Il Fato non dorme mai - capitolo tre: Sativa

venerdì 9 gennaio 2026

 


 


Qui il link al video su Instagram

“Il pubblico appassionato d’Arte è sempre indecente. Ammira un uomo più per il suo stile di vita che per le sue opere. Predilige soprattutto pazzi, assassini, drogati, suicidi, casi di morte per denutrizione… eppure, lo stesso pubblico appassionato d’Arte che in seguito venera uno di questi è quello STESSO pubblico che lo ha spinto a bere da matti, a dare di matto, a drogarsi da matti, perché non sopportava più la vista dei loro brutti musi o i loro modi di fare. “

Charles Bukowski

 

***

Si continua a battere sul chiodo dell’adolescenza, con una poesia scritta a 17 anni.

Adolescenza: età magnifica di pura leggenda e dura catastrofe. Nell’etimo greco età del rovesciamento e dunque della rivolta e infine della scelta. Non è da tutti viverla appieno, non tutti sanno delirare come un derviscio intorno a Eros, mentre Toth prepara le sue scritture per le pazzie di Amleto e nell’ombra Ofelia progetta il proprio suicidio,  per far contenta la platea assetata di sangue. Questa poesia è pubblicata in “Sotto una luna in polvere” e non hai mai avuto titolo, ora sì.  S’intitola come la qualità di marijuana più attivante.  L’ho intitolata perciò “Sativa” ed è dedicata a Marcello Deimo, per i motivi che lui sa.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista

 

SATIVA

 

a Marcello Deimo

 



Piano piano
elimino le mozioni
di chi mi vorrebbe
morto insepolto
o semplicemente coperto
di fuliggine in carni
sempre più scarne
per andare all’incontro
con vere ali di sabbia,
vere ali di mistero...
Non mi prostituisco
sulle acque, insomma,
potremmo vivere in un flessuoso
vagito di ossessioni e visioni
o andare preconfezionati e infetti
tra i sassi sfatti o intatti
annegare nel plancton sciamante
dagli artigli del Re Corvo.
Pipistrelli
sepolti quieti nella grotta delle nuvole
gracchianti “Muori”.
E dunque mi congelo al suolo.
Magicamente teso
alla brezza o all’ebrezza
poeta in erba o erba in poeta?

luglio 1993

 

***

da “Sotto una luna in polvere”- Ettore Fobo - Kipple Officina Libraria- maggio 2010

ps: per i prossimi video, userò un microfono, per ora scusate l’audio inadeguato.

 

Il Fato non dorme mai – capitolo due: Generazione Mezzanotte

sabato 3 gennaio 2026

 

“Ma l’eroe non teme la catastrofe, finché imperversano le sue chimere. “

Aleksandr Blok

Ricordiamo Pasolini che con il suo ultimo romanzo “Petrolio” confessa che la sua massima ambizione con quell’opera è lasciare semplicemente “qualcosa di scritto”. Ecco il mio desiderio con questo video poema “Il Fato non dorme mai”, è lasciare qualcosa di visibile, transitare nel luogo del “visto”, dove non si è più padroni di niente, finalmente perduti, naufraghi nello sguardo altrui. Vi lascio al suo secondo capitolo: si raccoglie quel si è seminato e lo si disperde nel vento. Attecchirà? Ecco il link.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista 

Quindicesimo comunicato mitorealista: "Il Fato non dorme mai- capitolo uno"

giovedì 1 gennaio 2026

 


Bisogna indossare maschere mostruose, per imprimersi nel cuore dell’umanità. “

Friedrich Nietzsche

Si scantona a un’attesa e per chi coglie l’antifona e congiura nell’ombra, si scongelano le maschere, specie le più sotterranee e infernali, perché aspro è il sentiero dell’estasi naturale,  in terra dove la dea Penuria ha issato la sua terribile malinconia fin sull’altissimo di una Croce, il despota Significante,  che solo c’inchioda alla Colpa, al Sacrificio, alla Mancanza, al Peccato, così ci rassicura con l’impietosa minaccia del Suo incanto: persino la tua vita ha senso ed è sacra, miserabile insetto! E giù quasi tutti i filosofi a darLe ragione. E gli psicologi a farne strame per i porci. Ed ecco, per dissipare le invitanti carezze dell’ oblio,  ho deciso di diffondere alcuni  miei video online. Si comincia con il video intitolato:  "Il Fato non dorme mai". Potete trovarlo su Instagram a questo link. Buona visione, buon anno e grazie dell’ascolto.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista

