sabato 2 agosto 2025
Ed è proprio da questa piattaforma che estrapolo questa
citazione, dalla Pagina Fb del blog “Scuola libertaria”:
Grazie dell’ascolto.
Ettore Fobo
avamposto mitorealista di lotta poetica
Ed è proprio da questa piattaforma che estrapolo questa
citazione, dalla Pagina Fb del blog “Scuola libertaria”:
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Ettore Fobo
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Rainer Maria Rilke
È accaduto di nuovo. Dietro
l’infausto chiacchiericcio della Storia, macchinario Leviatano, ottuso di tutte
le vacuità più alla moda, fermenta la musica della poesia ed è un tremendo
canto di guerra, per svelare il mondo aldilà di ciò che il mondo pensa di sé
stesso.
Noi mitorealisti ci riserviamo il
compito e la responsabilità di assumere su noi stessi l’inaudita violenza di
questa bellezza, covata nelle profondità di un’immaginazione che sempre si
tenta di disinnescare, attraverso i meccanismi della Cultura. Cultura sì, il
suo giogo di diamante ha smesso da tempo per noi di irradiare la sua luce,
falsa perché consumabile e mercificata. No, il pensiero, il desiderio reali- e
dunque, loro principale vettore, la poesia, non sono Cultura, sono magia,
direbbe Byron e noi mitorealisti con lui. Magia naturalis, cioè il
principio di trasformazione della materia per gli alchimisti, della Realtà, per
noi mitorealisti, enorme totem concettuale e gregario, cieco di tutti i luoghi
comuni di questo “manicomio delle idee moderne:”, in cui, per inciso, le
poetesse si fanno chiamare poete… (sic)
Attente! I posteri vi
giudicheranno, anzi a questo punto anche le postere. Ma sappiate che non ne
facciamo un problema grammaticale, ce ne infischiamo ma estetico e dunque morale.
Perché rinunciare alla s sibilante che è così bella?
Noi mitorealisti lavoriamo per un
mondo in cui ogni conformistico tic verbale di questo tipo sia bandito per la
sua bruttezza come irrimediabilmente immorale. Perciò ricordate: in italiano la parola
poeta risuona come un peto in una stanza buia. Ricordiamo Gozzano: “Io mi
vergogno/ sì mi vergogno d’esser poeta.”
Dunque “Le poesie hanno i lupi
dentro”, a volte contro, perché gli autentici poeti sanno scagliare anche
contro sé stessi, anzi a volte soprattutto contro sé stessi, i loro branchi di lupi,
come vuole l’I-Ching, fanno marciare i loro eserciti anche contro la propria
ombra. Lo spettacolo si è svolto il 20 giugno 2025, in Eterotopia a San
Giuliano Milanese. Questo è il video integrale. Grazie dell’ascolto e, naturalmente,
buona visione.
Ettore Fobo e il Laboratorio
Mitorealista
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“Guarda a fondo nel mondo davanti a te
[come fosse
il vuoto: innumerevoli spiriti santi,
[buddha- compariPubblicato da Ettore Fobo alle 06:52 0 commenti
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Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista
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Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista
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Ironia di questo dispositivo: ci
fa credere che ne va della nostra “liberazione”.»
***
Da “La volontà di sapere- Storia della sessualità 1” - Michel
Foucault- traduzione Pasquale Pasquino e Giovanna Procacci- Feltrinelli- edizione
dell’agosto 2014
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Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista
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Buona visione.
Ettore Fobo e Il Laboratorio Mitorealista
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Ettore Fobo
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Ettore Fobo e il Laboratorio
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“Chi ride è padrone del
mondo.”
Giacomo Leopardi
“Il sentimento della
gioia è il sentimento più propriamente etico.”
Gilles Deleuze
Sto vagando fra gli aforismi di
Cioran contenuti ne “Il crepuscolo dei pensieri”. Si tratta di affrontare una
delle scritture più avvolgenti, stratificate, proteiformi e infine pienamente
chiaroveggenti del Novecento. Sentenze che affiorano da un magma infuocato
sembrano prendere per mano il nostro smarrimento di bipedi automatizzati e
condurlo alla vertigine. Mi colpiscono soprattutto le riflessioni sulla
tristezza “La soglia del suicidio? Un brivido che segue una risata travolgente”,
“Persino la tristezza è un’arte”, “L’infelicità è lo stato poetico per
eccellenza”, “Che cosa significa essere poeta? Non essere distante dai propri
dolori, coincidere con la propria infelicità”.
Apparentemente nessuno può negare
la verità di queste asserzioni che fanno il paio con quelle di Balzac, “La
poesia è dolore”, e di Ceronetti “Il poeta è colui che porta in sé la pena di
tutti” e con decine (centinaia?) di altre simili.
Ecco è questo il punto. Il poeta
è certo il crogiuolo di sofferenze universali, universali dico e non
particolari, biografiche o esistenziali. È vicino al fuoco dell’essere da cui esse
scaturiscono come ombre su uno specchio. Ma per portare il peso della pena di
tutti occorre una forza enorme che il vero poeta incarna: la gioia. Per portare
il peso della pena di tutti bisogna essere gioiosi come infanti. Può apparire contraddittorio ma non lo è
affatto. Come è possibile infatti tollerare questo universo dolore d’esistere,
se al fondo non si è profondamente immuni da questo stesso dolore? Una gioia
inscalfibile che sorregge tutto il dolore del mondo, come Atlante regge il
globo terrestre e si coagula in forma e come forma splende su tutte le miserie
e le contingenze. Allora anche il dolore è solo una pantomima, come già
denunciava Pessoa: “Il poeta è un fingitore: finge che è dolore, il dolore che
davvero prova. “
La scrittura di Cioran è un
congegno che funziona ad alta intensità e a frequenze di profondità inevitabili
come un destino. La sua bacchetta di rabdomante trova soprattutto le acque
stagnanti ma ancora più a fondo un’acqua cristallina la memoria disseta. Parlando
di poesia- perlomeno in queste asserzioni perché altrove la sua sonda scova
esattamente i movimenti impercettibili del magmatico humus della poesia-
Cioran rimane un filosofo, lo scintillio del suo stile profondo non riesce ad
abbracciare l’intero periplo dello sguardo poetico, gli sfuggono le bizzarrie
della sua lingua biforcuta, ancipite e ambigua, sfuggono al suo impalcabile
radar e Cioran pare fissarsi, come tutti, sulle apparenze. Sbatte il suo genio
contro un muro del pianto, il cui cemento, però, è solo illusorio; posto che
questa illusione è composta dai detriti di tutte le verità frantumate. E dunque
ancora una volta Nietzsche: chi sa filosofare con il martello scopre al fondo
di questa universa vanità di esistere lo zampillo di una sorgente eterna. Per cui,
in un aforisma che non deve passare inosservato, Cioran scrive che Nietzsche
stesso non è nient’altro, come Pascal, che Nietzsche tra l’altro per certi
versi aborriva, un “reporter dell’eternità”. Alla bruttissima faccia di chi
continua a credere che Nietzsche sia un filosofo del nulla, un nichilista, cioè
l’ennesima piattola incrostata sullo scroto di Cronos, il Tempo.
Ettore Fobo
Pubblicato da Ettore Fobo alle 08:22 2 commenti
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Il Forum Anterem è un‘occasione speciale per incontrare amici e amiche. Ci si vede poco ma si condivide molto ed anche quest’anno la manif...