed è legato al “Premio Internazionale Città di Sarzana”, dove sono in concorso con questa silloge.

Ettore Fobo