Premio "Erranza cosmica"

martedì 30 dicembre 2025

 


È con grande emozione che vi comunico del riconoscimento da me ottenuto al Premio Internazionale Città di Sarzana. Si tratta del Premio Speciale “Erranza cosmica”. In questa definizione critica è definita la mia poesia in maniera splendida. L’emozione è tutta raccolta fra queste parole, come sospesa. Ringrazio la Giuria del Premio  per il prestigioso riconoscimento e mi dolgo di non essere stato presente alla cerimonia di Premiazione, nel magnifico Teatro degli Impavidi di Sarzana,  per ragioni indipendenti dalla mia volontà

 

Quattordicesimo comunicato mitorealista: nuovi video de "Le poesie hanno i lupi dentro"

giovedì 25 dicembre 2025

 



Cari amici e care amiche, nell'augurarvi buon Natale, vi lascio il link allo spettacolo da me tenuto al Ristorante “La primavera”. Sono presenti anche le canzoni che lo hanno accompagnato. Grazie dell'ascolto che vorrete darmi. Buona visione.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista

L'ultimo romanzo di Lodovica San Guedoro

lunedì 22 dicembre 2025


Su "Bibbia d' Asfalto" ho pubblicato la mia riflessione sull'ultimo romanzo di Lodovica San Guedoro: "Il giardino chiuso", edito da Effigi nel settembre del 2025. Ve lo consiglio caldamente. Potete leggere il mio articolo a questo link

Una poesia di Carolina Anna Falbo

venerdì 19 dicembre 2025






La persona magra

La persona magra
scaccia la fame
dalla bocca increspata
fin giù nel palato.
Molle il palato impiastra
con membrana nequizia.
Poi le tonsille,
due ovuli lucidi penduli,
e il vello e tutta la cavità.
Le carie e i dolori
e gli appostamenti batterici,
le colonie di iodio,
la grazia dell’elio:
il senso svapora.
La persona magra,
lungo stenosi e scissioni atomiche,
spinge in giù i bocconi,
incontra i villi, gli -ismi,
non aggira e ci resta paonazza.
La persona magra
defeca come ultimativo processo
dei tarli del tempo,
e se il rubinetto incrosta calcare,
la palpebra assente della magrezza
ricuce e rimedia gli indici
del turbamento
con altro assetto.
Il senso qui
non è da cercare.
Il senso qui
non è.
La persona magra
ricorda parenti, lacerti, decapitazioni,
impiccagioni, garage
e sogni
di pareti in visione.
Le pareti sognano i sogni dei primi.
La persona magra, robusta, si empie la carne di pieghe
e di stagno.
Pesante procede,
non secerne l’umore.
La persona magra ha sempre
quel tot di corretto rancore.
La persona magra è un imbroglio.
Il senso
non c’è.
Il senso qui
non è.
Tra due seni, due segni,
due uguali maniere
di orrida significazione,
il mondo corrente, corrivo volgare -
che la persona magra vuol disattendere -
è un’industria agra
di ipocrita merda.

 

***

da “ La distrazione che ci rende dissimili”- Carolina Anna Falbo- Controluna- luglio 2025



Tredicesimo comunicato mitorealista: "Le poesie hanno i lupi dentro" al Ristorante Primavera

mercoledì 3 dicembre 2025

 


“Non sviolinate languorose, ma tremendi colpi d’ascia, suoni come boati che ti scuotono da dosso, dalla pelle e dalle palle, l’incongruità dell’inefficacia sceneggiata dal quotidiano, per riturbarti con l’oscenità necessaria del poetico: l’evidenza cioè di quanto si è ormai incapaci di vedere e udire, di sentire.”

