SFASCI POETICI

sabato 3 ottobre 2026

 


 

Sabato 26 settembre, nel giardino della villa della pittrice Artemide Arte, una mostra di pittura sui generis si è progressivamente trasformata in un esperimento di ibridazione fra le arti.

Le opere di Silvia Bacelli, Annamaria Pasquazzo e Paola Rinaldi non erano confinate alle pareti di una sala espositiva: apparivano fra gli alberi e gli arbusti, disseminate nel giardino, quasi fossero germinate direttamente dalla vegetazione.

Nel mezzo, un fuoco crepitava nel suo braciere.

Pittura, poesia, voce, natura e fiamma occupavano così uno stesso spazio, senza una gerarchia prestabilita.

Da questo crogiuolo è nato SFASCI POETICI, un breve happening poetico mitorealista articolato in tre momenti.

In apertura, l’attore Marco Filatori ha letto una mia poesia. Poi la parola ha progressivamente invaso lo spazio della mostra, fino al blocco conclusivo, quando erano ormai calate le tenebre.

La luce si era fatta gotica.

Il fuoco continuava a crepitare.

E alcune poesie provenienti dai gorghi più profondi della mia adolescenza sono tornate, dopo molti anni, a essere voce.

Fra queste SATIVA, scritta a diciassette anni: una poesia riemersa da un tempo remoto e improvvisamente ricollocata nel presente, davanti a un pubblico, fra quadri, alberi e ombre.

Ma SFASCI POETICI non è stato soltanto un ritorno alle origini.

Nel secondo frammento della performance la traiettoria arriva fino al presente, con SENZA LIMITI:

 

M’illimito d’ignoto,

vasto destino,

ho frantumato le muraglie Zed dei sogni,

condivisi in letti di chiodi

dove ogni rivoluzione…

 

La poesia procede per collisioni, apparizioni, fratture. Il registro alto precipita nel basso, il sacro urta contro il grottesco, la memoria privata entra in cortocircuito con figure collettive e immagini della contemporaneità.

 

La parola non accompagna le immagini.

Le attraversa.

Allo stesso modo, la pittura non costituisce uno sfondo scenografico alla poesia. Entra nel suo campo di forze. Il giardino, il vento, le tele, le voci degli spettatori e il crepitio della pira diventano parte della performance.

È precisamente in questa zona di contaminazione che si manifesta il Mitorealismo del Sottosuolo.

Non come semplice incontro fra discipline differenti, ma come loro reciproca destabilizzazione.

La poesia smette di essere soltanto testo.

La pittura smette di essere soltanto superficie.

La voce diventa materia.

Il paesaggio diventa montaggio.

 

il fuoco, presenza archetipica.

Il tempo stesso si incrina: una poesia scritta a diciassette anni può convivere, nello stesso spazio e nella stessa notte, con SENZA LIMITI, componimento nato decenni dopo. Adolescenza e presente non vengono ordinati cronologicamente ma compressi nello stesso punto d’incandescenza.

Questo è stato SFASCI POETICI.

Uno sfasciamento, appunto.

Delle forme, delle separazioni, delle cronologie.

E, nello stesso momento, il tentativo di ricomporre quei frammenti in una forma diversa: instabile, ibrida, viva.

Una performance poetica mitorealista.

Ettore Fobo

Laboratorio e Comitato Mitorealista