Una poesia di Cees Noteboom

giovedì 12 febbraio 2026

 


 



Questo si chiedeva l’uomo nel giardino d’inverno,
la fine della fine, cosa poteva essere?
Non gli sembrava affatto una forma di sofferenza,
guardò fuori, vide una nuvola dall’aspetto

di nuvola, grigio piombo, troppo pesante
per qualsiasi bilancia, il fico ormai spoglio
contro i sassi millenari del muro,
le oche del vicino, la loro censura,

come si doveva correggere la notte,
la grammatica dell’espropriazione, nessuno
sarà più se stesso, nessuna apparizione,
la ritirata dopo la sconfitta

ma senza una meta.



***

da “Addio” di Cees Nooteboom, traduzione di Fulvio Ferrari, Iperborea, 2020.

È morto ieri, 11 febbraio 2026, Cees Noteboom, grande poeta olandese. Di lui ho letto “Autoritratto di un altro”. Ora che “la grammatica dell’espropriazione” ha inciso il suo ultimo punto interrogativo, quale "per sempre" alita lo specchio, e quanto silenzio ora moltiplica la tua assenza, sotto l’ombra del Gigante?

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