                                                                                                                                               Gilles Deleuze

Accade che, sotto Natale, anche i mitorealisti depongano l’ascia di guerra e i lupi, nella foresta, si limitino a fissarci con i loro occhi di fiamma. Ma se accettiamo la tregua, con la riluttanza della farfalla, presa nella rete del ragno, lo facciamo per rispetto ai bambini e per far  contente tutte quelle ragazze che, intimorite da Orfeo, preferiscono gettarsi, lungimiranti, fra le braccia di Barbablù.

Lo spettacolo sarà ancora diverso, come sempre, anche stavolta con una partitura inedita, - dal vivo celebreremo l’innocenza dei lupi e non la loro sacrosanta ferocia. Possiamo. Ce l’hanno concesso. Canteremo il loro amore lupesco per una luna indifferente. Il loro ululato sveglierà la città addormentata e indurrà Pan a far scivolare le centomila ninfee etnee,  che hanno preso dimora nel cavo della sua mano, fin dentro la clessidra dove girano i secoli, per farli infine deragliare? Il sibilo di questa domanda è già una risposta.  Le mie opere edite  saranno le piattaforme che faremo detonare. In più un piccolo nucleo di poesie inedite, mai recitate  prima, una sorpresa. E qualche citazione, giusto per ricordarci che siamo in guerra.

Lo spettacolo si terrà a San Giuliano Milanese, presso il Ristorante Primavera, in via Carducci 39. Sarà sufficiente confermare la propria presenza alla cena a questa mail: mitorealismo@gmail.com

La cena si svolgerà mercoledì 17 dicembre dalle  20.00 al 21.30. Subito dopo si terrà lo spettacolo, cui potrà accedere anche chi non ha potuto partecipare alla cena che, comunque, è a prezzi molto popolari.

Grazie dell’ascolto.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista

PS: La locandina dell'evento, che potete ammirare sopra, è opera del pittore mitorealista Roberto Parravicini, a cui devo anche la definizione di "sciamano urbano":

Contro il genocidio in atto - la parola ai poeti palestinesi - terza parte

martedì 25 novembre 2025



È solo alla seconda, terza lettura, che questa poesia mi si è  rivelata in tutta la sua potenza. Da togliere il fiato. È diventata giustamente famosa in rete per raccontare al mondo lo sterminio dei palestinesi. L’autore Refaat Alareer è morto in seguito a un raid mirato dell’esercito israeliano, qualche giorno dopo averla pubblicata in rete. Ascoltiamo:



Se devo morire

Se devo morire,
tu devi vivere
per raccontare la mia storia,
per vendere le mie cose,
per comprare un pezzo di stoffa
e qualche filo
(fallo bianco, con una lunga coda),
così che un bambino, da qualche parte a Gaza,
fissando il cielo negli occhi,
aspettando suo padre che è partito tra le fiamme –
senza dire addio a nessuno,
neanche alla sua carne,
neanche a se stesso,
veda l’aquilone, il mio aquilone che hai fatto tu, volare alto.
e pensi, per un momento, che lassù ci sia un angelo
che riporta l’amore.
Se devo morire,
che porti speranza,
che sia una storia.

***

da “Il loro grido è la mia voce – Poesie da Gaza- Autori Vari- Fazi Editore 2025

 

Dodicesimo comunicato mitorealista

domenica 23 novembre 2025

 


È notizia di qualche giorno fa che un poeta mitorealista, presente nell’antologia del Movimento, "Fiori del Caos", Carlo Gregorio Bellinvia, è risultato finalista al Premio Lorenzo Montano, con il poema in prosa "bacon fast food", edito dall' Edizioni  Centro Scritture. Ci congratuliamo con Carlo per questo straordinario risultato.

Ettore Fobo e  il Laboratorio Mitorealista

Premio Lorenzo Montano 2025

giovedì 13 novembre 2025



Sono onorato dell’ennesimo risultato di prestigio ottenuto al Premio Lorenzo Montano dove il mio poema  inedito “Le poesie hanno i lupi dentro” ha ricevuto una SegnalazioneSpeciale. Il poema, pur conservando lo stesso titolo, è assai diverso dallo spettacolo che sto portando in giro e di cui esistono tre registrazioni su YouTube.

Sono felice dell’opportunità di leggere alcune delle poesie contenute nel poema, in occasione del Forum Anterem, che si terrà a Verona la prossima primavera. Ciò mi permetterà di rivedere molti amici e, come sempre, di conoscerne di nuovi. Ringrazio la Giuria per la rinnovata stima. 

Ettore Fobo



 

Undicesimo comunicato mitorealista

lunedì 10 novembre 2025

 



L'orrore prosegue, sempre più mostruoso." Solo un dio ci può salvare" dice Heidegger. Ora ne abbiamo la certezza: non è quello di Abramo, Isacco e Giacobbe, di cui si gloriano di essere grandi amici, in tv, i gerarchi sionisti e il leader fantoccio degli Evangelicali, quello con la faccia rossa e con il parrucchino arancione. Ecco a voi una lettura mitorealista della Storia.

Solidarietà e umana vicinanza alla procuratrice dell'esercito israeliano, che per puro amore della verità, consapevole dei rischi che ciò comportava, ha reso possibile la diffusione dei video delle torture, compiute dai lacchè dei gerarchi sionisti di cui sopra, a un detenuto palestinese, morto a causa delle stesse. Questa procuratrice si chiama Yifat Tomer Yerushalmi (nella foto sopra). Condannata per qualcosa tipo alto tradimento, si trova ora agli arresti domiciliari, in un clima impossibile. È notizia delle ultime ore che abbia tentato il suicidio con un abuso di farmaci. A lei il nostro sostegno. Qui la vicenda completa.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista


Contro il genocidio in atto - la parola ai poeti palestinesi - parte seconda

mercoledì 5 novembre 2025

 


 


La popolazione di Gaza è composta soprattutto da gente giovane: bambini, adolescenti, ragazzi. Diamo dunque la parola a uno di loro, il giovane poeta  Haidar al-Ghazali, classe 2004, e al suo diario di bordo di uno sterminio, alla sua cronaca di un genocidio. La poesia s’intitola 26/08/2024. Buona lettura.

 



Ti hanno uccisa come si uccidono le farfalle,
e l’alba ha pregato per te,
poiché da una fossetta sulla tua guancia sorge il giorno.
Ti hanno uccisa, affinché l’aurora non torni mai più,
affinché restiamo al buio, senza vedere.
Hanno detto che minacciavi il paese,
con una cintura esplosiva in vita.
Solo io sapevo
quanto amavi
le cinture di rosa.

***

Haidar al-Ghazali

 

da “Il loro grido è la mia voce”- poesie da Gaza – Autori Vari – Fazi Editore- 2025

Una poesia di Maria Cardamone tratta da “Fiori del Caos”

giovedì 30 ottobre 2025

 



 

Pubblico in questa sede,  per dimostrare che il Mitorealismo del Sottosuolo è sensibile a tutte le suggestioni metafisiche reali e autentiche,  la poesia-preghiera di Maria Cardamone, rivolta a Gesù Cristo. La dedico idealmente ai sopravvissuti dell’orrendo sterminio dei palestinesi a Gaza. Ecco il link al blog dell'autrice treccenere. La poesia è senza titolo. 

 

***

 



Rabbi,
dovevano piacerti molto gli ulivi,
i monti, le caverne,
le barche di pescatori,
le maree.
Ti commuoveva mai il tramonto su Gerusalemme?
Cosa hai sentito vedendo per la prima volta il Tempio?
Cosa vedevi tu nella luna?
C’erano favole nella tua infanzia, o solo verità?
Ti sei adirato all’ingiustizia dei cuori avvelenati?
Hai sentito la violenza e la disgrazia di chi rovina i sogni suoi e
altrui?
Chissà che peso avevano i tuoi piedi sul terreno,
quando ti allontanavi dalla folla. Se li riempivi di pensiero.
E nelle folle, chissà con che portamento facevi silenzio.
Per quanto tempo hai taciuto quando hai capito del tradimento?
Forse ti ha insegnato a tacere Maria, che serbava le cose meditandole
nel suo cuore.
Come hai fatto a meno di consolazione, di essere compreso?
Con che sentimento nel cuore ‒ vedendo oltre ‒
hai rinunciato a quei capelli di donna? al suo profumo?
Hai pianto? Allora, rinunciando, hai pianto?
Piangevi anche tu, sì, non per la morte di uno, quanto per
la mancanza che gli altri sentono
quando dubitano della vitalità perenne dello spirito.
Rabbi, hai detto non giurate,
ma sia il vostro sì un sì,
il vostro no un no,
e qui c’impongono di giurare
con la mano sul testo.
Hai detto non chiamate nessuno “buono”,
ma qui ci danno favole di perfezione
su cui accusare gli altri o se stessi,
su cui fingersi buoni o giustizieri.
Rabbi, la paura della morte sta dilagando più rapidamente
della giusta paura di una falsa e violenta vita.
Hai detto che tornerai,
e non può essere l’unica cosa sbagliata tra tutte queste vere.
Parleremo presto di queste cose?
Ti mostrerò le pietre che ho raccolto per strada.

***

Da “Fiori del Caos"- antologia mitorealista a cura di Ettore Fobo- Kipple Officina Libraria,febbraio 2023

Recensione di “Canti d’Amnios”, a cura di Susanna Musetti

sabato 18 ottobre 2025


 


Pubblico in questa sede la recensione fatta da Susanna Musetti, presidente del Premio Internazionale Città di Sarzana, alla mia silloge “Canti d’ Amnios”, pubblicata nel 2020 dalla Casa editrice Montedit.  La silloge è stata finalista a questo  Premio nell’edizione del 2022. La recensione è così accurata, colta e sentita,   che io mi sono entusiasmato e infine commosso. Qui un link per acquistare il libro. Buona lettura.

Ettore Fobo 

***

Nel grembo oscuro della parola

A Cura di Susanna Musetti

Ci sono libri che non si leggono, ma si attraversano come stanze oscure, come sogni a ritroso, come camere d’eco della coscienza. Canti d’Amnios di Ettore Fobo è uno di questi. Non si tratta

semplicemente di poesia: è un viaggio esoterico, una trance verbale, un labirinto metafisico che prende il lettore e lo trascina nell’“amnios” stesso della lingua, nel suo liquido amniotico primordiale.

La poesia di Ettore si muove come un’entità autonoma, simile a quelle “forme senza custode” di cui parla lui stesso, e che evocano il “pensiero che danza” di René Char. Ogni verso è un fremito, una

pulsazione che si propaga come un’onda nel vuoto, come un sussurro che attraversa l’ombra. Il poeta si pone al crocevia fra esistenzialismo e mistica negativa, dove l’assenza diventa sostanza e il nulla è grembo.

Fin dalle prime poesie, come Vertigine e Adolescenza, si ha la sensazione di leggere non parole, ma visioni o, meglio, residui di visioni. “Come quando sulla punta dell’addio / germoglia il ritorno” scrive ed è impossibile non pensare alla poetica dell’istante di Rilke, alla sua “Wendung”, quella torsione ontologica che trasforma il dolore in forma e la forma in conoscenza.

Ettore è colto, certo, ma non è mai pretenzioso. I suoi testi traboccano di riferimenti impliciti: Borges (a cui dedica un testo esplicito e straordinario), Pessoa, Eliot, Mark Strand, Lautréamont, Corbière, ma anche Rimbaud, che “è ancora qui”, come un nume tutelare dietro il sipario. È come se ogni poesia si muovesse nell’alveo di una grande costellazione letteraria, eppure la voce è unica, riconoscibile, lacerata, intima.

In Sette movimenti notturni e Salvezza, la parola si fa ferita, cosmo, pianto e danza. C’è una continua tensione tra pathos e pensiero, tra oracolo e confessione. In questo senso, la raccolta potrebbe

leggersi accanto a Fari nella tempesta di Paul Celan, non solo per l’uso rarefatto della lingua, ma per il continuo confronto con l’impossibile: “la verità è che la mente umana è nulla, un piccolo nulla provinciale”.

In testi come Manifesto o Scacco matto, emerge la vena più ironica e provocatoria di Ettore. Qui il poeta si pone come outsider del mercato letterario, nemico delle “azalee” e della “grazia”: vuole seminare tempeste, incendiare il silenzio, riportare la poesia alla sua funzione arcaica di gesto insurrezionale, di atto sciamanico. “Ho bevuto l’incendio dei millenni” scrive e sembra rispondere, a distanza, all’“ho visto le più belle menti della mia generazione distrutte dalla pazzia” di Ginsberg.

Ma la sua è una pazzia controllata, direbbe Foucault, una follia che conosce bene i propri strumenti e che si serve della maschera per scardinare la realtà.

Un intero ciclo della raccolta si muove nel vuoto post-metafisico. In io, Dio, network, Ettore dichiara la sua estraneità al rumore di fondo del nostro tempo. È un poeta disconnesso, “idiota e selvaggio”, come Thoreau, come Artaud, come chiunque abbia provato a restare umano nel cuore della tempesta. Non ha account, non ha risposte. Eppure, è proprio questa “nudità primigenia” che gli consente di articolare un discorso poetico non conciliante, radicale, necessario.

L'ultimo componimento, Senza parole, è la chiusa perfetta: un commiato dal logos, una resa al mistero, un invito alla sparizione come forma suprema di poesia.

 

Canti d’Amnios è una raccolta che si legge a occhi chiusi, con l’orecchio interiore. Non si offre al consumo rapido, non cerca l’applauso. Esige tempo, ascolto, disarmo. È un’opera liminare, che interroga più che spiegare, che canta più che dichiarare.

Come scrive Ettore stesso:


“Non piango perché mi urge un canto,/ non canto perché mi urge l’immenso.”

In questo immenso ci perdiamo. E ringraziamo di poterlo fare con un poeta così autentico.

 


 

Per una mobilitazione generale

sabato 4 ottobre 2025

 





Qualche giorno fa K8inka, - al secolo Francesca Cristiani- illustratrice e disegnatrice di fumetti, auspicava sul suo profillo FB che il nostro addormentato paese, da sempre o quasi refrattario a svegliarsi, a seguito delle orribili vicende di Gaza, uscisse dal suo ottuso e cinico torpore. Ora sembra che qualcosa stia accadendo. Riporto integralmente il suo intervento e la ringrazio dell’opportunità di pubblicarlo. Finirà tutto in una bolla di sapone? Nelle ultime righe K8inka abbozza un tentativo di spiegazione per l’atavica apatia degli italiani. Vi lascio alle sue parole non prima di aver ricordato il suo profilo Instagram e Facebook. Grazie dell’ascolto.



“Prova a immaginare
La Folla Inferocita.
È questo che puntualizzavo.
L'umanità non può cancellare la propria Bestialità
Siamo pur sempre nell'ordine Naturale come
Animali.
Ma possiamo guidarla e renderla unita
Cambiare le cose
Con la "Gioia".
Non so se mi spiego
Hai presente i cortei contro il Coso Arancione
In USA degli ultimi mesi?
Ecco
Quelli
Dovrebbero essere i nostri esempi
E stanno facendo una grossa differenza lì
L'attuale amministrazione è in enormi difficoltà.
Possiamo farlo anche noi
In Italia
Se mettiamo a tacere il nostro tipico Disfattismo.”

(Francesca Cristiani aka  K8inka)



Contro il genocidio in atto – la parola ai poeti palestinesi - parte prima

domenica 28 settembre 2025

 


Per dirla in modo semplice penso che la poesia sia il modo più efficace per raccontare le cose del mondo. Così anche per raccontare il grido di dolore che sta divampando a Gaza, non c’è modo migliore che ascoltare i poeti, gli unici che possono, nella loro  marginalità di  spettri vaganti per una landa buia e terribile, testimoniare la mostruosità che ha colpito la loro terra e più in generale questo pianeta. La parola al poeta palestinese Yousef Elqedra (in foto). La poesia è senza titolo:



Posso scrivere una poesia
con il sangue che sgorga
con le lacrime, con la polvere nel mio petto
con i denti della ruspa, con le membra smembrate,
con le macerie dell’edificio, con il sudore della protezione
civile,
con le urla delle donne e dei bambini,
con il suono delle ambulanze, con i resti di un albero che amo,
con tutti questi volti che cercano i loro dispersi,
con la voce del bambino Anas sotto le macerie che dice:
“ Sono ancora vivo”,
con i corpi senza lineamenti
con l’attesa, l’attesa, e ancora l’attesa!
Posso scrivere una poesia con il fragore del tradimento,
con il silenzio nudo,
con la neutralità viscosa, con l’impotenza svelata,
con il servilismo verso l’America.
Cosa può una poesia?
***
 
Yousef Elqedra

***

da “Il loro grido è la mia voce- poesie da Gaza”- autori vari - Fazi Editore - 2025

Decimo comunicato mitorealista

martedì 23 settembre 2025

 



“Io mi contraddico sì mi contraddico./ Contengo moltitudini.”

Walt Whitman

In aperta e decisiva contraddizione- che il destino poi rivelerà solo apparente- con quanto enunciato nel primo Manifesto, ancora secretato per ragioni strategiche - il Mitorealismo rifiuta il lavoro come coercizione malsana, come ricatto, come punizione biblica e innalza il lavorio, questa estenuante ricerca di sé stessi, per vivere pienamente anche la propria perdita. Perelà passeggia sul filo di Arianna di mille capitomboli. Il suo crollo porterà, finalmente, anche Godot alla pazzia e allora le energie cosmiche del primo grido germoglieranno anche dalle nuche degli spaventapasseri non laureati.   Per quanto detto, su suggerimento di Alex Tonelli, mitorealista della prima ora, si deve ritenere modificato il seguente passaggio:

 

“ Il Mitorealismo del Sottosuolo è un movimento poetico, filosofico, artistico, scientifico, fantascientifico, che si realizza all’interno dei dettami della Costituzione italiana, di cui rispetta i valori ma è espressione della Nazione Oscura Caotica, stato immaginario che si configura come il non luogo di tutte le connessioni in atto. Rispettare i valori è dunque un atto puramente parodistico e ironico.”

No, noi ora lo diciamo più recisamente e senza inutili sdolcinatezze verso questi feticci, rifiutando il lavoro, non possiamo accettare una Repubblica fondata su di esso.

Ripudiamo dunque ufficialmente la Costituzione della Repubblica italiana, e rivendicando il nostro originario stato di apolidi,   accettiamo- ironice sed sub specie aeternitatis-  solo la Costituzione della Nazione Oscura Caotica,  in attesa però di ulteriori sviluppi. Bene, dall’infinito è tutto. Grazie dell’ascolto.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista

Nono comunicato mitorealista

lunedì 15 settembre 2025

Cambiano i papi ma la sostanza non cambia: “Fight the real enemy”. Grazie Sinead, dal profondo dell’eternità.

Ettore Fobo e il Laboratorio Mitorealista



Chiudiamo le scuole!

domenica 7 settembre 2025



'L'educazione, con il suo sistema di supporto di istruzione obbligatoria e competitiva, tutte le sue carote e bastoni, i suoi voti, diplomi e credenziali, ora mi sembra forse la più autoritaria e pericolosa di tutte le invenzioni sociali dell'umanità. È la base più profonda dello stato schiavista moderno e globale, in cui la maggior parte delle persone si sente nulla di più che produttori, consumatori, spettatori e ‘fan’, spinti sempre di più, in tutte le parti della loro vita, dall'avidità, dall'invidia e dalla paura. La mia preoccupazione non è migliorare l’‘educazione’, ma eliminarla, porre fine all'orrenda e disumana attività di plasmare le persone e lasciare che le persone si plasmino da sole' (John Holt).”

Questo brano è estratto dalla pagina FB del blog Scuola Libertaria. Diciamolo con loro forte e chiaro: “Ogni pedagogia è pedagogia nera.” Liberiamocene. Liberiamoci dalla funesta idea che dobbiamo insegnare a esistere ai bambini e agli adolescenti, perpetuando nient’altro che il meccanismo che ci ha stritolati. Il discorso è molto complesso. Vi rimando all’eccezionale pamphlet di Angelo Giglia “Perché dobbiamo abolire la scuola”. E con lui e con Giovanni Papini, con Alice Miller, con John Holt, con Ivan Illich, gridiamo forte, con tutto il fiato che abbiamo in corpo – ma prima soffiamo via tutte le ripugnanti credenze che fanno della Scuola il tempio per eccellenza della nostra società di analfabeti con sette lauree- ebbene, gridiamolo così forte da sgretolare financo le mura di questo carcere:

CHIUDIAMO LE SCUOLE!